Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso oltre 300mila cittadini qualificati. Nel 2024, gli italiani che hanno trasferito la propria residenza all’estero sono stati 141mila. Tra questi, 45mila sono laureati, vale a dire il 32 per cento del totale. Per lo Stato un costo stimato di 7,2 miliardi di euro annui per la formazione di capitale umano che non contribuisce più al sistema paese. La Roadmap nazionale
C’è una sfida strategica per il futuro del paese, ed è quella di ridurre i flussi dei talenti verso l’estero. Per sostenere la competitività, l’innovazione e la crescita economica di un paese una delle condizioni fondamentali è la capacità di attrarre, trattenere e valorizzare capitale umano qualificato.
È quanto emerge dallo studio “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzato da Teha Group in collaborazione con Philip Morris Italia. La ricerca è stata presentata oggi nell’ambito della 52esima edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” di Teha a Cernobbio.
Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso oltre 300mila cittadini qualificati. Nel 2024, gli italiani che hanno trasferito la propria residenza all’estero sono stati 141mila. Tra questi, 45mila sono laureati, vale a dire il 32 per cento del totale. I primi dati del 2025 mostrano tuttavia un ridimensionamento: - 22,7 per cento rispetto all’anno precedente.
«Questo fenomeno incide sulla capacità dell’Italia di trasformare competenze, conoscenza e innovazione in maggiore produttività e crescita economica, generando per lo Stato un costo stimato di 7,2 miliardi di euro annui per la formazione di capitale umano che non contribuisce più al sistema paese», ha affermato Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House - Ambrosetti e Teha Group.
Non bastano interventi isolati per affrontare il fenomeno, ha sottolineato Pasquale Frega, presidente e ad di Philip Morris Morris Italia: «Richiede una visione di sistema e una responsabilità condivisa tra imprese, istituzioni e mondo della formazione».
La crescita di lungo periodo di un paese è dettata da due motori fondamentali, ha ricordato Giovanna Iannantuoni, professoressa ordinaria di Economia politica ed ex rettrice dell’università Milano-Bicocca: il capitale umano e l’innovazione tecnologica. «Il paese – continua Iannantuoni – deve essere in grado di offrire un adeguato “rendimento del restare”, adottando un approccio integrato, capace di intervenire lungo l’intero ciclo di vita del talento e che possa rendere l’Italia un paese più competitivo nel confronto globale per il capitale umano».
Fragilità strutturali
Il fenomeno si inserisce in un sistema-paese che presenta fragilità strutturali, rileva il rapporto: «La stagnazione della produttività, una quota ancora contenuta di laureati rispetto ai principali benchmark internazionali, una carenza di competenze Stem e la difficoltà nel generare opportunità professionali adeguate per i profili più qualificati».
La fuga dei talenti, si legge nella ricerca, è ormai considerata una priorità per il sistema produttivo. Il 93,9 per cento delle imprese considera, infatti, il fenomeno problematico o molto problematico per l’Italia. E un’azienda su due dichiara un impatto molto rilevante sul proprio business.
La perdita dei talenti, secondo l’82,1 per cento delle imprese sentite, è legata a retribuzioni basse rispetto al costo della vita. «Seguono ridotta fiducia nel futuro del paese e nelle istituzioni, segnalata dal 46,4 per cento delle aziende, e le scarse opportunità di lavoro, indicata dal 35,7 per cento», sottolinea lo studio, da cui emerge come le aziende abbiano già messo in campo delle strategie «esplicite e strutturate di attraction, retention ed engagement», basate su »formazione continua, lavoro flessibile e percorsi di carriera strutturati».
La roadmap
Lo studio propone dunque una Roadmap nazionale «per costruire una strategia organica in grado di agire sull’intero ciclo di vita del talento, dalla formazione all’ingresso nel mercato del lavoro, dalla permanenza in Italia al rientro dall’estero».
Le linee d’azione prioritarie sono cinque: con incentivi alle imprese per l’investimento in retribuzioni e occupazione stabile, si vuole aumentare l’attrattività del lavoro qualificato; semplificare l’ingresso dei talenti internazionali con un visto e procedure dedicate; rafforzare il collegamento tra università, ricerca e imprese con programmi di trasferimento tecnologico e formazione specialistica; sostenere l’insediamento dei talenti nei territori con misure a supporto della mobilità e delle famiglie; creare un ecosistema più competitivo per startup e innovazione attraverso incentivi agli investimenti e un fondo dedicato al deep tech.
Al contrario, in assenza di interventi strutturali, si stima che nel periodo 2025-2035 il paese possa arrivare a perdere circa 760mila laureati, che comporterebbe «il mancato recupero di oltre 120 miliardi di euro di investimento formativo e una perdita fino a 307 miliardi di euro di Pil potenziale nello stesso periodo». La Roadmap, invece, consentirebbe – rileva lo studio – di recuperare fino a 119mila laureati entro il 2035, con un impatto economico positivo fino a 11,1 miliardi di Pil aggiuntivo annuo.
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