Eccoci con un resoconto di una settimana importante. Il cancelliere Merz è venuto a Roma in ottima compagnia, portandosi i due terzi del suo governo: a villa Pamphili hanno sottoscritto insieme all’esecutivo italiano una serie di accordi interministeriali e bilaterali. Si parla di aggiornamento del Piano d’Azione, di difesa e linee guida per dare nuovo slancio all’Unione europea. Sembra – come la spinta forte per la conclusione dell’accordo di libero scambio con l’India di oggi – un ulteriore tassello della strategia di Merz per diversificare i mercati della Germania e dell’Unione europea. Parliamo anche di una notevolissima storia di spionaggio e del Giorno della memoria. 

Tutto il mondo davanti

Iniziamo con un piccolo recap della visita del cancelliere e di nove suoi ministri a Roma. Villa Pamphili, una mattinata di timido sole invernale, al termine di una settimana in cui i capi di governo europei si sono sentiti i nervi a fior di pelle per la vicenda groenlandese e le pretese di Donald Trump. Nel mezzo, Davos, congelata anch’essa nel timore dei chiari di luna trumpiani. Alla fine, almeno per il momento, nulla di fatto. Mark Rutte ha trovato la chiave per contenere le ambizioni del presidente americano. Ciononostante, i due “suggeritori” europei rimasti, proprio Giorgia Meloni e Friedrich Merz, da Roma non hanno esitato a esprimere la speranza di poter nominare, in un futuro vicino, Trump per il Nobel per la pace dopo che avrà posto fine alla guerra in Ucraina. 

Il convitato di pietra nell’incontro tra le due «principali potenze manifatturiere» era Emmanuel Macron. Tutto l’incontro aveva l’alone di un’alternativa al motore francotedesco, quasi non contasse tanto il merito dei documenti che sono stati firmati ma l’immagine di unità tra Meloni e Merz. Ed effettivamente, a differenza di quanto accade in genere, quando le autorità tedesche non perdono occasione di rimarcare il carattere speciale del legame con Parigi, stavolta il cancelliere si è limitato a un the more, the merrier. Verosimilmente, una conseguenza diretta dell’imprevedibilità del presidente francese, che nelle ultime settimane ha fatto parlare di sé soprattutto per le sue prese di posizione radicali, mentre Roma è ormai considerata un alleato affidabile a Berlino. 

Un discorso non dissimile vale per il rapporto con l’India: Merz è stato in visita a inizio mese. Conosce bene le criticità che comporta collaborare con un governo come quello di Narendra Modi, ma ha scelto la via dell’appeasement economico per generare una sterzata politica. Una sorta di versione aggiornata del motto Wandel durch Handel: comprensibile la dipendenza energetica dalla Russia, meno la connivenza politica. Ma un passo alla volta. Quel che è certo è che l’abbattimento dei dazi che farà seguito all’accordo concluso oggi con l’Ue può portare benefici soprattutto all’automotive. In precedenza, infatti, l’importazione di mezzi europei era tassata con dazi fino al 110 per cento: progressivamente, la cifra scenderà per almeno 250mila automobili al 10 per cento. La componentistica sarà libera da dazi tra cinque e dieci anni. Anche i dazi su macchinari, prodotti chimici e farmaceutici saranno progressivamente abbattuti. In prospettiva, l’Ue conta su un raddoppio dell’export e un risparmio di quattro miliardi di euro nella vendita di prodotti europei. C’è però anche un coté negativo, ma Bruxelles conta di evitare le critiche sollevate nei confronti dell’accordo con i paesi Mercosur: prodotti sensibili per la produzione europea, come carne di manzo e di pollo, riso e zucchero restano infatti fuori dall’accordo commerciale. 

Tormenti verdi

Merz durante la sua campagna elettorale ha dedicato un passaggio apposito al comportamento – incomprensibile, secondo lui – dei Verdi, che al parlamento europeo hanno votato assieme all’estrema sinistra e l’estrema destra per demandare il Mercosur al giudizio della Corte di giustizia europea, bloccando almeno temporaneamente l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio con il sud America. In Germania, in realtà, l’atteggiamento nei confronti dell’accordo è diverso: la cosegretaria Franziska Brantner ha spiegato di sostenere il trattato, il collega Felix Banaszak ha aggiunto che la risposta a Trump deve essere «anche economica». 

I vertici di partito mettono ora le mani avanti sull’accordo con l’India, che pure passerà per le forche caudine del parlamento europeo, dove i Verdi vogliono evitare il bis. «I Verdi europei non guarderanno a ogni virgola quando si tratterà di mettere al sicuro la nostra forza». In ogni caso, gli ecologisti hanno ribadito che – di fronte alle ampie proteste in diversi paesi europei – Merz si sarebbe dovuto sforzare di più a trovare un «compromesso comune». 

