Da Meta a Microsoft, fino a Epic Games, Nvidia e realtà meno note come Roblox e The Sandbox: la bandiera a stelle e strisce è piantata in profondità nel metaverso, grazie ai numerosi colossi digitali e del gaming che stanno scommettendo sulla prossima incarnazione di internet.

Nella grande mappa troviamo però anche la Corea del Sud, dove ha sede il social network tridimensionale Zepeto, il Giappone, con l’ormai classico Animal Crossing di Nintendo, e una serie di progetti legati alle criptovalute dalla più difficile collocazione (Decentraland, per esempio, dichiara il suo quartier generale a Genesis City, Metaverso).

Se questo mondo digitale (spesso ma non necessariamente in realtà virtuale) in cui socializzare, giocare, lavorare e fare shopping sotto forma di avatar rappresenta la più ambiziosa e promettente scommessa per il futuro della tecnologia, dov’è la Cina? Nonostante dalle nostre parti abbiano trovato meno spazio mediatico, i colossi di Pechino e Shenzhen non sono rimasti a guardare mentre Mark Zuckerberg e gli altri campioni della Silicon Valley iniziavano a dare forma ai mondi virtuali che, collettivamente, prendono il nome di metaverso.

TikToker nel metaverso

Bytedance, proprietario di TikTok, nel 2021 ha prima acquistato la compagnia di videogiochi Moonton per quattro miliardi di dollari e poi la società produttrice di visori per la realtà virtuale Pico Interactive (al prezzo di 772 milioni).

Due mosse strategiche che segnalano chiaramente la volontà di Bytedance di diventare una protagonista di questi mondi virtuali, puntando probabilmente sugli aspetti più d’intrattenimento. Lo stesso sembra voler fare NetEase, la seconda più importante società di videogiochi cinese che secondo il suo amministratore delegato Ding Lei «è pronta a ogni livello tecnologico» e «in grado di correre più veloce di tutti non appena sarà il momento».

Una questione di etichetta

Il momento potrebbe però essere già giunto, considerando che lo scorso dicembre il colosso dei motori di ricerca Baidu ha presentato la sua piattaforma per il metaverso Xi Rang (traducibile in “terra della speranza”): un ambiente virtuale e aperto simile a quelli occidentali, in cui quindi vagare con il proprio avatar per socializzare, partecipare a eventi, fare acquisti e altro. Le prime esperienze non devono però essere state particolarmente convincenti: la piattaforma è stata criticata sui social network per l’esperienza “poco immersiva” e per la grafica un po’ troppo grezza (come si può vedere anche nei video pubblicati su YouTube).

Completamente diverso è l’approccio di Tencent, da molti considerato il cavallo su cui puntare in quanto proprietaria della superapp WeChat (la cui enorme gamma di applicazioni la rende un ideale ponte con il metaverso) e in quanto maggiore società di videogiochi al mondo.

Eppure il presidente di Tencent Martin Lau ha recentemente affermato di non amare l’etichetta “metaverso” (nonostante abbia registrato alcuni marchi con questo nome, probabilmente per non farseli soffiare) e di preferire termini come “all-real internet" e “hyper digital reality”: «Crediamo che tutto ciò che può rendere il mondo virtuale più reale e arricchire quello reale con esperienze virtuali sia qualcosa che potrebbe effettivamente diventare parte di questo nuovo ecosistema», ha dichiarato Lau parlando con gli azionisti.

Indirettamente

Al di là della battaglia sulle etichette (che Tencent è destinata a perdere), la società di Shenzhen potrebbe quindi puntare non solo sui dispositivi in realtà virtuale (che immergono completamente l’utente in un mondo digitale), ma anche su quelli in realtà aumentata (che permettono di sovrapporre elementi digitali al mondo fisico). Proprio a questo scopo, Tencent ha da pochissimo acquistato la società Black Shark, che ha annunciato di voler concentrare la sua attività sulla produzione di visori per la realtà virtuale e aumentata.

I colossi cinesi sono presenti nel metaverso anche indirettamente: sempre Tencent possiede il 40 per cento di Epic Games (proprietaria del fenomeno del gaming online Fortnite) e ha investito nel mondo digitale di Roblox (200 milioni di utenti), Xiaomi ha finanziato la società produttrice di ambienti in realtà virtuale Sky Limit e Alibaba si è invece distinta scommettendo su Sandbox VR, società californiana di esperienze di realtà virtuale in presenza (in poche parole: sale giochi).

