La storia ostinata del discesista che ha inaugurato le gare da medaglia: sulla pista dello Stelvio era caduto rovinosamente nel 2018. E poi ancora giovedì in prova. «Come mai sono tornato? Sono un po’ psicopatico»
Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.
L’austriaco Daniel Hemetsberger è stato il primo atleta di questi Giochi a scendere per una medaglia: erano le 11.30 di sabato 7 febbraio, e lui aveva il pettorale numero 1. La visuale sulla Stelvio in quel momento era ancora buona: per tutti ma non per lui. Hemetsberger è sceso con un occhio talmente gonfio che non riusciva a vedere metà pista. Eppure non ha pensato neanche per un attimo di arrendersi. Queste sono le Olimpiadi, e lui è un duro. Un discesista.
Giovedì, nella prima prova sulla tremenda pista dello Stelvio, Hemetsberger era caduto durante la fase di volo, aveva perso il casco, sbattuto violentemente la testa, e la rete esterna gli era finita dritta in faccia: si era rotto il naso e uno zigomo, e si era ferito a una gamba. Nonostante il violento impatto, Hemetsberger era riuscito a rimettersi in piedi senza assistenza e a raggiungere il traguardo da solo. Era arrivato con la faccia tutta insanguinata.
«Sto relativamente bene. Grazie a Dio non ho perso conoscenza e ho vissuto l'intero incidente in diretta. Ricordo ancora tutto. È una buona cosa, perché ho sbattuto la testa davvero forte. La cosa fastidiosa è stata che la rete esterna mi è finita dritta in faccia. Dopo una caduta del genere all'inizio non si sente molto, poi vedremo. La cosa positiva è che non posso rompermi il legamento crociato, perché non ne ho più», aveva detto allegro.
Idem per i denti: li ha persi tutti in un’altra caduta, dieci anni fa. «Non so come abbia fatto il casco ad aprirsi. Il paradenti, in compenso, ha dimostrato la sua efficacia. L'ho morso forte, altrimenti avrei perso i denti di nuovo". Niente sembra abbatterlo. "Per fortuna si è aperto l'airbag. Il mio piede destro è un po' storto e mi fa ancora male, ma dovrebbe andare tutto bene", aveva detto ottimista. Anche se, parlando con il medico di turno sulla pista, aveva lamentato un leggero mal di testa. Capirai. Hemetsberger era più che altro molto seccato per la caduta. "Ho fatto la stessa stupidaggine di Kitzbühel. Puoi sbagliare una volta, ma non due. Perché allora sei un idiota, e questo mi dà davvero fastidio".
Oggi, un’ora prima del via, quando si è presentato in alto per le operazioni di partenza, Hemetsberger aveva una faccia un po' problematica: era molto gonfio sotto l'occhio, quindi non ci vedeva molto bene dalla parte sinistra. "Però a destra va tutto bene", non faceva che ripetere a tutti quelli che gli si avvicinavano preoccupati. "Tutti quelli che mi vedono mi chiedono: Posso fare una foto?", scherzava. Proprio sulla Stelvio Daniel si era rotto il legamento crociato anteriore. Nel 2018. "Come ho fatto ad avere il coraggio di tornare? Io sono un po’ psicopatico", scherzava prima di buttarsi per l’ennesima volta. Poi non ha più pensato a niente, se non a volare. E quando non vedeva bene, ha tirato al massimo: sono o non sono le Olimpiadi? Quando ha tagliato il traguardo, sano e salvo, ha alzato le braccia al cielo, in fondo aveva il miglior tempo. E ha strizzato l’occhio buono, quello destro, di un bel blu. Quando sono scesi tutti gli altri Daniel Hemetsberger ha guardato il tabellone e ha visto che aveva chiuso la sua discesa olimpica al settimo posto, a 97 centesimi dall’oro. Ammaccato, ma unico.
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