Alice Schwarzer ha deciso di chiudere la Emma. La rivista femminista per cinquant’anni è stata provocazione e pungolo per la discussione di istanze femministe, ma il prossimo 8 dicembre arriverà in edicola l’ultimo numero. Schwarzer è diventata uno dei volti più noti della società civile tedesca, spesso è ospite in tv, insomma è progressivamente diventata un personaggio pubblico. Eppure, ha spiegato alla Zeit in una lunga intervista, vede il traguardo della pubblicazione molto vicino. La ragione è soprattutto una: l’editrice e la sua squadra non ce la fanno più. 

E poi, spiega Schwarzer, la situazione è solida, tante cose sono cambiate in meglio, in tanti argomenti Emma è entrata anche senza apparenti punti di collegamento con le questioni di parità di genere. La verità è però anche che l’editrice non ha mai trovato una vera erede del suo lavoro e – polemizzano i detrattori – ha legato troppo il marchio a sé stessa. Un fatto che è diventato un problema soprattutto negli ultimi anni, quando Schwarzer ha progressivamente sposato posizioni sempre più controverse, mettendosi in aperta polemica anche con una generazione più giovane di femministe. 

Oggi come allora, spiega nell’intervista, le su avversarie sono «le femministe di sinistra» perché, dal suo punto di vista, mettono sempre l’aspetto politico prima della questione femminile. Negli anni, Schwarzer ha anche rivisto le sue posizioni, inizialmente aperte, sul transfemminismo, trasformandosi progressivamente in una femminista scettica sul fatto che le donne trans siano da considerare donne. Anche la battaglia storica sull’abolizione della prostituzione le ha portato molte critiche, così come la polemica contro la pornografia e le sue posizioni sull’Islam e il velo. Di recente, a creare polemica è stata la sua vicinanza a Sahra Wagenknecht, la leader del partito rossobruno BSW che ultimamente sta anche agevolando AfD in Sassonia-Anhalt, su temi come il pacifismo: il problema è che la proposta di pace di Wagenknecht implica una pace secondo le preferenze di Mosca, senza una vera difesa dell’Ucraina. Non c’è da stupirsi se la sua incapacità di tollerare critiche nei propri confronti o contro la rivista hanno fatto sì che a piangere l’addio fossero in poche. 

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