Si tratta di due cittadini pakistani, ripresi dalla telecamere di videosorveglianza. Martedì 3 giugno la conferenza stampa del procuratore capo di Castrovillari Alessandro D’Alessio in questura
Due cittadini pakistani sono stati sottoposti a fermo dalla procura di Castrovillari per l'omicidio dei quattro braccianti di origine afgana, bruciati vivi lunedì mattina ad Amendolara, in provincia di Cosenza.
Il fermo è giunto al termine di un lungo interrogatorio a cui i due sono stati sottoposti nella questura della città bruzia. Gli investigatori della Squadra mobile sono risaliti ai due grazie al sistema di videosorveglianza del distributore di carburante nel quale è avvenuto l'omicidio che ha ripreso tutte le fasi del delitto plurimo.
Ora sono accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.
«Le indagini – spiega il procuratore di Castrovillari Alessandro D'Alessio – coordinate da questa procura, sono state avviate nell'immediatezza dei fatti con il supporto della Polizia di Stato ma anche con la perfetta sinergia informativa con l'Arma dei Carabinieri. Nel corso delle attività investigative iniziali, in presenza dei presupposti di legge, il pubblico ministero ha emesso decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di due persone extracomunitarie, attualmente sottoposte a indagini».
«Merita di essere evidenziata – afferma il procuratore – la professionalità delle forze dell' ordine che, ancora una volta, sono state in grado, operando in perfetto e lodevole coordinamento tra di loro, e seguendo le direttive della Procura di Castrovillari, di individuare, a brevissima distanza temporale dai fatti, i soggetti gravemente indiziati di delitto di omicidio plurimo e pluriaggravato».
D'Alessio afferma anche che le indagini «sono tuttora in corso e proseguono al fine di accertare compiutamente i fatti e le eventuali responsabilità, nel rispetto delle garanzie previste dall'ordinamento».
Convocata una conferenza stampa per domani, 3 giugno 2026, alle ore 16, nella questura di Cosenza, per illustrare i dettagli dell'inchiesta.
Intanto la Tgr Calabria ha rintracciato un superstite della strage. Si tratta di un cittadino afghano che viveva insieme alle vittime a Villapiana. L’uomo ha detto che le tre vittime fossero afgane e che i due fermati accusati di omicidio volontario erano coloro che volevano dei soldi per il trasporto, che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha raccontato, i due hanno gettato prima la benzina nell'abitacolo e poi un accendino, bruciando vivi i quattro migranti. Lui è riuscito a fuggire rompendo un finestrino e nel video si vede con le braccia fasciate per le ustioni.
L'uomo ha anche detto che i cittadini pakistani minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farlo lavorare e che non li pagavano: «I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no», ha raccontato aggiungendo che c'è una «grande mafia del Pakistan».
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