Il conflitto di interesse della ministra Maria Elvira Calderone, per quasi due decenni presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, ora alla guida del ministero del Lavoro che  ha potere di vigilanza sull’ordine dei consulenti – lei si giustifica spiegando che la delega è di Claudio Durigon – sta assumendo proporzioni inedite. Il 29 marzo l’Ispettorato nazionale del lavoro, che la ministra è pronta a riassorbire all’interno del ministero, ha firmato e rinnovato  con il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, presieduto da novembre da suo marito Rosario De Luca, che ha sostituito la moglie, due protocolli cruciali.

L’esclusiva

Il primo protocollo ha l’obiettivo di «rinnovare e potenziare» la cosiddetta Asse.co, una asseverazione di conformità, cioè un certificato rilasciato dai consulenti del lavoro che garantisce da parte delle aziende certificate il rispetto delle norme in materia di contratti, orario di lavoro, rispetto delle norme sugli straordinari, sul divieto di lavoro minorile, ma anche sul fronte del lavoro nero o sull’assenza di condanne in materia di sfruttamento lavorativo e provvedimenti sanzionatori in materia di salute e sicurezza del lavoro.

Paolo Pennesi, l’attuale direttore dell’Ispettorato, che aveva già ricoperto lo stesso ruolo tra 2015 e 2018, era stato sempre favorevole al progetto. E ci sta scommettendo di nuovo ora che è tornato a dirigere l’ispettorato dopo un breve periodo come direttore generale del solito ordine nazionale dei consulenti del lavoro.

I controlli

L’ispettorato nazionale del lavoro ha compiti ispettivi su tanti fronti, non solo sui contratti, ma anche sulla sicurezza sul lavoro o sul rispetto delle norme societarie. L’asseverazione permette, però, ai consulenti del lavoro di avere un ruolo preminente rispetto ad altri professionisti, per esempio i commercialisti o i medici del lavoro o gli esperti di sicurezza. Secondo l’articolo 7 del nuovo protocollo, infatti, l’Ispettorato nazionale del lavoro «al fine di realizzare un più efficace utilizzo delle risorse ispettive disponibili, orienta l’attività di vigilanza in via assolutamente prioritaria nei confronti delle imprese prive della Asse.co» ad eccezione di specifiche richieste di intervento, di indagine demandata dall’autorità giudiziaria, o per controlli a campione.

In sostanza, le aziende bollinate dai consulenti del lavoro non saranno più una priorità per gli ispettori. Un bell’incentivo dal punto di vista di un imprenditore per decidersi a pagare i consulenti del lavoro per avere il bollino.

La compartecipazione

Il secondo protocollo che riguarda «la legalità, la vigilanza e la lotta all’abusivismo professionale » prevede che i consulenti entrino anche nel Centro studi sulla attività ispettiva direttamente con i rappresentanti del Consiglio nazionale. Per determinare le tematiche di cui si occuperà il centro studi, sarà istituito un gruppo di lavoro composto pariteticamente, da rappresentanti dell’ispettorato e dei consulenti, quindi un organo composto in egual misura dagli ispettori e dalla loro controparte.  L’attività di questo nuovo centro studi sarà regolata in un futuro decreto del nuovo direttore generale dell’ispettorato del lavoro.

Per capire di cosa stiamo parlando è come se il centro studi dell’agenzia delle entrate fosse partecipato dai commercialisti e se l’Agenzia delle entrate promuovesse certificazioni dei professionisti che lavorano per chi è oggetto dei controlli. 

Tra le tante iniziative promosse del protocollo c’è anche la promozione della legalità tramite la costituzione di un apposito osservatorio e anche qui una delle attività dell’osservatorio è promuovere la asseverazione dei consulenti del lavoro. 

L’articolo numero 8 del secondo protocollo, dedicato allo «svolgimento delle verifiche ispettive», spiega che l’«Ispettorato nazionale del lavoro» provvederà a sollecitare il personale ispettivo affinché le verifiche di competenza siano effettuate, laddove possibile in presenza del professionista incaricato (cioè il consulente del lavoro, ndr) «nonché con la minor turbativa possibile all’attività produttiva, tenendo conto delle finalità e dell’esigenze dell’accertamento». Ancora una volta: è come se la guardia di finanza facesse i controlli assieme ai consulenti aziendali. 

L’accorpamento

Il prossimo passo pensato dalla ministra Calderone è il riassorbimento dell’Ispettorato nazionale del lavoro all’interno del ministero. Ma se in un primo momento la norma per far sparire l’agenzia e trasformarla in un dipartimento del ministero doveva essere inserita nel decreto Lavoro destinato a cambiare nome e a tagliare il reddito di cittadinanza, per paura di incorrere in un altro richiamo del capo dello stato, ora l’intezione dichiarata è quella di utilizzare il decreto di riordino dei ministeri. Il nuovo dipartimento si dovrebbe chiamarsi dipartimento di ispezione del lavoro e servizi territoriali, e tra le sue competenze la ministra vorrebbe inserire anche il contrasto alla povertà. Non proprio quello per cui sono stati formati gli ispettori e non è chiaro quindi chi dovrebbe occuparsene. Sul tavolo dell’ispettorato ci sono ancora più di mille nomi, che hanno passato il concorso per ispettore tecnico, cioè ispettore che si occupa della sicurezza del lavoro, e le cui assunzioni sono in ritardo. Intanto nel Pnrr, il nostro paese ha previsto un aumento di un quinto dei controlli ispettivi, con l’obiettivo di contrastare il lavoro povero, lo sfruttamento, le irregolarità.

© Riproduzione riservata