Mercoledì 18 marzo la chiusura della campagna referendaria del No in piazza del Popolo a Roma, si schierano anche 270 sindaci. Bachelet, presidente del Comitato Civico per il No: «Ora tocca a ciascuno di noi difendere la Costituzione». Nel week end Pd e Lega organizzano i banchetti nelle piazze. Il 20 marzo Schlein chiude a Milano e Conte a Roma
La dice ad Ancona la sua ultima (ma solo per ora, contiamo sui prossimi giorni) perla. In videocollegamento con un’iniziativa del Sì, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiamato la cittadinanza al voto spiegando che con la vittoria della sua riforma al referendum del 22 e 23 marzo «la rivoluzione copernicana sarà che finalmente saremo un Paese democratico, libero ed entreremo a pieno diritto nelle democrazie occidentali» – evidentemente non lo siamo, il fatto è che da oltre tre anni al governo c’è la sua destra, e lui stesso – e che infine «ci toglieremo i due residui delle dittature del secolo precedente, quella comunista e quella fascista».
Si capisce, sebbene con qualche sforzo, il senso del discorso, nel contesto della propaganda di questi giorni: il Sì considera l’attuale unità delle carriere fra pm e magistrati un’eredità del ventennio. Infelice la scelta dei termini però.
Perché se in Italia qualche residuo del fascismo c’è, nel governo e nella maggioranza – non fosse altro per il culto di Giorgio Almirante a cui è dedita Fratelli d’Italia –, di quella comunista no, e neanche del governo comunista, che mai ci fu. Ma siamo alle ultime battute della campagna elettorale, e per bucare i media il ministro ormai deve fare uno sforzo di creatività: le performance urlate di Giorgia Meloni a Milano sono inarrivabili persino per lui.
Il No dei comuni
Dall’altra parte piovono appelli e ultimi posizionamenti. Come quello dell’ Ali – Autonomie locali italiane – e del Comitato società civile per votare No. «Chi governa i Comuni conosce bene i problemi reali della giustizia: processi troppo lunghi, carenza di personale, arretrati, infrastrutture informatiche insufficienti», dice.
«Questa riforma è sbagliata e non affronta nessuna di queste questioni. Per questo tanti sindaci, dalle grandi città ai piccoli comuni, hanno deciso di dire con chiarezza che non serve riscrivere la Costituzione: serve far funzionare meglio la giustizia».
Lo hanno firmato 270 fra sindaci e sindache. Il testo è stato promosso dal presidente di Ali, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, e dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che a sua volta è il vicepresidente dell’Anci, l’associazione nazionale dei comuni d’Italia, il cui presidente è Gaetano Manfredi, primo cittadino di Napoli; anche lui fra i firmatari, insieme ai colleghi di Bari, Bologna, Firenze, Genova, Cagliari, Parma, Verona, Vicenza, Bergamo, Reggio Emilia, Sassari, a decine di comuni medi e piccoli.
L’appello di Bachelet
Nell’ultima settimana referendaria i fronti contrapposti sparano le ultime cartucce. Giovanni Bachelet, residente del Comitato Società Civile per il No, da Trento – città dove ha lavorato a lungo come docente all’università – ha lanciato un altro appello: «La posta in gioco non è una bega fra magistrati e governo o magistrati e avvocati. Non è neppure la stabilità del governo o l’esito delle elezioni, è la tenuta della nostra Costituzione. È in gioco l’equilibrio dei poteri conquistato con il sangue dei partigiani e conservato anche per il sacrificio di sindacalisti, giornalisti, politici, poliziotti, carabinieri e di tanti magistrati caduti sotto i colpi del terrorismo e della mafia nei decenni successivi». Uno di quei magistrati è suo padre, Vittorio, vicepresidente del Csm ucciso dalle Br il 12 febbraio 1980 a Roma, dentro la facoltà di Scienze politiche dove insegnava. «Ora tocca a ciascuno di noi difendere la Costituzione. Per questo occorre votare No», conclude Bachelet.
Week end di piazza per Lega e Pd
Questo week end piazze per due in mezza Italia: il Pd aprirà banchetti informativi nelle città. Ma anche la Lega farà altrettanto. Lo ha annunciato il vicesegretario Matteo Salvini dai social, con una battuta ironica contro gli avversari: «Questo fine settimana 1500 gazebo, Lega in 1500 piazze in tutta Italia, per spiegare le ragioni del SÌ al Referendum. Saremo tantissimi. Ma è incostituzionale parteciparvi».
Il No a piazza del Popolo
La chiusura della campagna del No sarà mercoledì 18 a Roma, a piazza del Popolo, una lunga kermesse che inizierà alle 17. Sul palco, oltre Bachelet, Rosy Bindi, Maurizio Landini, gli scrittori Benedetta Tobagi e Giancarlo De Cataldo, il cantante Daniele Silvestri, l’attrice Sonia Bergamasco e la giornalista Paola Caridi. E anche i leader dei partiti che si sono schierati per il No, cioè Pd, M5s e Angelo Bonelli. Alla piazza manderà un messaggio Rino Formica, 99 anni appena compiuti.
Nei due giorni successivi le manifestazioni continueranno. Il 20 marzo, ultimo giorno prima del silenzio elettorale, il Pd chiuderà la sua campagna a Milano, e il Movimento Cinque stelle a Roma.
© Riproduzione riservata


