C’è un’intercettazione nelle carte dell’inchiesta della procura antimafia di Roma, eseguita nei giorni scorsi dai carabinieri, che racconta il livello di dominio e controllo dei narcos anche sui luoghi di detenzione. Non solo l’utilizzo, anche in regime di alta sicurezza, di telefoni criptati per impartire ordini, seguire azioni delittuose, gestire traffici e continuare a comandare. Giuliano Cappoli, un tempo alla corte di Fabriizio Piscitelli, il narco-ultrà ucciso a Roma il 7 agosto 2019 e poi transitato nell’area vincente di Michele Senese, fa di più. 

Riesce a trasferire due detenuti, sodali del suo gruppo, da un reparto all’altro del carcere di Rebibbia. Sono i carabinieri del nucleo investigativo della Capitale a confermarlo: «Dagli accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria risulta che, effettivamente, il detenuto Magozzi Davide, in data 8.11.2025 è stato effettivamente trasferito dal reparto G.11 2° piano sez. A camera nr. 2, al reparto G.8 1° piano sez. A camera nr. 17, e solamente due giorni dopo (il 10.11.2025), sempre al reparto G.8 2° piano sez. A camera nr. 7 del citato carcere».

Un fatto che dimostra la capacità del gruppo di influire in modo determinante anche sulle scelte di dove posizionare i reclusi garantendo le migliori condizioni detentive possibili. E così, al telefono, Cappoli conversa con i due sodali, freschi di trasferimento grazie all’interessamento del narcos. «Amo (ci siamo, ndr) fatto un culo come un secchio per portarvi là tutti e due, eh… questi se sò prostituiti eh fratè... la ce devi rimanè per fà na galera bona sennò non se esce da quella galera eh... ma non hai visto che differenza che ce sta?». La risposta è eloquente: «No, come no... come dici te, qui è un grande hotel ahò». Il grand hotel dove i narcos decidono dove devono essere collocati i sodali. 

Dal carcere i boss seguono anche le torture che vengono eseguite sulle vittime che non pagano o sono sospettate di furto di droga. Così, nel 2020, proprio Cappoli era in carcere in compagnia di Fabrizio Capogna, oggi collaboratore di giustizia, quando sul loro telefono criptato arrivano le foto di un anziano torturato. Da allora nulla è cambiato. 

Nel 2025 Cappoli, anche dall’esterno del carcere, continua a parlare con tutti. Si confronta con Emanuele Selva (detto il facocero), narcos oggi latitante, così come con Leandro Bennato e Giuseppe Molisso, detto Barba, entrambi detenuti e al vertice della mala romana. 

Qualche anno fa, a Rebibbia, i Casamonica nel grande prato verde organizzavano spedizioni punitive, facevano entrare stupefacenti, minacciavano i rivali. Passano gli anni e ora arriva anche il trasferimento dei detenuti.  Gli investigatori sono a lavoro per individuare eventuali complicità all’interno dell’istituto diventato grand hotel. 

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