«Magnati sta carne» dice l’oste Mauro Caroccia. «Lei non sa chi sono io» risponde l’allora ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Sarebbe stato battezzato con queste parole il primo incontro, tra il 2022 e il 2023, tra i due.

Da un lato Caroccia, prestanome dei Senese, dall’altro il potente meloniano, habitué del locale in via Tuscolana sequestrato dai pm. È quanto emerge a margine dell’interrogatorio di Miriam Caroccia, figlia di Mauro, ed ex socia del potente padrone delle carceri italiane. Il rapporto tra Mauro Caroccia e Delmastro sarebbe diventato sempre più intenso, all’interno del locale.

Dall’amicizia alla costituzione della società il passo è stato breve. sarebbe stato Caroccia, in grave difficoltà economica, a proporre l’idea a Delmastro che ha accettato. Caroccia, sempre in base a quanto emerge, avrebbe subito capito con chi avesse a che fare. Delmastro avrebbe invece compreso l’identità di Caroccia solo dopo la sentenza di Cassazione. Una versione, quella del primo incontro a quella del sottosegretario benefattore, che potrebbe non reggere davanti agli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia.

Le parole dell’avvocato

«Caroccia è una vittima della criminalità, ha subito due incendi ai locali ed è stato abbandonato dallo Stato». Fabrizio Gallo, l’avvocato difensore di Mauro Caroccia e della figlia Miriam, parla coi cronisti davanti al tribunale di piazzale Clodio a Roma.

Sono in corso gli interrogatori dei due Caroccia, indagati per intestazione fittizia e riciclaggio con l’aggravante mafiosa nell’inchiesta sulla Srl 5 forchette, di cui era socio anche l’ex sottosegretario.

«Delmastro - ha continuato il penalista - ha teso una mano a Caroccia, è stato l’unico, dato che era in difficoltà economica. E da parte loro i Caroccia, con l’ingresso del sottosegretario nella società, erano più tranquilli: un modo per allontanare quella criminalità che li aveva aggrediti. Oggi ai pm spiegheremo tutto, ma soprattutto chiederemo che fine hanno fatto le denunce riguardanti i roghi appiccati negli anni passati ai ristoranti. Quello sui Caroccia - ha proseguito - è come il caso Garlasco: Mauro Caroccia era stato assolto. Poi è arrivato un giudizio differente, noi rispettiamo comunque le sentenze».

Per i pm i Caroccia avrebbero «trasferito e reinvestito nella società proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese». Gallo ha poi concluso: «Chiederemo ai magistrati di dirci dove stanno i flussi di denaro della famiglia Senese, perché se ci fossero stati credo che il mio assistito non sarebbe stato in questa condizione, lui non riusciva a portare da mangiare ai figli. Non c’è un centesimo della criminalità organizzata, tutto è tracciato e chiariremo ogni cosa. I soldi li ha messi Delmastro. Nel capitale sociale complessivo della srl di 10 mila euro, sono stati versati 2.500 euro, di cui la quota di Miriam Caroccia è 1.250. Se noi muoviamo tutta la criminalità di Roma per questa cifra siamo messi male. Davanti al notaio di Biella Miriam, che ha capito chi fosse Delmastro solo qualche tempo dopo i primi incontri in ristorante vedendolo in tv, c'era e sapeva di essere amministratore unico».

L’interrogatorio della ragazza, classe 2006, è iniziato alle 9.50 e conclusosi intorno alle 13. Subito dopo è toccato al padre, accompagnato dalla penitenziaria, dal momento che è detenuto nel carcere di Viterbo. Nei corridoi della procura il breve saluto tra padre e figlia. Ai pm Mauro Caroccia avrebbe detto che quella di Delmastro è stata un’azione di «beneficenza». E di non aver avuto rapporti coi Senese. «I Senese frequentava il locale perché abitavano vicino a Baffo – ha detto l’avvocato a fine interrogatorio –, Mauro aveva assunto il figlio per un breve periodo. Ma nessun flusso di denaro». In base a quanto si apprende la società biellese verrà spostata a Roma e sia Mauro sia Miriam Caroccia avrebbero appreso molto tempo dopo che Delmastro e gli altri non fossero più soci.

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