L’articolo 187 permette di sospendere la patente verificando l’assunzione della sostanza stupefacente tramite la positività al test, senza che sia dimostrato lo stato di alterazione mentre si è alla guida. La pm non ha rilevato elementi per affermare questa condizione al momento dell’incidente. «Questa sentenza restituisce giustizia a Elena, ma non cancella quello che ha dovuto subire in questi mesi. È un monito per il legislatore», dichiara Soldo di Meglio Legale
«Il problema non era Elena, ma una legge che continua a colpire le persone sbagliate». Con la formula «perché il fatto non sussiste», il tribunale di Udine ha assolto Elena Tuniz, insegnante di scuola superiore friulana che dopo un incidente causato da un malore – successivamente ricondotto a una crisi epilettica – è stata sottoposta a un esame tossicologico, risultato positivo a un valore molto basso di Thc.
La sua vicenda è diventata una dei casi simbolo del nuovo codice della strada, fortemente voluto dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, rivelando le criticità introdotte dalla normativa e i dubbi scientifici della norma, oltre alla sua «criminalizzazione secondaria».
L’articolo 187 del codice della strada, così come modificato, permette di sospendere la patente verificando l’assunzione della sostanza stupefacente tramite la positività al test, senza che venga dimostrato lo stato di alterazione mentre si è alla guida.
Quello che è accaduto a Tuniz mostra infatti che la sospensione della patente può colpire anche le persone che hanno visto compromessa la propria capacità di guidare, ma non per la presenza di Thc nel loro organismo o per una dubbia positività. Dopo essere stata dimessa dall’ospedale, la donna ha avuto un attacco epilettico la notte successiva, che ha quindi spiegato il malore in auto e l’incidente.
I procedimenti
Ma la dubbia positività al Thc, in seguito agli accertamenti ospedalieri, aveva innescato due procedimenti: quello amministrativo – per il ritiro della patente – e quello penale, che si è concluso lunedì 6 luglio. L’assoluzione è piena, mentre le motivazioni sono attese entro 90 giorni.
La stessa pm ha chiesto in udienza l’assoluzione di Tuniz, sostenendo che la sentenza della Consulta di gennaio 2026 ha imposto un’interpretazione restrittiva del nuovo articolo 187 del codice della strada. L’accusa non ha rilevato elementi per affermare che la donna fosse, al momento dell’incidente, in stato di alterazione psicofisica, che è un presupposto indispensabile per configurare il reato. Una tesi che è stata accolta dal giudice nella pronuncia di assoluzione.
Il ritiro della patente ha inciso direttamente sulla vita di Tuniz, che a seguito del concorso pubblico era stata trasferita in una scuola di Pordenone, a più di 70 chilometri da casa sua. «Questa sentenza restituisce giustizia a Elena, ma non cancella quello che ha dovuto subire in questi mesi. Ha perso il lavoro da insegnante a tempo indeterminato, è stata trascinata in un procedimento penale nel quale rischiava fino a due anni di carcere e una multa fino a 12 mila euro, pur non rappresentando alcun pericolo per la sicurezza stradale», ha dichiarato Antonella Soldo, presidente dell’associazione Meglio Legale.
Un’assoluzione che, per Soldo, non è solamente una vittoria per Elena, «ma anche un monito per il legislatore: il nuovo articolo 187 va cambiato, prima che altre persone paghino un prezzo così alto per una norma ideologica e profondamente ingiusta».
Meglio Legale, spiega la presidente, continua nella sua attività di sostegno in altri procedimenti, perché «il codice della strada torni a distinguere tra chi guida in condizioni di alterazione e chi, come Elena, è stato travolto dagli effetti di una normativa priva di basi scientifiche e di proporzionalità».
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