Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi si schierano contro la sospensione o le modifiche sostanziali al sistema Ets dell'Ue.

Si parla dell’Emissions trading system, il sistema europeo di scambio delle emissioni in vigore dal 2005 e considerato il pilastro economico della strategia verde dell’Unione. Il meccanismo si basa sul principio “chi inquina paga”: l’Ue stabilisce un tetto massimo alle emissioni dei settori più inquinanti, come energia e industria pesante, e assegna quote di CO₂ alle aziende.

Chi supera il limite deve acquistare permessi sul mercato, mentre chi emette meno può venderli. Nel tempo il tetto si riduce progressivamente, rendendo più costoso inquinare e incentivando investimenti in tecnologie pulite. Nei settori coperti dal sistema, le emissioni sono già diminuite di circa il 50 per cento rispetto ai livelli del 2005.

L’Italia ha chiesto a Bruxelles la sospensione temporanea dell’Ets fino alla sua revisione, sostenendo che il sistema, così com’è oggi, rappresenti «una tassa» per le imprese energivore europee e riduca la competitività industriale.
Arriva ora la risposta di otto paesi, in un non paper congiunto, redatto anche in vista del Consiglio europeo della prossima settimana. Gli otto stati affermano che «apportare modifiche fondamentali al sistema Ets, mettendo in discussione lo strumento stesso o sospendendolo, costituirebbe un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali del prezzo del carbonio che sono alla base degli investimenti e della stabilità del mercato».

Secondo gli otto Stati membri questo «distorcerebbe le condizioni di parità, penalizzerebbe drasticamente i primi operatori che hanno già investito nella decarbonizzazione, rallenterebbe gli investimenti futuri e comprometterebbe la trasformazione in corso dei sistemi economici e finanziari verso modelli competitivi, equi e sostenibili».

Ok, tuttavia, a «adeguamenti mirati al sistema che contribuiscano a preservarne la stabilità nei periodi di volatilità e non ne compromettano lo scopo».

Dopo aver ribadito l’importanza della decarbonizzazione dell'economia e il ruolo degli Ets in questo processo, gli otto paesi scrivono: «L'industria e i mercati energetici europei necessitano di un quadro normativo stabile che guidi e sblocchi gli investimenti necessari». «Un prezzo del carbonio solido e prevedibile è un segnale chiave per mobilitare capitali verso tecnologie pulite e sostenere la trasformazione dei processi produttivi, un settore in cui l'industria europea vanta notevoli punti di forza». Inoltre, migliorare la struttura e il funzionamento dell'Ets «rimane una priorità al fine di aumentarne l'efficienza e la stabilità».

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