Abbiamo anche un aggiornamento sulla vittoria elettorale della Linke a Berlino. Che però sta rischiando di non tradursi in un effettivo governo dopo che il partito di Elif Eralp è stato accusato di vicinanza ai clan arabi attivi a Berlino e di prese di posizione antisemite. Questioni “da risolvere” prima di inaugurare qualsiasi tavolo di trattativa per la formazione di una coalizione per il municipio rosso. 

C’è da dire che il partito sta affrontando le accuse – anche tramite i propri avvocati – rispondendo a tono ai politici che hanno mosso accuse al partito, tra gli altri la ministra dell’Economia Katherina Reiche e il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt. Eralp ha preso le distanze da qualsivoglia accusa di antisemitismo spiegando di volersi adoperare per la difesa dei cittadini di religione ebraica per «permettergli di sentirsi di nuovo al sicuro nella nostra città». Effettivamente la critica riguarda soprattutto una parte minoritaria ma molto attiva sui social media, dove si fa sentire e produce sempre nuovi posizionamenti ambigui oppure non rifugge dal farsi fotografare accanto a personalità note per le loro posizioni ostili allo stato d’Israele. Questo nonostante gli sforzi espliciti del partito, che già nel 2024 aveva affrontato il problema, tanto da vedere l’addio di cinque figure di peso del partito. Dai detrattori alla Linke viene però spesso rimproverato che non ci siano conseguenze tangibili, ma solo vuoti proclami da parte dei vertici. 

Ora, a girare il coltello nella piaga sono i governatori della Cdu/Csu: i cristianodemocratici sono arrivati secondi alle elezioni e matematicamente c’è margine per una coalizione con Spd (che governa insieme alla Cdu anche a livello federale) e Verdi. Per buttare benzina sul fuoco, i governatori hanno fatto sapere di voler intervenire sui finanziamenti interni che concedono i Land più ricchi a quelli meno abbienti: Berlino è tra le dieci regioni che beneficia di fondi in arrivo dalla Baviera e da altri contribuenti netti. Ora, i cristianodemocratici minacciano di tagliare i soldi a Berlino se dovesse dare luce verde a un programma che includa tratti antisemiti. 

Senza considerare che la Linke e la Pds, il suo predecessore, hanno già dato ampiamente prova di saper governare all’interno dei limiti segnati dalla Costituzione, va tenuto a mente che non si tratta di un partito paragonabile ad AfD, fosse anche solo per il fatto che non è sotto osservazione da parte dei servizi segreti interni come l’estrema destra. Nel frattempo, in ogni caso, Ulrich Siegmund ha annunciato di essere pronto a correre alla votazione per il governatore a Magdeburgo il prossimo dicembre. Ha sempre bisogno dei tre voti, o quantomeno delle astensioni del BSW di Sahra Wagenknecht. Il fatto che abbia deciso di candidarsi, in ogni caso, fa sospettare che il candidato di AfD abbia speranze solide che questo appoggio esterno si concretizzi. 

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