Mario Burlò, l’imprenditore di Torino detenuto per mesi in Venezuela, è stato liberato lunedì 12 gennaio assieme al cooperante Alberto Trentini.

«Non ho parole per esprimere la mia gioia, è la fine di un incubo. Ringrazio ogni persona che ha lavorato per la liberazione di mio padre che non vedo l'ora di riabbracciare» ha detto Gianna, la figlia di Burlò, dopo che si è diffusa la notizia.

L'ultima volta che ha telefonato a casa era stato il 9 novembre, poi la sua famiglia ha perso ogni contatto con lui, fino a scoprire che era detenuto in una prigione di Caracas.

Burlò era entrato in Venezuela via terra dalla Colombia, ed è stato arrestato subito dopo il confine con accuse che non sono mai state chiarite. Gli avvocati dell’imprenditore hanno sempre sottolineato che era detenuto «arbitrariamente» senza che a suo carico fosse formalizzata alcuna accusa.

I legali della famiglia avevano avuto notizia della detenzione da una breve nota del console italiano al Tribunale di Torino, dove l’uomo è chiamato a rispondere di presunte indebite compensazioni di crediti fiscali.

Burlò, che aveva detto alla famiglia che sarebbe partito per il Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, risiede alle porte del capoluogo piemontese ed è a capo di diverse aziende.

Nel febbraio 2025 è stato assolto in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un processo sulla ’ndrangheta in Piemonte e nei giorni scorsi il Tribunale di Torino aveva stralciato la sua posizione sul crac dell’Auxilium Basket.

© Riproduzione riservata