Insomma, non c’è pace sulla Berlino-Bruxelles: i parlamentari tedeschi che si sono espressi a favore dell’accordo avrebbero agito in nome della pace interna al gruppo, per assecondare i colleghi che hanno voluto mostrare sensibilità nei confronti delle obiezioni che venivano sollevate nei dibattiti nazionali. 

In missione per conto di Putin 

Una donna di nazionalità tedesca e ucraina è stata arrestata la scorsa settimana con l’accusa di svolgere attività di spionaggio per conto del Cremlino: nello specifico, l’agente, parte del Consiglio d’amministrazione di un’organizzazione berlinese attività nell’ambito della cooperazione internazionale. In quel contesto sarebbe riuscita ad agganciare anche politici di primo livello di Cdu ed Spd, oltre ad altre personalità rilevanti. 

Ilona W. si occupava soprattutto di indagare sui luoghi di produzione dell’industria bellica tedesca, dei test di droni e sulle consegne di droni all’Ucraina pianificate per il futuro. In tutti i casi diceva di informarsi solo per conto degli ucraini. L’imprenditrice 56enne avrebbe poi consegnato le informazioni ottenute al suo referente all’ambasciata russa di Berlino, un ufficiale del Gru, i servizi segreti russi, in Germania ufficialmente con l’incarico di addetto militare dell’ambasciata. 

Inoltre, W. si sarebbe procurata il contatto di due ex collaboratori del ministero della Difesa per ottenere ulteriori informazioni sensibili sul conflitto in Ucraina. Uno dei due si occupava nello specifico dell’autorizzazione per l’impiego di nuove tipologie di droni, l’altro è un ufficiale che ha lasciato da poco le forze armate e lavora al ministero a Berlino. 

Mai più 

Nie wieder è un’espressione che la cultura tedesca della memoria associa spesso al ricordo della Shoah. Anche questo 27 gennaio, non lasciare che il passaggio del tempo e la scomparsa progressiva dei testimoni oculari inghiotta la consapevolezza dell’orrore che i nazisti e i loro alleati hanno messo in campo contro gli ebrei è di centrale importanza nel dibattito tedesco. 

Anche Domani se n’è occupato con l’ottimo pezzo di Enrico Acciai. Dalla stampa tedesca vi segnaliamo due interviste: c’è quella alla sopravvissuta Tova Freidman, che ha parlato di fronte al Bundestag e assieme a suo nipote porta avanti un canale Tiktok in cui racconta quel che ha visto da ragazza. «Devo parlare per coloro che non ci sono più, per il milione e mezzo di bambini che sono stati uccisi». Suo nipote, che ha conosciuto le storie di Friedmann già da bambino, ha sentito la necessità di agire per diffonderle: «Sui social media, soprattutto su Tiktok, vedevo così tanto antisemitismo, fake news sull’Olocausto e interpretazioni fantasiose». A quel punto ha pensato di mettersi in gioco in prima persona e ha scoperto che i suoi coetanei sapevano ben poco dell’argomento. 

L’altra intervista è dello Spiegel: a parlare è il sopravvissuto Leon Weintraub, che a cent’anni continua a impegnarsi per mantenere viva la memoria di ciò che gli è successo prima che fosse liberato da Auschwitz, quando arrivò a pesare appena 35 chili. «Non sono riusciti ad ammazzarmi. Vivo, sento, percepisco, annuso, esisto». Da allora la sua esistenza è stata segnata da un profondo impegno politico, negli ultimi anni anche di forte contrapposizione ai partiti di estrema destra: «L’anno scorso, quando ho parlato per l’8 novembre al parlamento della Bassa Sassonia in occasione del ricordo della Notte dei cristalli, mi sono rivolto a destra, per parlare ai 18 parlamentari. “Ecco il libro che ho scritto sulla mia vita al tempo dei nazisti. Leggetelo. Forse cambiate idea”». 

«Mi oppongo alle idee di queste persone, perché noi sopravvissuti abbiamo scoperto a cosa portano quelle idee, quali sono le conseguenze della ghettizzazione, cosa succede se si considerano le altre persone “diverse” perché non piacciono. Cosa succede quando alcuni si prendono il diritto di decidere del destino di questi altri, giudicarli e valutare se sono degni di un trattamento umano, di sopravvivere. Non possiamo consentire che AfD prenda il potere, che partecipi al governo». 
 

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