Dopo la condanna, il ministro della Giustizia fa sapere di aver avviato l’istruttoria. Convocato al Quirinale che ribadisce che il potere di clemenza spetta solo al Colle
Il tema della grazia torna a creare tensioni tra la maggioranza di governo e Sergio Mattarella. E se da un lato Paolo Sorrentino può essere soddisfatto per la promozione gratuita al suo ultimo film (La grazia per l’appunto), la destra ha poco da festeggiare. Anche perché questo scontro con il Quirinale non arriva solo dopo le polemiche sulla grazia concessa a Nicole Minetti, ma anche dopo le dichiarazioni di Giorgia Meloni su un possibile, futuro, presidente della Repubblica «di destra». E, soprattutto, nel pieno della crisi esplosa dopo la sconfitta incassata dalla premier sulla legge elettorale.
Insomma, se giunti a questo punto l’obiettivo della maggioranza è quello di accelerare verso le elezioni, non è un buon viatico offendere e litigare con chi ha il potere di sciogliere anticipatamente le Camere.
Lezione di diritto
Ma la destra, si sa, non ha molta dimestichezza con Costituzione. E non è la prima che Sergio Mattarella è costretto a vestire gli antichi panni di docente universitario per dare qualche ripetizione di diritto. Così ieri pomeriggio ha ricevuto al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per, così recita la nota ufficiale diffusa subito dopo il faccia a faccia, «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006».
Fonti del Quirinale hanno poi fatto notare che non si tratta di una questione di merito, ma di metodo, che tocca i poteri del capo dello Stato. Inoltre, riferisce l’Ansa, Mattarella avrebbe ripetuto a Nordio le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».
Il gioielliere condannato
Ma cosa è successo? Mercoledì la Cassazione ha condannato in via definitiva a quattordici anni e nove mesi di detenzione Mario Roggero, gioielliere 72enne che, nell’aprile del 2021, aveva ucciso due rapinatori, e ferito un terzo, dopo una rapina nel suo negozio. «È finita, vado in carcere», aveva commentato il gioielliere subito dopo la sentenza. Al momento in cui questo giornale va in stampa, nonostante gli annunci dei suoi avvocati difensori, Roggero non si è ancora costituito.
In compenso la maggioranza, Lega e FdI in testa, che lo hanno sempre considerato un emblema della battaglia per il «diritto alla difesa», hanno subito iniziato a chiedere la sua grazia e raccogliere firme a sostegno (qualcuno sostiene addirittura su spinta della premier Meloni). E ieri Nordio ha fatto sapere di aver avviato l’istruttoria. Un gesto inusuale anzitutto perché ancora non è stata resa nota la motivazione della sentenza, e quindi il discorso assolutamente prematuro. Inoltre, anche se è riconosciuta «espressamente la possibilità che la grazia sia concessa in assenza di domanda», ma il potere spetta comunque al presidente della Repubblica.
Insomma, comunque la si giri, Nordio ha esondato dai propri poteri. E l’impressione è che non sia un caso. Per le opposizione quanto accaduto è l’occasione di continuare gli attacchi nei confronti della maggioranza. Per i membri M5s nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato, Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato, «il ministro della Giustizia esce dal Quirinale dopo aver ricevuto una sonora lezione di Costituzione dal presidente della Repubblica. Una grande figuraccia di un ministro ormai improponibile che oggi si è prestato alla volgarissima speculazione del centrodestra».
Per il M5s, «il governo Meloni, invece di garantire la sicurezza ai cittadini italiani, cavalca la condanna del gioiellere Roggero. La destra “legge e ordine”, a parole, è in realtà la destra del tutti contro tutti, ignora il significato della parola legalità ed è pronta a tutto per raccattare una manciata di voti. Ricordiamo ancora con molta tristezza la speculazione altrettanto indecente orchestrata dopo l’episodio di Rogoredo. Un’altra figuraccia di un governo impresentabile».
La maggioranza, comunque, non si scompone. Anzi, dopo le tensioni di questi giorni si ritrova compatta attorno al caso Roggero: «Riteniamo che, al di là degli aspetti di natura giuridica, quanto avvenuto meriti una risposta immediata finalizzata a garantire che non debba affrontare ciò che, anche in considerazione della sua età, diventerebbe una condanna all’ergastolo, insopportabile visto quanto avvenuto».
© Riproduzione riservata