Giovedì 8 ottobre si tiene a Enna l’udienza di un processo a suo modo storico, almeno per il nostro Paese. A essere giudicato è un vescovo, monsignor Rosario Gisana, accusato di falsa testimonianza nel processo contro l’ex sacerdote don Giuseppe Rugolo, condannato a 3 anni in via definitiva per abusi sessuali commessi su un minore.

La chiamata in giudizio di un vescovo con l’accusa di aver coperto un caso di abuso accertato e reiterato nel tempo non ha quasi precedenti in Italia, a differenza di quanto avvenuto in diversi Paesi del mondo a cominciare dagli Stati Uniti, passando per la Francia, la Germania e la Spagna, solo per citare alcuni casi.

Insieme al titolare della diocesi di Piazza Armerina, sotto la cui giurisdizione ecclesiastica si trova Enna, sarà chiamato a rispondere delle medesime accuse anche monsignor Vincenzo Murgano, vicario giudiziale della diocesi, nonché parroco della chiesa madre di Enna. Entrambi hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato, per questo l’udienza riveste particolare importanza.

Il processo, iniziato da tempo, entra così nella sua fase decisiva, poiché si tratterà di giudicare se monsignor Gisana ha effettivamente coperto i comportamenti criminosi dell’ex prete don Rugolo, come si legge nella sentenza di primo grado che ha portato alla condanna a 4 anni e 6 mesi del sacerdote, poi ridotti a tre anni nei successivi gradi di giudizio.

La novità sta tutta nel coinvolgimento diretto del vescovo e del suo collaboratore. D’altro canto già la sentenza d’appello confermava i fatti descritti dai giudici al termine del processo di primo grado, anche in relazione all’operato di Gisana e Murgano. Infatti la vittima e i suoi genitori si erano inizialmente rivolti alle autorità ecclesiastiche e, solo dopo aver constato che questa strada non avrebbe portato da nessuna parte, erano ricorsi alla giustizia civile.

Approccio predatorio

«L’istruzione dibattimentale di primo grado ha accertato l’approccio invadente e predatorio dell’imputato che era solito relazionarsi con modalità del tutto inappropriate ed inconciliabili con la funzione educativa e di guida spirituale» scrivevano i giudici, riferendosi a Rugolo.

La mole degli accessi a siti porno, oltre 19mila in soli nove mesi, confermava l’idea della personalità deviata del sacerdote già emersa dalle prove testimoniali. La corte ha quindi demolito la tesi della difesa secondo cui i rapporti sessuali fossero in realtà tutti di natura consensuale. 

Tanti cardinali ad Enna

Proprio a Enna, dal 2 al 7 ottobre, si è svolto un evento religioso inconsueto: ovvero il VII Forum Paneuropeo delle confraternite. Tra gli ospiti d’eccezione diversi cardinali. A dare il via alle celebrazioni proprio monsignor Gisana che ha fatto gli onori di casa e presieduto la messa d’apertura dell’evento. L’impressione è quindi che non si sia una presa di distanza dall’operato di un vescovo accusato di aver insabbiato un grave caso di abuso sessuale. Anzi, a pensar male, parrebbe quasi che l’istituzione abbia deciso di fare muro di fronte al processo in corso.

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