Restare razionali

La febbre da metaverso ha quindi colpito anche la Cina, dove mille società hanno registrato nel corso del 2021 oltre 7mila marchi collegati al settore (al punto che l’ufficio brevetti ha smesso di accettarli) e il totale degli investimenti nei soli ultimi tre mesi del 2021 ha raggiunto quota 1,6 miliardi di dollari.

Per avere un termine di paragone, nell’intero 2020 il settore della realtà virtuale e aumentata aveva ricevuto finanziamenti per 300 milioni di dollari. «Investitori e gestori di fondi che non mi parlavano da anni all’improvviso hanno ripreso a scrivermi: tutti vogliono discutere del metaverso», ha spiegato alla Reuters Pan Bohang, fondatore di VHome, startup specializzata in piattaforme di realtà virtuale.

D’altra parte, secondo un’analisi di Bloomberg Professional Services, il mercato globale del metaverso è destinato a raggiungere un valore pari a 800 miliardi di dollari già nel 2024 (altre stime, che circoscrivono maggiormente il settore, sono però molto più prudenti). Che tutto ciò stia avvenendo in un àmbito che esiste solo a livello embrionale, che ancora non si sa come evolverà, da quale economia sarà retto e che comunque prenderà forma compiuta solo tra 5/10 anni ha inevitabilmente messo in allerta il partito comunista.

Il quotidiano ufficiale del partito ha lanciato un monito contro quella che viene considerata una bolla speculativa, affermando che «bisogna restare razionali durante la mania del metaverso» e sottolineando i rischi per gli investitori meno esperti di restare col cerino in mano. Gli ha fatto eco anche la principale testata economica del paese, l’Economic daily, che ha definito il metaverso un concetto “immaturo” che richiede sviluppo e investimenti di lungo termine.

Il pericolo dei videogiochi

Che Pechino abbia messo in guardia i cittadini dai rischi finanziari e in generale non abbia particolare simpatia per il metaverso non dovrebbe stupire, considerando il ruolo centrale che qui potrebbero avere le detestate criptovalute e altri strumenti da “far west finanziario” come gli Nft (il certificato d’autenticità dei beni digitali salvato su blockchain), la speculazione sulla vendita di terreni digitali che, per esempio, ha fatto le fortune di Decentraland (dove un appezzamento destinato a diventare un centro commerciale virtuale è stato recentemente acquistato per 900mila dollari) o addirittura la GameFi, la finanza dei videogiochi che consente di guadagnare partecipando a giochi di ruolo online. Queste caratteristiche fondanti di alcune piattaforme del metaverso occidentale sicuramente saranno (e già in parte sono) vietate in Cina.

Gli ostacoli alla diffusione in Cina di questo mondo virtuale, destinato a integrare una parte crescente della quotidianità, vanno però oltre gli aspetti speculativi. Negli ultimi mesi, il presidente Xi Jinping ha infatti cercato di ridurre l’importanza dei social media e dei videogiochi nella vita dei suoi cittadini: l’utilizzo dei videogiochi è stato limitato a non più di un’ora al giorno dal venerdì alla domenica, mentre è stata duramente denunciata la “cultura delle celebrità” che imperversa sui social media.  In tutto questo, il partito ha apertamente incoraggiato i giovani a impegnarsi in attività sportive all’aria aperta.

Sorvegliare i cittadini

L’attitudine complessiva del governo cinese, insomma, sembra essere in netta controtendenza rispetto a un metaverso che prevede di immergerci sempre più a lungo in un mondo esclusivamente virtuale. Una contrarietà che, è il timore dei colossi tech cinesi, potrebbe gravemente azzoppare lo sviluppo di questa nuova frontiera digitale.

Tutto questo, dando per scontato che il metaverso cinese, così come già avviene con internet, sarà nettamente separato da quello occidentale e verrà rigidamente controllato. Vale però la pena di segnalare una cosa: il metaverso offre enormi opportunità in termini di raccolta dati e sorveglianza dei cittadini. Più la nostra vita si trasferisce online, più diventa facile registrare, monitorare e controllare ogni conversazione e ogni tipo di abitudine e comportamento. E forse questo è l’unico aspetto del metaverso che Xi Jinping potrebbe davvero apprezzare.

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