L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull'attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell'ottobre scorso a Roma. In base a quanto si apprende, Lavitola, a cui si contesta anche il reato di strage, è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Direzione distrettuale antimafia capitolina.

Secondo gli elementi raccolti, l'imprenditore – già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie – sarebbe il mandante dell'attentato.

Nel corso della perquisizione gli inquirenti hanno acquisito il cellulare e il pc. Sul movente è ancora in corso l'indagine.
Martedì sono state arrestate quattro persone: Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis. Per il procuratore Francesco Lo Voi e i pm Carlo Villani (ora procuratore a Velletri) ed Edoardo De Santis la banda è l'autrice materiale dell'azione dinamitarda. A Lavitola e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.

Nel 2023 il Riformista pubblicava una foto nella quale si vedevano Lavitola con Ranucci e una signora bionda. Pezzo dal titolo: «Altro che autogrill, la cena tra Ranucci, Lavitola e un importante prelato». Sono passati tre anni e ora a quel tavolo siederebbe il mandante e la vittima dell'attentato.

Nell’inchiesta, inoltre, c’è anche un ulteriore indagato rispetto a quelli finora noti: si tratta di un cittadino di origine straniera, Clesio Gomes Tavares, non ancora raggiunto dagli inquirenti. L’uomo sarebbe ritenuto dai pm dell’Antimafia il collegamento tra Lavitola e il commando che lo scorso 16 ottobre ha piazzato la bomba a Pomezia, sotto casa del conduttore di Report. Di professione bodyguard agli eventi dei vip, l’uomo avrebbe appunto messo in contatto l’ex editore Lavitola con Pellegrino D’Avino che, come aveva già raccontato Domani, per un periodo ha lavorato nella security di grandi party e feste.

Dalle carte giudiziarie lette da questo giornale, emerge che «Lavitola il 16 settembre, un mese prima dell'attentato, ha effettuato con il 47enne Gomes Tavares un sopralluogo "nei pressi dell'abitazione" del conduttore di Report».

Intanto Ranucci, nei giorni scorsi, a seguito degli arresti dei presunti esecutori materiali, è stato sentito dai pm a piazzale Clodio. «Stanno indagando a 360 gradi – aveva detto Ranucci ai cronisti – I magistrati scandagliano ogni pista, anche quella personale. Ma la mia vita personale è fatta solo di scazzi professionali».

Il profilo

Lavitola è stato direttore del quotidiano Avanti, ma soprattutto faccendiere coinvolto in mille intrighi e inchieste. Tra assoluzioni, prescrizioni, viene condannato nel 2012. Finisce nel carcere di Secondigliano e, quattro anni dopo, finisce di scontare il residuo di pena ai domiciliari nel processo per tentata estorsione a Impregilo, la condanna definitiva per tentata estorsione a Silvio Berlusconi e una truffa sui finanziamenti ai giornali. Oggi è proprietario di Cefalù, un ristorante nel quartiere di Monteverde Vecchio a Roma. Lì si attovagliano nel 2023 proprio Ranucci, una signora bionda, il proprietario Lavitola. Lo scrive il Riformista. Ora, a distanza di tre anni, quel tavolo racconta un epilogo impensabile. 

«Sono sconcertato, mi affido alle indagini della procura e dei Carabinieri, e in questo momento non mi sento di rilasciare dichiarazioni», ha detto il conduttore di Rai tre. Fonti vicine al giornalista del programma investigativo raccontano che tra i due c’era un normale rapporto d’amicizia e che non ci sarebbero stati litigi o screzi. Nel 2019 Report aveva trasmesso un servizio giornalistico riguardante anche Lavitola, poi intervistato anche in altri casi dal programma. 

Domani ha contattato anche Lavitola che non vuole parlare. Fa trapelare soltanto che l’amicizia con Ranucci non sarebbe mai venuta meno. Nega anche ogni addebito. 

Le carte 

«Una volta identificato il Gomes – si legge ancora nelle dieci pagine del decreto di perquisizione dei pm – è stato accertato che lo stesso risulta dipendente dal 2017 della società Cefalù srl che gestisce il ristorante denominato Cefalù bistrot di pesce sito a Roma, esercizio commerciale riconducibile all’indagato Lavitola. Le conversazioni intercettate sull’utenza in uso alla compagna del Gomes si lamenta con il compagno dl fatto che non è ancora rientrato in Italia, citando tale Valter come il soggetto dal quale dipende il ritorno in Italia del compagno, hanno fornito un ulteriore elemento in ordine alla identificazione del Lavitola e al suo coinvolgimento nei fatti oggetto dell’indagine poichè si è interessato all’immediato allontanamento del Gomes dall’Italia, facendolo partire per il Camerun», assicurandogli «assistenza legale».

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