Il cooperante italiano Alberto Trentini è stato liberato dalle carceri venezuelane. Si trova insieme a Mario Burlò, libero anche lui, all’ambasciata italiana a Caracas. 

L'aereo che li riporterà in Italia «è già partito da Roma per riportarli a casa». Così in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha aggiunto di aver «parlato con loro». Il ministro degli esteri Tajani ha aggiunto che il volo farà ritorno a Roma tra stanotte e domani.

«Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal Presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato» continua la nota di palazzo Chigi. 

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che il rientro in Italia è previsto tra oggi e domani: «Sono in buone condizioni. La loro liberazione è un segnale forte che il governo italiano apprezza molto».

Tajani ha ricostruito la vicenda con i giornalisti. «La svolta c'è stata quando la presidente (Delcy) Rodriguez ha detto che ci sarebbe stata una decisione per liberare i prigionieri politici. Da allora abbiamo rinforzato la nostra azione diplomatica, lavorando sottotraccia e in silenzio per convincere le autorità venezuelane il maggior numero possibile di prigionieri politici italiani» ha aggiunto il ministro.

«Ho passato la domenica alla Farnesina e ieri sera verso le otto e mezza, il ministro degli Esteri del Venezuela mi ha comunicato che la presidente Rodriguez aveva deciso di liberare Trentini» ha ricordato il ministro, sottolineando che «nel giro di poco tempo sarebbe stato liberato Trentini e anche altri italiani».

«Alle 3.50 di stamane, il nostro ambasciatore mi ha chiamato per dirmi che erano arrivati Trentini e l'altro nostro connazionale, che erano liberi, erano in ambasciata, ho parlato subito con entrambi, erano in buone condizioni, mi sono preoccupato subito di quello» ha ricordato Tajani. «Abbiamo subito fatto partire un aereo, rientrerà tra stanotte e domani in Italia per riportarli a casa» ha annunciato. In Venezuela «abbiamo adesso ancora 42 italo-venezuelani detenuti, perché quelli con solo passaporto italiano sono tutti fuori. I detenuti politici sono 24, gli altri non sono politici e adesso lavoriamo per fare in modo che possano essere liberati nel maggior numero possibile».

La famiglia

«Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione» ha detto Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia Trentini.

«Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!» si legge ancora nel messaggio dei Trentini.

La vicenda

Il cooperante veneto di 46 anni era arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 per una missione umanitaria: fermato durante un controllo a novembre mentre viaggiava verso Guasdualito, nello stato di Apure, è stato recluso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo I, vicino a Caracas, struttura nota per sovraffollamento e gravi violazioni dei diritti umani. Pur etichettato informalmente da fonti vicine al regime Maduro come "cospiratore" o "terrorista", non esistono capi d'imputazione né un processo a suo carico.

Trentini era detenuto in isolamento, con accesso limitato alla luce naturale e all'esercizio fisico. Il cooperante soffre di ipertensione cronica, che è stata gestita con farmaci forniti dall'ambasciata italiana, e ha perso circa 15 chili a causa della dieta insufficiente. Aveva potuto telefonare alla famiglia solo tre volte nel 2025 e non disponeva di un avvocato indipendente.

A contribuire alla soluzione del caso il lavoro silenzioso della diplomazia italiana, che si è intensificato dopo la nomina di Luigi Vignali come inviato speciale e le recenti evoluzioni politiche nel paese sudamericano, culminate con la svolta seguita agli eventi del 3 gennaio scorso.

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