È sempre più difficile trovare soluzioni al riscaldamento globale, che tra poche settimane tornerà prepotentemente a farsi sentire con forti ondate di calore. Complice anche la guerra in Ucraina, negli ultimi mesi il problema del cambiamento climatico sembra non essere più un problema. Ma gli scienziati continuano a cercare possibili strade per mitigare i suoi effetti, che, soprattutto nelle città, si avvertiranno con sempre maggiore intensità.

Una opzione di cui si parla da tempo riguarda la creazione di giardini da porre sui tetti delle case e dei palazzi, ossia trasformare i tetti in “tetti verdi”. Per molto tempo non è stato chiaro se questa fosse una soluzione valida, ma un lavoro da poco pubblicato da scienziati del clima presso il Goddard institute for space studies (Giss) della Nasa a New York, sostiene che lo è se utilizzata nel giusto modo. 

Il team Giss ha studiato tre siti a Chicago – Millennium Park, City Hall e un centro commerciale Walmart – per analizzare in che modo i tetti verdi installati in queste aree, tra il 1990 e il 2011, hanno influenzato le temperature della superficie intorno a quegli edifici e se ci fosse una differenza tra quei siti e altri vicini senza tetti verdi. I risultati, ottenuti con i rilevamenti del satellite Landsat 5, sono stati contrastanti. 

Millennium Park, vicino al lago Michigan, ha mostrato temperature medie significativamente più basse dopo l’installazione del suo tetto verde nel 2004. È stato l’unico sito in cui il tetto ha mitigato completamente la crescita del riscaldamento climatico durante il periodo di studio. Il che è da definire un grande successo. Sui tetti di City Hall, invece, è stata installata una notevole copertura vegetale a partire dal 2002.

Le temperature registrate dopo l’installazione sono risultate inferiori rispetto a quelle di un vicino sito di controllo, ma attorno al 2010 sono risalite: per questo aumento non si è ancora trovata una spiegazione. Il sito Walmart, infine, ha raccontato una storia diversa. Mentre i tetti verdi del Millennium Park e del municipio sono stati aggiunti agli edifici esistenti, il supermercato è stato costruito di recente, proprio durante il periodo di studio. 

Anche se il Walmart ha installato un ampio tetto verde, la conversione del terreno da area erbosa libera a supermercato ha comportato una diminuzione dell’indice di vegetazione per il paesaggio. Inoltre un ampio parcheggio ha ulteriormente diminuito l’effetto della vegetazione del terreno. In questo modo il tetto verde del supermercato ha ridotto di poco la crescita della temperatura misurata negli anni, in pratica ha compensato solo il calore prodotto dal parcheggio, ma non ha creato l’effetto rinfrescante come nelle altre situazioni.

Questi risultati, complessivamente, dicono che la copertura vegetale degli edifici è certamente di aiuto nel ridurre le temperature delle città, ma il tutto richiede ulteriori studi per mettere a punto le migliori strategie. «Il metodo utilizzato è progettato per essere applicato in altre città per ulteriori ricerche», ha affermato l’autrice principale del lavoro Kathryn McConnell, della School of the environment di Yale University. «La semplice analisi dei dati pubblicati e il modello utilizzato potrebbero aiutare gli urbanisti a valutare la fattibilità dei “tetti verdi” in ogni parte del pianeta e a verificare dove la loro introduzione può essere realmente di aiuto a mitigare l’aumento delle temperature delle grandi città».

Popolazione satellitare

Tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021 sono stati portati in orbita 1.702 satelliti. È un’incredibile accelerazione del numero di oggetti che ruotano sopra le nostre teste, che da poco più di 3.500 a fine 2021 sono passati a 4.852 a inizio 2022. La crescita, dunque, è sbalorditiva. 

Solo quest’anno, il numero di satelliti portati in orbita è superiore al numero totale di satelliti operativi nel 2016, appena sei anni fa. Negli ultimi sei anni, il numero è aumentato in media del 20 per cento all’anno, salendo a oltre il 30 per cento negli ultimi due anni. Mentre il tasso di crescita quasi certamente non durerà a lungo, il numero di satelliti operativi continuerà a crescere notevolmente. La rete per satelliti Internet Starlink ha già il permesso di lanciare fino a 12mila satelliti ed Elon Musk, che sta creando questa costellazione di satelliti, vorrebbe una seconda generazione di 30mila satelliti in più. 

