Arrestato a novembre 2024 a sole tre settimane dal suo arrivo in Venezuela, il cooperante ha alle spalle dieci anni di cooperazione con ong umanitarie. Negli oltre 400 giorni di detenzione ha potuto parlare con la famiglia solo tre volte. L’impegno della madre, Armanda Colusso
Alberto Trentini è libero. Il cooperante umanitario originario di Venezia, 46 anni, è stato rilasciato lunedì 12 gennaio dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela.
L’arresto è avvenuto il 15 novembre 2024 mentre il cooperante era in viaggio da Caracas a Guasdualito, nel sudovest del paese per una missione e a quel punto Trentini è stato rinchiuso nel famigerato carcere di massima sicurezza di El Rodeo, nei pressi di Caracas.
Trentini collaborava con l'ong Humanity and Inclusion ed è stato fermato circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela. Le autorità non hanno mai reso noti capi d’imputazione formali a suo carico, anche se sarebbe stato accusato di cospirazione contro le autorità del paese, una sorta di automatismo per il regime di Nicolas Maduro rispetto a persone ritenute in qualche modo scomode per le attività di Caracas.
Esperto di cooperazione internazionale, Trentini ha alle spalle oltre dieci anni di esperienza nel settore umanitario. Laureato all'Università Ca' Foscari di Venezia, ha proseguito gli studi all'estero, conseguendo nel Regno Unito un master in ingegneria.
Nel corso della sua carriera ha lavorato in Ecuador, Etiopia, Paraguay, Nepal, Grecia, Perù, Libano e Colombia, collaborando con diverse organizzazioni non governative, tra cui Focsiv, Cefa, Coopi-Cooperazione internazionale, Danish Refugee Council e altri. Al momento dell’arresto era capomissione ed era impegnato in programmi di sostegno alle persone con disabilità.
Le telefonate
Prima di essere liberato dopo 423 giorni, Trentini ha avuto modo di parlare con la famiglia solo tre volte. La prima telefonata risale al 16 maggio del 2025, sei mesi dopo l’arresto; allora, Trentini aveva detto di essere in buone condizioni e aveva espresso il desiderio di tornare presto in Italia. Circa un mese prima, l’8 aprile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva telefonato alla madre dell’operatore umanitario veneziano, Armanda Colusso, ribadendo l’impegno del governo per riportarlo a casa.
La seconda telefonata del cooperante italiano con la madre è arrivata il 26 luglio scorso: «Pur nella costante angoscia siamo sollevati per aver potuto sentire, per pochi minuti, la voce di Alberto» ha fatto sapere la famiglia attraverso la legale Alessandra Ballerini. Il giorno successivo la Farnesina ha reso nota la nomina del direttore generale per gli italiani nel mondo, Luigi Vignali, a inviato speciale della Farnesina per i detenuti italiani in Venezuela.
La terza telefonata di Trentini con la famiglia risale invece al 9 ottobre: «È la terza telefonata in quasi undici mesi di detenzione» avevano sottolineato i familiari. Trentini in quell’occasione ha «raccomandato ai genitori di prendersi cura di loro» e aveva «assicurato di essere forte».
La chiamata è arrivata dopo la prima visita in carcere dell’ambasciatore italiano. Giovanni De Vito è poi tornato a visitarlo il 27 novembre. La famiglia ha criticato le mosse dell’esecutivo in una conferenza stampa organizzata a Milano in occasione del primo anniversario dell’arresto. «Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto col governo venezuelano. Fino ad agosto. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio» ha detto in quell’occasione Colusso. «Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare».
I passi avanti
Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha cercato telefonicamente la famiglia del cooperante poco prima di Natale. In quell’occasione il capo dello Stato ha manifestato la solidarietà di tutto il paese per la situazione del figlio. La situazione ha visto un passo avanti dopo l'operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio in cui è stato arrestato il presidente Nicolas Maduro. Mercoledì 7 gennaio la famiglia ha però chiesto «di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi» spiegando che in un momento così delicato «ogni parola sbagliata» potrebbe «compromettere la liberazione di Alberto».
«La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza» ha fatto sapere attraverso la legale Ballerini. «Speriamo insieme, forte» ha scritto l'avvocata, dopo l'annuncio della liberazione di detenuti stranieri in Venezuela. Fino alla notizia della liberazione, annunciata nelle prime ore del mattino dal ministero degli Esteri Antonio Tajani.
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