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È un momento importante per i Fridays for Future italiani, che oggi si riprendono le piazze nella Giornata mondiale di azione per il clima, con distanziamento, mascherine e consapevolezza del momento. Da un lato, le preoccupazioni e i concetti che spingono da anni sono diventati patrimonio della politica italiana ed europea. «Oggi c'è un ministero della Transizione ecologica, due anni fa nessuno sapeva nemmeno cosa fosse la transizione ecologica», dice Filippo Sotgiu, attivista ventenne sardo di base a Roma, dove studia matematica. Dall'altro però siamo ancora in un momento acuto della pandemia.

Nei mesi in cui si dovrà mettere a punto il Piano nazionale di ripresa e resilienza la sfera pubblica è inevitabilmente tutta presa a parlare di vaccini e ripartenza. Viviamo gli effetti di quella che un'altra attivista, Martina Comparelli, 27 anni, definisce «limited pool of worry», l'insieme limitato delle cose di cui collettivamente riusciamo a occuparci con urgenza.

Sotgiu e Comparelli fanno parte della rosa di sei portavoce che il movimento ha appena eletto. Lo scopo è controllare il messaggio e soprattutto uscire dalla bolla. Ora che i loro temi finalmente sono riusciti a uscire dalla sfera dell'ambientalismo militante, è giunto il momento che lo facciano anche loro, pure per andare in televisione, se necessario. «Volevate delle facce? Ve le stiamo dando, la Next Generation di cui parlate è questa, siamo noi», sintetizza Comparelli.

La funzione che hanno scelto in questa fase di transizione ecologica è vigilare. Per questo motivo lo slogan globale dello sciopero è molto adatto al contesto nazionale: basta false promesse.

La vigilanza sulla transizione ecologica

Oltre a Comparelli e Sotgiu, gli altri portavoce sono Giovanni Mori, ingegnere energetico, 27 anni, Brescia, Michela Spina, 24 anni, molisana e studentessa a Napoli, Laura Vallaro, studentessa di scienze forestali a Torino, e la giovanissima Lavinia Iovino, romana, 14 anni.

È proprio Iovino a sintetizzare il senso della vigilanza durante la transizione ecologica, con una lucidità che dà ragione a Letta e alla sua proposta di estendere il voto ai sedicenni: «Vogliamo essere più vicini alle istituzioni, senza perdere il nostro spirito. Prima eravamo solo un movimento di giovani che scendevano in piazza per chiedere azione, ora vogliamo portare il nostro messaggio e i nostri contenuti dentro la politica. Un incontro con il ministro Cingolani lo pretendiamo».

Dopo aver portato milioni di ragazze e ragazzi in piazza, i Fridays hanno usato in modo saggio la pandemia e le restrizioni, che limitando le piazze hanno anche tolto ossigeno vitale e trazione al movimento.

«Quando ci rapportiamo alla politica, serve una voce da portare», conferma Sotgiu, «Le piazze ci servono a questo, presentarci in rappresentanza di una massa. Alla fine lo scopo ultimo di Fridays è rendere politicamente conveniente fare la cosa giusta, e ci si arriva solo cambiando l'opinione pubblica».

Nel nuovo, complicato scenario di mobilità ridotta dell'ultimo anno i Fridays italiani però sono riusciti a fare rete con la ricerca italiana, hanno studiato e sono entrati nella fase propositiva, con la piattaforma di richieste Ritorno al futuro, presentata già nella prima fase della pandemia e poi nell'incontro - simbolico ma infruttuoso - con Giuseppe Conte agli Stati Generali.

Contro il greenwashing

Martina Comparelli ha costruito il suo percorso di attivista a Milano e vede la svolta ambientalista di Sala come il segnale di un cambiamento del contesto e di come i Fridays for Future ci si devono rapportare. «Noi abbiamo sempre polemizzato col sindaco proprio sul greenwashing ambientale, ci ha chiamato "ambientalisti del no", ci ha deriso, ci ha fatto passare per quello che non siamo. Ora che aderisce ai Verdi europei anche il nostro ruolo cambia, dobbiamo controllare che non svuoti le nostre battaglie».

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La prima fase era: spingere i temi ambientali nel dibattito politico, dal quale erano pressoché assenti. La seconda fase è: controllare che i temi vengano affrontati nel modo corretto, vigilare sul greenwashing politico, la spruzzata di verde che fa sprecare la risorsa più preziosa e limitata dell'azione climatica: il tempo.

«Cingolani ha detto cose sensate ma anche castronerie», dice Mori, che con la sua esperienza di consulente ambientale diventerà la voce energetica del movimento. «È positivo che parli di debito ecologico, ma come può dire di puntare sulla fusione nucleare, che, se va bene, produrrà il primo kWh nel 2035? E la sua frase sulla dismissione delle batterie è assurda, ci riporta indietro, perché non si parla invece dei relitti del petrolio e del gas? Cosa faremo di quelli?».

Il ruolo dei portavoce e del movimento sarà martellare, stanare e mettere in discussione l'ambientalismo di governo e di sistema della stagione Draghi, una fase politica nella quale sembra che avere un ministero della transizione ecologica sia un risultato in sé e non un punto di partenza.

C'è anche la difficoltà di confrontarsi con un governo dal profilo mediatico più basso del precedente: «Lo stiamo attenzionando», spiega Michela Spina. «Questo governo è poco comunicativo, meno comunica e più noi facciamo attenzione a qualsiasi cosa esca. Non dobbiamo abbassare la guardia».

Idrogeno e nucleare?

Le parole di Cingolani su idrogeno verde e fusione nucleare hanno anche rafforzato le diffidenze degli ambientalisti e dei Fridays sulle promesse che riguardano orizzonti lontani come il 2050 e la loro incompatibilità con il respiro breve della politica italiana. Come dice Laura Vallaro, «serve cambiare adesso, azione immediata, non promesse di neutralità tra trent'anni ma modi concreti di azzerare le emissioni oggi. Fissare solo obiettivi lontani può dare illusioni di falsa sicurezza».

E poi c'è un evento geograficamente distante, come l'arresto dell'attivista Disha Ravi in India, da interpretare come segnale di un'evoluzione generale dei dei Fridays for Future. Ravi aveva appoggiato la lotta dei contadini contro le riforme del mercato agricolo di Modi, una battaglia che è principalmente economica e sociale.

«La transizione ecologica è un processo lungo, il nostro obiettivo è tenerla sui binari giustizia climatica. Le soluzioni per il clima non sono mai solo soluzioni per il clima, ma anche sociali ed economiche», spiega Giovanni Mori.

L'idea di giustizia climatica diventerà sempre più centrale nella piattaforma politica degli ambientalisti di questa generazione. «Il nostro ruolo è fare da pungolo per evitare che i problemi di prima siano trasformati in nuovi problemi. Non servono solo i Gigawatt di eolico, abbiamo anche la biodiversità che esplode, il problema dell'acqua. La transizione deve essere una leva per rivedere tutto il sistema».

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