Fra il 2021 e il 2024 i dipendenti del settore privato hanno perso oltre 6mila euro. Siamo il paese dell'Unione in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1991. I numeri del lavoro povero in uno studio della Cgil in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio. Landini: «Lo sciopero generale del 12 dicembre non è solo una manifestazione contro la manovra»
Quella dei salari è «un’emergenza nazionale», spiega il segretario della Cgil Maurizio Landini, e deve diventare «il cuore di un nuovo compromesso sociale e democratico». Intanto sarà uno dei temi dello sciopero generale del prossimo 12 dicembre, che non sarà, spiega, «non solo una manifestazione di protesta contro la manovra». I numeri sono appunto quelli di un’emergenza. Li ha messi insieme di uno studio realizzato dal sindacato e dalla Fondazione Di Vittorio presentato venerdì 5 dicembre in un seminario alla sede nazionale di Corso d’Italia a Roma.
Il declino dei salari
I numeri, dunque. Tra il 2021 e il 2024 i dipendenti del settore privato hanno perso 6.399 euro, che scendono a 5.505,3 euro per chi gode degli sgravi fiscali e contributivi, che però sono solo 14 milioni di lavoratori degli oltre 17 milioni della platea. Secondo lo studio «il disallineamento tra salari nominali e costo della vita ha ridotto il reddito reale, amplificando disuguaglianze e vulnerabilità economica. Quasi nessun comparto è riuscito a tenere il passo dell’Ipca» cioè l’indice dei prezzi al consumo armonizzato, un indicatore economico usato dall’Istat per misurare l’inflazione in modo comparabile tra i Paesi dell’Ue, «generando una perdita cumulata di potere d’acquisto». E ancora: negli ultimi trent’anni la crescita dei salari nel nostro paese «è stata debole e irregolare». L’andamento salariale nel settore pubblico è diverso, ma non meno sconfortante.
Ovunque salgono, in Italia scendono
Le retribuzioni sono aumentate lentamente, ma «i salari reali hanno perso potere d’acquisto a causa di crisi finanziaria, pandemia e recente inflazione». L’Italia è di gran lunga il paese Ocse con la più bassa crescita dei salari reali, ben al di sotto di Francia, Germania e Spagna. Ed è l’unico Paese dell'Unione in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1991: 831 euro in meno rispetto ai 12.442 in più in Germania, 10.866 in più in Francia e 2.836 in più in Spagna. La Spagna, in particolare, secondo l’economista Lia Pacelli «insegna che la precarietà si può ridurre senza creare sfaceli. Serve una rete che sostenga chi perde nelle fasi di transizione, ma l’aumento dei salari è irrinunciabile».
Salario minimo e contrattazione
«Bisogna andare verso un sostegno legislativo al salario minimo e alla contrattazione con l’applicazione dell'articolo 39 della Costituzione; una legge sulla rappresentanza che affronti sia il tema della validità dei contratti nazionali e, quindi, della cancellazione dei accordi pirata», conclude Landini, «oggi si è poveri lavorando, quando succede questo vuol dire che c’è un sistema che non funziona» per non parlare della sfiducia e dell’astensionismo delle persone che non credono a un miglioramento delle proprie condizioni, «tutto questo sta determinando una crisi della democrazia: la maggioranza dei cittadini italiani oggi a votare non ci va più, e a partiti non interessa niente, basta che li votino quelli che a votare ci vanno».
© Riproduzione riservata


