Il governo promuove il nucleare sulla base che si possa risparmiare rispetto a uno scenario basato solo sulle rinnovabili. Ma questo assunto è falso, come dimostrano molti studi anche recenti
Di fronte alla crisi energetica causata dal blocco dello stretto di Hormuz, tra le reazioni del governo c’è stata quella di voler “accelerare sul nucleare”, dunque spingere per l’approvazione in tempi rapidi della legge delega al governo per far ripartire il nucleare in Italia.
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha reagito - era ora - chiedendo lo sblocco delle rinnovabili, incagliate da una burocrazia infinita e da moratorie demenziali come quella della Regione Sardegna. Anche il recente e documentato articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera (Lezioni cinesi per l'Italia: sull'energia siamo ultimi in Europa, ma possiamo recuperare (rapidamente) in 3 mosse, 11 maggio) segue la stessa linea, del resto proprio le rinnovabili nel settore elettrico potrebbero, e anche rapidamente, sostituire i 6,5 miliardi di metri cubi ci gas liquefatto che dal Qatar arrivano in Italia passando per lo Stretto di Hormuz. E aiuterebbero a ridurre le bollette.
Sia Fubini che Orsini come altri, auspicano comunque un ritorno al nucleare. Come se il nucleare fosse un “Graal” dell’energia. Non è così, come abbiamo cercato di spiegare con Gianni Silvestrini in un libro di recente pubblicazione (L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili, Ed Ambiente).
Se gli impianti nucleari di generazione III+, come l’EPR francese e l’AP1000 nippo-americano, reattori che rappresentano tuttora lo stato dell’arte per la tecnologia nucleare, sono in crisi per i costi esorbitanti, l’idea non nuova di ridurre i costi facendo tanti reattori piccoli è tutta da dimostrare. Di “piccoli reattori modulari” (SMR) – da costruirne i pezzi in fabbrica e montarli in situ – infatti si parla da circa trent’anni e, ad oggi, non ne esiste neanche uno in nessun Paese occidentale, nemmeno come prototipo industriale. Gli unici due casi – in Russia e in Cina – non hanno al momento mostrato di funzionare granché e non hanno prodotto una nuova filiera.
Se la “modularità” non è mai stata realizzata, i reattori di cui si discute non sono affatto “piccoli”. I principali progetti di SMR infatti hanno potenze fino a 3-400 megawatt (MW), circa il doppio, per capirci, di quella delle vecchie centrali di Trino Vercellese, Latina e Garigliano.
Il primo cantiere di un SMR in Canada – visitato da una delegazione italiana guidata dal presidente delle commissione industria Gusmeroli – a marzo ha completato lo scavo di trentotto metri di profondità, per alloggiare l’edificio reattore che sarà alto 35 metri dal suolo. È il primo di quattro reattori previsti a Darlingon in Ontario, i cui costi dichiarati sono di circa 21 miliardi di dollari canadesi, pari a oltre 15 miliardi di dollari americani. Si tratta di quattro reattori ad acqua bollente (Bwr) da 300 MW di tecnologia nippo-americana. La filiera dei Bwr è una tecnologia consolidata (come il reattore di Caorso, del Garigliano e quelli di Fukushima) anche se molto meno diffusa dei reattori ad acqua in pressione (Pwr).
Il costo – a progetto – di oltre 12mila dollari a chilowatt (kW) installato, va confrontato col costo assunti negli scenari di rilancio del nucleare dall’International Energy Agency di (appena) 4.500 dollari a kW. E, come è noto, i costi a consuntivo in questo campo sono sempre stati superiori a quelli approvati a progetto.
Per i “microreattori” va pure peggio: il progetto eVinci da 5 MW della Westinghouse di verrà continuato solo per le applicazioni militari e aerospaziali, finanziate dallo stato, perché per quelle civili i costi e la gestione tecnica sono improponibili.
Il governo promuove il nucleare sulla base che si possa risparmiare rispetto a uno scenario basato solo sulle rinnovabili. Ma questo assunto è falso, come dimostrano molti studi anche recenti. E, inoltre, la coesistenza con forti produzioni da rinnovabili non è per nulla facile, per la limitata flessibilità della tecnologia nucleare.
Infine, il nucleare promosso dal governo non è “sostenibile” come recita il testo del Dl. Il nucleare è rientrato nella Tassonomia verde europea, cosa assai discutibile, a condizione, tra le altre cose, che siano già operativi uno o più depositi per i rifiuti a bassa e media attività. E che sia già approvato un piano di dettaglio per la gestione dei rifiuti ad alta attività e lunga vita da realizzarsi entro il 2050. Nulla di tutto ciò è vero in Italia. Il fantomatico nucleare all’italiana sarebbe dunque insostenibile anche secondo la (discutibilissima) Tassonomia europea.
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