Questi numeri iniziano a preoccupare la Nasa. In una presentazione alla Federal communications commission, l’agenzia ha scritto che essa «nutre apprensione per il potenziale aumento significativo della frequenza dei possibili impatti sulle missioni scientifiche e umane dell’ente spaziale». E Starlink non è la sola. Se tutte le reti pianificate andranno avanti, il numero totale di satelliti si avvicinerà a 100mila. Il problema dunque si è fatto serio, ma al momento non vi sono proposte per trovare una reale regolamentazione a tutto ciò.

Il bradisismo ai campi Flegrei

Negli ultimi mesi sono stati registrati attorno ai campi Flegrei alcuni terremoti che, se oggettivamente di bassa intensità, sono comunque a un livello più elevato rispetto alla media. Inoltre continua il fenomeno del bradisismo, ossia dell’innalzamento e abbassamento del suolo nell’area attorno ai campi Flegrei stessi. Sta succedendo qualcosa di anomalo?

Spiega Francesca Bianco, direttrice di INGV-OV: «I campi Flegrei sono una delle caldere attive sul territorio nazionale, e in passato ha prodotto diverse eruzioni esplosive importanti e imponenti. La caldera è piuttosto grande ed è famosa soprattutto per il fenomeno che ciclicamente si ripete nell’area, che è chiamato “bradisismo”. Il termine indica un sollevamento del territorio, che avviene con modalità differenti a seconda del tipo di crisi che noi osserviamo, ma ha una caratteristica costante: c’è una zona dell’area dei campi Flegrei che si solleva di più, mentre le zone che sono più lontane da questa area –che è il centro di Pozzuoli – si sollevano di meno. Quindi l’area assume una caratteristica molto particolare, ossia la forma a campana». 

L’ultima fase bradisismica, prima di quella che stiamo osservando attualmente, si è verificata negli anni Ottanta ed è stata piuttosto intensa. Il suolo si era sollevato di circa 2 metri in poco più di due anni. L’attuale crisi bradisismica invece, cominciata tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, ha visto in questi 16 anni il suolo sollevarsi di circa 92 centimetri. Questa fase è accompagnata anche da attività sismica. Va detto però che il 97 per cento della sismicità che viene registrata attualmente è legata a eventi sismici con magnitudo inferiore a 1.

«In questi sedici anni di bradisismo», continua Bianco, «vi sono stati anche eventi a maggiore intensità: il 6 dicembre 2019 abbiamo registrato un evento di magnitudo 3.1, il 26 aprile del 2020 un evento di magnitudo 3.3, mentre lo scorso 16 marzo e poi il 29 marzo 2022 due eventi rispettivamente di magnitudo 3.5 e 3.6. Questi sismi sono avvenuti nell’area a maggiore fumarolizzazione della caldera flegrea, corrispondente alla zona della Solfatara e all’area di Pisciarelli. I terremoti sono avvenuti più o meno alla stessa profondità, di poco inferiore ai tre chilometri».

Ma cosa li ha causati? «I terremoti possiedono lo stesso meccanismo di innesco, in quanto si tratta di una fratturazione delle rocce che è compatibile con il sollevamento che stiamo osservando», continua Bianco. La sismicità registrata ai campi Flegrei, dunque, è una diretta conseguenza del sollevamento, che induce una deformazione nella crosta, la quale accumula energia che viene poi rilasciata con piccoli sismi. 

A partire dal 2012 è stata notevolmente implementata la rete di monitoraggio sui campi flegrei, sotto tutti gli aspetti: sia dal punto di vista strumentale e dei sistemi di trasmissione, che più in generale delle attività di sorveglianza effettuate 24 ore su 24. 

Nel contempo c’è un altro fenomeno segnalato da più parti, ossia una “improvvisa” risalita di spiagge sulle coste dell’area flegrea, un fenomeno che si attribuisce anch’esso al bradisismo.

Ancora Bianco: «È stata segnalata la presenza di spiagge che prima non c’erano in tutta la parte costiera della penisola italiana. Sembra un fenomeno riconducibile all’anticiclone che più o meno dall’inizio dell’anno insiste sulla nostra penisola creando delle condizioni di alta pressione. L’alta pressione è una delle condizioni rilevanti per le basse maree che aiutano a mettere in risalto spiagge che precedentemente non sembravano esserci. Anche nell’area flegrea questo fenomeno spiega in parte la presenza di nuove spiagge, ma a tali condizioni qui si aggiunge il contributo del sollevamento bradisismico attualmente in corso». 

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