Il manager non chiude alla possibilità di ricalibrare l’offerta di scambio con azioni Unicredit che ha lanciato lunedì scorso. L’apertura dell’ad di Commerz Bettina Orlopp non è passata inosservata e un confronto con vertici e governo potrebbe aprire a nuovi scenari
«Se il confronto» con Commerzbank «sarà positivo potremo rivedere i termini» dell’ops su Commerzbank. Tradotto, non è detta l’ultima parola sulle condizioni dell’offerta pubblica di scambio presentata lunedì. L’ad di Unicredit, Andrea Orcel, ha spiegato di aver mosso le acque «per rompere lo stallo e sedersi a un tavolo per dialogare» in quanto «la situazione in cui siamo stati tutti negli ultimi 18 mesi non è ottimale per chiunque».
L’offerta è stata giudicata da mercato, vertici di Commerz e commentatori troppo risicata per consentire a Unicredit di assumere immediatamente una partecipazione di controllo nell’istituto di Francoforte, ma a questo punto non sembra da escludere che la proposta del manager alla guida della banca di piazza Gae Aulenti possa essere rivista.
Che l’obiettivo di Orcel sia aprire un dialogo con i vertici di Francoforte e la politica di Berlino – principale oppositrice della scalata – non è un segreto. Timidi segnali di apertura sono arrivati nelle ultime ore anche da Bettina Orlopp. L’ad di Commerz si è detta «assolutamente» disposta «a sederci e discutere a un tavolo una proposta di Unicredit» ma che al momento «non c'è ancora una bozza di base o qualcosa di simile per farlo».
L’ad di Unicredit coglie la palla al balzo. «L’unico modo per risolvere questa situazione è con un confronto diretto, in cui tutte le parti possono parlare, dire quali sono le loro preoccupazioni, le loro linee rosse e tutti cercano di risolverle». «Finora non abbiamo» avuto un confronto e «spero che, andando avanti, saremo in grado di interagire e riusciremo a cercare insieme di risolvere il maggior numero possibile di questioni» ribadisce Orcel, che però continua a indossare i guanti di velluto.
Le prospettive
Che alla fine il suo obiettivo sia l’acquisizione, che combinata con il controllo di HypoVereinsbank rischia di spostare il baricentro del gruppo molto a nord, è il segreto di Pulcinella. «Se avessimo voluto uno scopo diverso, ci saremmo presentati in modo diverso, ma ci siamo presentati in questo modo» spiega ancora il ceo di Unicredit.
Insomma, all’orizzonte si staglia ancora il consolidamento bancario, ma sembra sempre molto lontano. «Se guardate ai tre gruppi che la gente specula potrebbero aggregarsi tra loro o con noi o qualunque altra cosa, hanno tutti “azionisti di controllo” o con grande influenza che rendono ogni offerta impossibile senza accordi», ha notato il banchiere.
Orcel si è detto quindi convinto che l'Italia «abbia bisogno di più consolidamento» anche se «forse un po' meno della Germania». La prospettiva del rapporto con il governo di Berlino non resta rosea, ma il futuro di Commerz potrebbe essere deciso alla fine dagli shareholder. «Credo che alla fine qualcosa succederà, ma sarà guidato dagli azionisti», ha concluso, ribadendo che UniCredit è «fiera» delle sue radici italiane ma si è evoluta in un modello paneuropeo.
L'Italia resta però un mercato che scalda il cuore del manager, nonostante il fallimento della scalata a Banco Bpm, bloccata dal governo con l’impiego del golden power. «Questo non vuol dire che non potremmo partecipare a un maggior consolidamento in Italia se ci provassimo, ma significa che se ragioniamo in primo luogo con un'ottica paneuropea allora una potenziale combinazione con Commerzbank spingerebbe il gruppo con decisione in quella direzione e cambierebbe la natura del gruppo una volta per tutte», ha rimarcato.
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