Nel nostro paese le persone che affermano di utilizzare l’intelligenza artificiale sono il 60 per cento (la media globale è del 62). Il paese è spaccato in due tra fan dell’intelligenza artificiale e preoccupati per i suoi effetti sui livelli occupazionali
L’intelligenza artificiale è entrata ufficialmente nella vita quotidiana delle persone. Non è più una curiosità futuristica, ma uno strumento essenziale su cui fanno affidamento milioni di persone in tutto il mondo. Se nel 2023 era una curiosità e nel 2024 una fonte di intrattenimento o esplorazione, nel 2025 è entrata a pieno titolo nella vita quotidiana.
Il 74 per cento delle persone che usano i chatbot (nei 21 paesi monitorati dall’indagine realizzata da Google e Ipsos) lo fa per imparare qualcosa di nuovo o capire un argomento complesso. Il 70 per cento l’ha utilizzata nel proprio lavoro; e il 66 per divertimento. Al 65 per cento delle persone l’intelligenza artificiale ha fatto risparmiare tempo e al 64 per cento ha consentito di trovare le parole giuste per comunicare con gli altri. Il 59 per cento l’ha utilizzata per generare contenuti multimediali (video, immagini o audio) e il 56 l’ha impiegata per avere consigli su come affrontare un problema personale o professionale. Il 53 per cento l’ha adoperata per migliorare le proprie comunicazioni personali e per il 52 è divenuta un amico indispensabile per gestire le attività quotidiane (viaggi, pasti o allenamento). Il 42 per cento ha iniziato a utilizzarla per fare investimenti, mentre per il 40 i chatbot sono stati d’aiuto per affrontare un evento o una decisione nella vita. Infine, il 35 per cento delle persone usa i chatbot come strumento di compagnia e sostegno (anche per il benessere mentale).
Istruzione e reddito
Nel nostro paese le persone che affermano di utilizzare l’intelligenza artificiale sono il 60 per cento (la media globale è del 62). Sempre a livello globale i forti utilizzatori sono gli under 35 anni (79 per cento), le persone con un livello di istruzione elevato (75), i genitori (74), i soggetti a reddito alto (68), gli studenti (79) e gli insegnanti (80). Le persone che, invece, non utilizzano i chatbot (33 per cento globalmente) sono soprattutto baby boomer (58), non occupati (45), persone con un livello di istruzione inferiore e a basso reddito (37).
Il livello di entusiasmo verso l’intelligenza artificiale è molto diversificato nei diversi paesi. Si passa dal forte entusiasmo espresso in Nigeria (80 per cento), Emirati arabi uniti (71), India e Messico (69), Sud Africa e Corea del sud (65); all’incertezza fredda registrata in Italia (50), Germania (47), Spagna (46), Francia (43), Canada (34) e Usa (33). La percezione positiva dell'impatto dell'intelligenza artificiale, infine, è più alta nei mercati emergenti (l'83 per cento ritiene che gioverà a tutta la società) e in Asia (76); mentre il dato europeo (65) e nord americano (57) è molto più calmierato a causa delle crescenti preoccupazioni per l'impatto dell'intelligenza artificiale sui livelli occupazionali (quanti ritengono la nuova tecnologia un fattore positivo per l’occupazione sono passati globalmente dal 58 per cento del 2024 al 49 del 2025). Complessivamente l'opinione pubblica nei 21 paesi monitorati è spaccata in due, divisa tra quanti vedono nella nuova tecnologia prioritariamente dei vantaggi e quanti, invece, avvertono soprattutto pericoli e svantaggi.
Apartheid digitale
L’intelligenza artificiale è divenuta nell’ultimo anno un'estensione cognitiva e relazionale incorporata nelle pratiche quotidiane, ma al contempo si è consolidato un crescente Apartheid Digitale che incide su accesso e competenze d'uso: istruzione, età, classe sociale e reddito, continuano a determinare chi trae vantaggio da questa tecnologia e chi ne rimane escluso. La freddezza europea e nordamericana, contrapposta all'entusiasmo dei mercati emergenti, riflette anche due posture opposte: la paura della distruzione di strutture occupazionali consolidate, per i primi; la speranza, per i secondi, in un salto tecnologico che colmi i divari strutturali pregressi.
In questa transizione, l'intelligenza artificiale sta silenziosamente ridefinendo i confini tra sé e tecnologia, tra lavoro e creatività, tra solitudine e compagnia digitale, tra chi è dentro e chi è fuori dalla società e dal futuro.
Nota metodologica: indagine cawi condotta da Ipsos tra il 22 settembre e il 10 ottobre 2025 per conto di Google, su un campione di circa 1.000 adulti di età superiore ai 18 anni in 21 paesi
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