Con i prezzi attuali nel 2026 la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro, va peggio in Italia. Lo scenario più grave prevede rincari fino a 1.750 euro in Ue e 2.270 euro in Italia. Le stime sono del Fondo monetario internazionale, che chiede ai governi di evitare tagli orizzontali e immaginare eventualmente sconti mirati alle famiglie più bisognose
Con i prezzi attuali dell’energia, la famiglia italiana media rischia di pagare 450 euro in più nel 2026. Ed è solo lo scenario base, quello più grave prevede aumenti da 2.270 euro. Sarebbe una mazzata insostenibile per moltissime famiglie. L’allarme è del Fondo monetario internazionale, che ha fatto i conti. La crisi di Hormuz e il conflitto in Iran può provocare un'erosione del potere d'acquisto che si riflette su crescita, investimenti e fiducia, con rischi al ribasso «in aumento» e uno scenario estremo che avvicina «alla recessione».
Secondo le stime, con i prezzi attuali, nel 2026 la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro – lo 0,7% del consumo medio – a causa di tutti gli aumenti dei prezzi. Gli impatti variano notevolmente, da 620 euro in Slovacchia a 134 euro in Svezia. Secondo lo scenario grave del World Economic Outlook dell’aprile 2026, la perdita media europea salirebbe a 1.750 euro.
Sebbene l'aumento del prezzo del gas sia stimato a circa un quinto di quello registrato nel 2022, l'instabilità resta elevata. Tuttavia per ora l'Europa non è davanti a una crisi straordinaria che giustifichi deroghe al Patto o interventi a pioggia. L'unico spiraglio d'intervento si intravede nell'idea lanciata da Emmanuel Macron di rifinanziare il debito del Recovery, una «buona opzione» per gli economisti dell'Fmi.
Le stime di aprile vedevano già la crescita dell’Eurozona ridotta all'1,1% nel 2026 e all'1,2% nel 2027, accanto a un'inflazione media attesa quest'anno al 2,6%. A destare maggiore inquietudine è però l'andamento del petrolio, divenuto il vero termometro dell'economia globale. Se il gas resta relativamente contenuto rispetto agli shock del passato, è il greggio a muoversi lungo traiettorie più prossime allo scenario avverso. Con lo shock attuale – evidenziano i vicedirettori del dipartimento europeo dell'Fmi, Helge Berger e Oya Celasun – i rendimenti sono risaliti e gli spread sono tornati ad ampliarsi, riaccendendo una dinamica in cui il costo del debito sovrano si trasmette al credito privato, raffreddando gli investimenti e comprimendo la crescita.
Le misure da adottare – ha ribadito anche il presidente dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis – devono essere «mirate» ai più vulnerabili, «temporanee» e «sostenibili» per la tenuta dei conti pubblici. Questo perché il vantaggio dei tagli orizzontati è maggiore nei ceti più abbienti; e se non si scaricano i prezzi sugli utenti la domanda non scenderà, alterando la dinamica naturale che spingerebbe i prezzi verso il basso. Nei Paesi ad alto debito, come l'Italia, inoltre il richiamo resta volto al «consolidamento», senza deviazioni, per non mettere alla prova la fiducia dei mercati.
Negli ultimi mesi molti governi sono intervenuti tagliando accise e imposte sull'energia: misure comprensibili, ma che rischiano di «distorcere i segnali di prezzo. Le ragioni a favore di un sostegno generalizzato sono deboli e si dovrebbero evitare tagli alle imposte sui consumi o misure sui prezzi – aggiunge Celasun –. Inoltre, i governi dovrebbero consentire che i prezzi internazionali si ripercuotano sugli utenti finali per incoraggiare il risparmio, dato che l’offerta globale è limitata e i prezzi all’importazione sono elevati. L'eventuale sostegno dovrebbe concentrarsi sulle famiglie vulnerabili attraverso trasferimenti di denaro mirati – erogati idealmente tramite le reti di sicurezza sociale esistenti – e, ove necessario, ampliati utilizzando i dati sul reddito provenienti dai sistemi fiscali o previdenziali».
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