La vicenda era nata dalle dichiarazioni della collaboratrice e parte del Comitato editoriale della Fondazione Domani che aveva inserito in corteo capeggiato da La Russa l’autore del lancio di una bomba a mano che uccise, nel 1973, un agente. Il presidente del Senato ha annunciato querela, oggi parla di «travisamento di fatti risalenti a oltre cinquant’anni fa»
«Sono pronto a rinunciare ad adire le vie legali qualora la signora Michela Ponzani chiedesse immediatamente scusa. Lo stesso discorso vale per gli altri soggetti nei cui confronti sono state avviate verifiche su quanto da loro detto o scritto su di me».
La vicenda
Continua la querelle tra la storica Michela Ponzani, collaboratrice e parte del Comitato editoriale della Fondazione Domani e Ignazio La Russa, presidente del Senato. La vicenda nasce da un intervento della storica, che ha parlato delle conseguenze che avrebbero avuto le leggi del governo Meloni se fossero state applicate ai tempi della militanza giovanile di La Russa: «Io credo che se nel 1973, 12 aprile del '73, fosse stato approvato un decreto sicurezza come quello che viene discusso e approvato oggi, probabilmente noi oggi non avremmo un Presidente del Senato» ha detto Ponzani ospite a Otto e mezzo. «Il 12 aprile l'attuale presidente del Senato si mise a capo di una manifestazione non autorizzata, organizzata dal Fuan, l'organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano. Dall'interno di quel corteo non autorizzato, partì il lancio di una bomba a mano che uccise, con un colpo al petto, un agente di polizia di 22 anni».
La Russa ha annunciato querela nei suoi confronti, ma ora offre un mezzo passo indietro in cambio delle scuse. «In tutta la mia vita ho querelato una sola persona, e l'ho fatto perché aveva offeso La memoria di mio padre a oltre dieci anni dalla sua scomparsa» si legge ancora nella nota di lunedì mattina. «Questa volta, invece, mi trovo di fronte a una fake news gravemente lesiva della mia onorabilità, basata sul travisamento di fatti risalenti a oltre cinquant'anni fa e strumentalmente utilizzata oggi nel tentativo di impedirmi di condannare, senza se e senza ma, le violenze avvenute sabato 17 ottobre. Pretendo le scuse».
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