L’intelligenza artificiale è diventato un elemento centrale anche nella strategia del cancelliere Friedrich Merz. Il governo ieri ha organizzato un “vertice digitale per lanciarsi come campione dell’Ia entro il 2030. Un piano che, in realtà, i giornali di destra non accolgono esattamente con entusiasmo: la Welt scrive che le ambizioni sono molto grandi, ma il budget messo a disposizione non è all’altezza delle aspettative, Capital spiega che quello del cancelliere non è il piano giusto per riuscire nell’impresa.

L’intenzione è quella di spingere soprattutto sugli impieghi industriali, mentre si pongono le basi per la ricerca sull’intelligenza artificiale del futuro. «Dobbiamo, vogliamo diventare capofila» ha detto il cancelliere spingendo per un’accelerazione del settore in Germania e in Europa. L’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza dalle big tech americane e cinesi attraverso la cooperazione internazionale, per esempio con Francia e Canada per condividere informazioni e diversificare le filiere. 

Citando anche la Magnifica Humanitas di papa Leone, Merz ha però raccomandato di tenere conto dei valori e degli interessi securitari nello sviluppo dell’intelligenza artificiale: entro il 2030, l’80 per cento delle grandi aziende e il 55 per cento delle pmi dovranno poter usare l’intelligenza artificiale, le start up di settore dovranno triplicare e il Pil prodotto dalle aziende che se ne occupano dovrà raggiungere quota 10 per cento. 

Resta il fatto che il tempo per recuperare il distacco dalle grandi potenze di settore sta finendo: nonostante la «forte situazione di partenza, in particolare nella ricerca» secondo il report conclusivo del vertice «la finestra utile per ridurre la distanza da Cina e Stati Uniti si sta chiudendo». 

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