Ita, la compagnia aerea fatta nascere da una costola di Alitalia, è messa così male che fatica a trovare un compratore anche se il prezzo di vendita è ormai ridotto a livello di un saldo. Detenuta al 100 per cento dal ministero dell’Economia, ora guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti, la giovane azienda pubblica non rinuncia però al marchio di fabbrica che l’ha contraddistinta fin dalle origini: la prodigalità.

Ita spende e spande milioni e milioni di euro in iniziative dal ritorno economico assai dubbio, quattrini non suoi, ma dei contribuenti. Senza le sovvenzioni statali la società di Fiumicino non camperebbe un minuto perché perde un’enormità di soldi, oltre un milione di euro al giorno, proprio come ai tempi in cui si chiamava Alitalia.

L’ultima Profusione di denaro pubblico che Domani ha scoperto si chiama True Italian Experience (Tie), una piccola Piattaforma on line emiliana per la promozione del turismo italiano nel mondo.

Tie si trova nell’invidiabile circostanza di essere remunerata da Ita mese dopo mese con centinaia di migliaia di euro in cambio di ben poco.

Pioggia di soldi

In base a un contratto firmato il 27 dicembre 2021, ancora in un periodo buio del turismo mondiale, a causa del Covid, Ita ha sborsato  favore di Tie 4 milioni e 505 mila euro fino alla fine dell’anno passato. Così suddivisi: 901 mila euro per le attività svolte nel 2021, cioè per appena cinque giorni, ultimo dell’anno incluso.

Il resto, pari a 3 milioni e 604 mila euro suddivisi in dodici rate mensili di 303.333,33 euro più Iva fino alla fine del 2022.

Il contratto prevede anche un secondo tempo e una nuova elargizione elargizione: altri 10 milioni e 250.400 euro per il periodo 2023-2024-2025 frazionati in 36 rate mensili di 284.733,33 euro più Iva.

In cambio di questa pioggia di soldi la piattaforma Tie dovrebbe incrementare il turismo mondiale verso l’Italia impegnandosi a convogliare i viaggiatori sugli aerei di Ita.

Il senso dell’affare tra Ita e Tie dovrebbe essere proprio questo: la compagnia aerea ha acquistato l’esclusiva di Tie, cioè si è assicurata che tutti i clienti della piattaforma turistica usino solo aerei Ita per spostarsi in volo da una parte all’altra del globo verso l’Italia. Da parte sua Tie dovrebbe procacciare i viaggiatori alimentando così i ricavi della compagnia di Fiumicino.

Quanti turisti?

A Domani risulta però che finora i clienti fatti salire sugli aerei di Ita grazie al lavoro di incentivazione di Tie sono uno sparuto manipolo, irrisorio dal punto di vista degli incassi. A richiesta Ita non ha fornito a Domani alcun dato sui passeggeri paganti derivanti dall’accordo con Tie, dopo essersi rivolta per avere le informazioni alla stessa società.

Con ottimismo, i dirigenti della compagnia con una mano rilanciano facendo sapere che «nel periodo di piano True Italian Experience prevede di trasportare sul territorio italiano un totale di oltre 600 mila passeggeri». Ma con l’altra frenano annunciando una prudente marcia indietro.

Dopo aver magnificato a maggio l’accordo con Tie come una svolta straordinaria nel corso di una cerimonia con il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, la dirigente Pd Paola De Micheli, ex ministro dei Trasporti, e il ministro del Turismo di allora, Massimo Garavaglia, appena sette mesi dopo fanno sapere a Domani che hanno intenzione di «rinegoziare la partnership».

I due fronti dell’affare

I protagonisti di questa storia sono due: Fabio Lazzerini da parte di Ita e Giovanni Prandi per Tie.  I due hanno molti punti in comune. Lazzerini è l’amministratore delegato della compagnia, un manager con un curriculum pieno di esperienze nel settore del turismo, compresa quella di amministratore dell’Ente nazionale del turismo (Enit), altra azienda pubblica malata cronica, ma dalle spese facili. In più Lazzerini si è procurato molti agganci con la politica, soprattutto il Pd lato Dario Franceschini, ex vice segretario del partito e ministro del Turismo.

Prandi è l’amministratore di Tie, un personaggio poliedrico, capace di saltare dall’imprenditoria tessile alla consulenza aziendale con la Figc, la federazione del calcio, dal turismo all’editoria con una radio, Radio Bruno.

Anche lui orbita nell’area del centrosinistra: il segretario della Cgil, Maurizio Landini, appena insediato e dopo aver fatto fuori lo storico portavoce, Massimo Gibelli, per fare comunicazione si è affidato ad Assist Group, una struttura di Prandi, definito dai giornali un «amico del segretario» sindacale.

A giugno del 2020, Prandi ha fondato True Italian Experience, piattaforma per la promozione on line del turismo italiano con un capitale sociale di 50 mila euro e sede a San Polo d’Enza, un comune di 6 mila abitanti in provincia di Reggio Emilia. Appena un anno e mezzo dopo Prandi ha fatto il grande salto con Ita e Lazzerini.

Nella giostra dei potenziali acquirenti che si affacciano su Ita e scappano o sono indotti a fuggire, ora è il turno di Lufthansa. Per mettere le mani sul grande mercato italiano dei voli la grande compagnia tedesca è disposta a tirar fuori tra i 200 e i 300 milioni di euro per il 40 per cento del capitale di Ita. Una cifra modesta, forse un affare per Lufthansa che, però, continua a tergiversare.

Dicono che i tedeschi siano preoccupati per la polvere nascosta sotto i tappeti di Ita, come questa strana storia di Tie o come quella appena avviata che riguarda alcuni dirigenti licenziati da Lazzerini, per i quali in ballo ci sono indennizzi multimilionari.

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