Giorni di attesa e trepidazione. I protagonisti del risiko bancario, alla fine, si ritrovano tutti nelle stesse condizioni, anche se per ragioni differenti. Ieri tutti gli occhi erano puntati sulla riunione del Cda di Monte dei Paschi di Siena, da dove arriva notizia del fatto che la partecipazione in Assicurazioni Generali detenuta da Mediobanca finirà in una società non quotata posseduta al 100 per cento da Mps, in cui confluiranno anche le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta, incluse le branch estere di Mediobanca. 

Insomma, tutto come previsto, per quanto riguarda il processo d’integrazione: «Sono stati approvati i progetti di scissione mediante scorporo e scissione parziale» si legge in un comunicato. Martedì l’ad Luigi Lovaglio potrebbe dare nuovi spunti nel suo intervento alla Mediobanca Ceo Conference. Peraltro, giusto qualche ora prima dell’uomo del momento, Andrea Orcel, il cui intervento è previsto per le 14.

C’è dunque attesa su quale possa essere l’orientamento del ceo di Rocca Salimbeni deciso, dopo essere rimasto in sella a fronte degli attacchi di Francesco Gaetano Caltagirone, a non sacrificare il destino della banca che guida sull’altare dello smembramento immaginato da Carlo Messina con la sua Opas. Qualcuno arriva a ipotizzare un rilancio di BancoBpm, che prima dell’ingresso a gamba tesa di Intesa aveva presentato una «lettera d’amore» – come l’avevano definita in maniera sprezzante dalle parti di Intesa e Unipol – per convincere Mps a un matrimonio tra pari. L’idea che l’istituto guidato da Giuseppe Castagna abbia a disposizione liquidità sufficiente per essere competitivo con Messina perde però progressivamente corpo. 

Lovaglio, giurano tutti, non si darà per vinto senza combattere. Ne è prova anche la durata elefantiaca della riunione ordinaria del Cda convocata ieri, in cui sulla carta si sarebbe dovuto deliberare soltanto su aspetti tecnici riguardanti la fusione con Mediobanca.

Ma il ceo lucano non ha portato a casa la scalata del salotto buono della finanza milanese per consegnare il suo lavoro a Messina: la scelta dei suoi consiglieri dà indizi sulla volontà di non mollare soprattutto la rete di filiali sul territorio. Elemento – la competizione territoriale, assieme alla concorrenzialità e all’assistenza alle Pmi – citato esplicitamente anche da Giancarlo Giorgetti quando il ministro dell’Economia ha elencato i piani su cui il golden power potrebbe aver qualcosa da ridire in caso di una eventuale acquisizione di Mps da parte di Intesa.

Nel frattempo Lovaglio dovrà surfare anche il riassetto delle partecipazioni nel capitale della banca: non è infatti chiaro quando possa aprirsi la «finestra d’opportunità» in cui il ministero di Giorgetti cederà l’ultima tranche di azioni di sua proprietà.

Mettersi di traverso

Al contrario del ministero dell’Economia che, una volta tramontato il sogno leghista di un polo bancario nordista nato dalla fusione di Mps e BancoBpm, sembra non vedere l’ora di liberarsi delle quote ancora in pancia a via XX settembre, i colleghi del Tesoro tedesco si aggrappano al loro 12 per cento di Commerzbank neanche fosse la zattera dei due protagonisti di Titanic.

Reuters rivela infatti che sarà molto difficile per Unicredit procedere a un eventuale delisting della seconda banca tedesca o riuscire a mettere fuori gioco come azionista lo Stato tedesco alla luce dell’attuale struttura della proprietà della banca.

Fonti governative spiegano che lo squeeze-out, cioè l’espulsione di azionisti dalla proprietà in cambio di denaro, secondo la legge tedesca è possibile soltanto avendo in mano il 90 per cento della proprietà. Tradotto: per Orcel, anche se dovesse prendere il controllo dell’istituto di Francoforte, non sarebbe una manovra possibile, né ora né mai.

In caso di delisting, invece, il Tesoro rimarrebbe comunque nella banca come azionista di minoranza. Anche in quel caso, promettono le fonti, il governo «si impegnerà per agire nell’interesse dei dipendenti (i cui numeri sono a rischio in un’eventuale ristrutturazione aziendale, ndr), le pmi tedesche (di cui Commerzbank è la banca di riferimento, ndr) e dell’identità di centro finanziario di Francoforte».

Nel frattempo, l’ops di Unicredit continua, estesa ai supplementari fino a inizio luglio. Gli osservatori sottolineano anche come piazza Gae Aulenti abbia definitivamente detto addio alla possibilità di un ricorso contro il governo in Consiglio di Stato, dove il passo di lato sulla tentata scalata a BancoBpm era arrivato già ad aprile. Registrato ufficialmente ieri, viene letto come indizio del fatto che Orcel si voglia tenere le mani libere per nuove operazioni. Magari sulla sua lista della spesa c’è una partecipazione in un gruppo assicurativo.

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