Quest’anno il Goldman Environmental Prize riconosce l’impegno di sei attiviste: per la prima volta dall’istituzione del premio sono tutte donne. Si chiamano Iroro Tanshi (Africa), Theonila Roka Matbob (Isole e nazioni insulari), Alannah Acaq Hurley (Nord America), Yuvelis Morales Blanco (Sud e centro America), Borim Kim (Asia) e Sarah Finch (Europa). Ecco cosa hanno fatto
Ha ancora senso celebrare le vittorie ambientali in un mondo che sembra al collasso? A volte una cosa che si mostra come piccola e circoscritta, può nascondere il funzionamento, le soluzioni e le strategie adatte a un tema tanto complesso e pauroso come la crisi climatica. È quello che pare aver pensato chi ha fondato nel 1989 il cosiddetto “Nobel per l’ambiente”, il Goldman Environmental Prize. Un riconoscimento a sei attivisti e attiviste per l’ambiente, che ha appena nominato i vincitori del 2026.
E sono tutte donne. È la prima volta da quando esiste il premio. Che la gestione della crisi climatica debba ripartire da maggior potere alle donne? Non è da escludere. Vediamo chi sono.
La lotta per il clima è donna
Partiamo dall’Africa. Attraverso il coinvolgimento della comunità locale e una sorveglianza costante, la biologa Iroro Tanshi ha protetto il Santuario di Afi Mountain in Nigeria sventando decine di incendi boschivi tra il 2022 e il 2025, e proteggendo i pipistrelli in via d’estinzione.
Per il gruppo “Isole e nazioni insulari” è invece Theonila Roka Matbob, della Papua Nuova Guinea, a vincere. Theonila ha perso suo padre nella guerra civile che iniziò con la costruzione della miniera di Panguna, per cui si abbatterono foreste utili alla sicurezza alimentare e all’economia di quella regione. La guerra durò dieci anni, e i fiumi sono ancora oggi inquinati dalle scorie tossiche che portano molte persone a soffrire di gravi malattie. Grazie al suo impegno, la compagnia Rio Tinto ha dovuto affrontare la devastazione ambientale e sociale causata.
Spostandoci in aree più fredde, la leader Yup'ik Alannah Acaq Hurley, agendo per conto di 15 nazioni tribali, ha fermato il mega progetto minerario di Pebble in Alaska. Sotto le acque dove nuota il salmone che andava a prendere con sua nonna, si nasconde l’oro. Sarebbe stato il più grande esistente, visibile dalla luna. Il suo impegno ha salvato più di centomila chilometri quadrati di aree selvagge, fiumi e zone umide.
Di comunità minacciate da grandi progetti di estrazione di valore dalla terra si è interessata anche Yuvelis Morales Blanco, colombiana che vince per la sezione Sud e Centro America. La sua campagna contro il fracking la mette contro i colossi petroliferi come Ecopetrol, e la sua posizione scomoda la porta a essere vittima di minacce. Trova asilo in Francia, dove la campagna si allarga, e Ecopetrol finalmente si tira indietro.
Di attivismo giovanile ne sa molto anche la vincitrice Borim Kim che con la sua organizzazione, Youth 4 Climate Action, ha vinto la prima causa legale sul clima guidata dai giovani in Asia. Nell'agosto del 2024, la Corte costituzionale sudcoreana ha stabilito che la politica climatica del governo violava i diritti costituzionali delle generazioni future, imponendo la creazione di obiettivi di riduzione delle emissioni giuridicamente vincolanti per il periodo 2031-2049.
Ed è sempre di fossili che parliamo, ormai innegabilmente colpevoli. Sarah Finch e il Weald Action Group vince in Europa dopo aver condotto una campagna contro le trivellazioni petrolifere nel sud-est dell'Inghilterra fino ad arrivare alla chiusura in una sentenza che prende il suo nome.
La storia del premio
Fondato nel 1989 dai filantropi californiani Richard e Rhoda Goldman (erede della famiglia Levis Strauss, celebre per il suoi jeans), «Il Premio Goldman rende omaggio agli attivisti ambientali grassroot (cioè che nascono dal basso, nda) che si distinguono per il loro impegno significativo nella protezione e nel ripristino dell'ambiente naturale», si legge sulla loro pagina.
«Queste sei donne straordinarie dimostrano che non è necessario attraversare gli oceani per trovare figure di spicco nel campo dell’ambiente: potrebbero essere proprio lì, a due passi da noi. I movimenti globali nascono nei cortili e nelle sale comunali, nelle nostre case, nei nostri quartieri e nelle nostre comunità, guidati da persone comuni. Il cambiamento inizia proprio dove ci troviamo», si legge sul sito.
L'Italia ebbe una vincitrice nel 1998 con l'ornitologa Anna Giordano, per la sua storica battaglia contro il bracconaggio nello Stretto di Messina e contro i rischi ambientali del progetto del Ponte.
Il Goldman è stato riconosciuto a più di 200 persone, in 98 paesi. Anche l’idea di scegliere sei figure, ognuna per ogni continente, racconta molto della lotta per il clima. In un mondo che pratica l’ecologia, dobbiamo immaginarci una decentralizzazione del potere, e un riconoscimento di ogni specificità locale.
Cosa significa ricevere il premio
Ogni vincitore del Goldman riceve un premio in denaro di 200mila dollari. Oltre che un grande riconoscimento internazionale.
Wangari Maathai, keniota vincitrice del Premio Goldman per l'Ambiente nel 1991 e fondatrice del Green Belt Movement, ha ricevuto poi anche il Nobel per la Pace nel 2004.
Il riconoscimento, però, può essere un’arma a doppio taglio. Da un lato porta a galla le tematiche locali su cui hanno lottato le attiviste. Dall’altro, può mettere in una posizione esposta. E se si sono toccati degli interessi di potere, può essere rischioso. I giornalisti e gli attivisti ambientali sono infatti tra le categorie che più spesso rischiano minacce, vessazioni e troppo spesso anche la morte.
Per questo il premio ha messo in campo delle misure di supporto per la sicurezza dei vincitori che si attivano immediatamente.
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