Un piccolo rogo che divampa sul controsoffitto. La festa che non si interrompe per quello che sembra solo un piccolo incidente, tanto che i presenti filmano e continuano a ballare. Partono da queste immagini, riprese in un video, le indagini delle autorità svizzere su quanto è accaduto la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana. Un filmato che avvalora l’ipotesi di un primo, piccolo, focolaio causato da una candela pirotecnica, che avrebbe in poco tempo provocato il flashover che nel giro di pochi istanti ha trasformato il seminterrato del locale in una trappola senza uscita.

Ora le indagini dovranno chiarire i tanti punti ancora oscuri: dai materiali utilizzati (per esempio per lo strato fonoassorbente) al rispetto delle normative sulla sicurezza. Le indagini sono in corso, ma una certezza si rafforza: il bar era impreparato a gestire un’emergenza, e il comportamento dei presenti potrebbe aver aggravato il bilancio. Tuttavia, sta emergendo nelle ultime ore la presenza di almeno un’uscita di sicurezza: «Ma era ostruita dalle fiamme», ha detto l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado.

Sulla vicenda dovrà far luce la procura vallesana, guidata dalla procuratrice Béatrice Pilloud, che indaga per lesioni e omicidio colposo. Nelle scorse ore gli inquirenti hanno acquisito immagini e video registrati all’interno del locale e stanno cercando di ricostruire l’intera catena di eventi confrontando i filmati con le dichiarazioni dei testimoni già ascoltati.

Proprio le immagini confermerebbero l’ipotesi iniziale del rogo partito da candele pirotecniche. In particolare un video, diffuso dal giornale svizzero 20 Minuten, mostra le prime fiamme avvolgere il controsoffitto sopra il bancone del bar nel piano seminterrato del locale. Un incendio che a prima vista appare innocuo, tanto da non generare immediatamente il panico nei presenti.

In sottofondo la musica continua mentre in molti, invece di lasciare il locale, estraggono i propri smartphone per immortalare quel momento senza sapere in cosa si sarebbe trasformato. In pochi minuti, però, le fiamme avvolgono l’intero seminterrato. Dai primi rilievi, sembra che il soffitto fosse rivestito con pannelli fonoassorbenti in poliuretano, un materiale altamente infiammabile molto simile a quello che ha provocato il devastante incendio alla Torre dei Moro a Milano nel 2021.

Entrato a contatto con le scintille delle candele pirotecniche, il poliuretano ha immediatamente preso fuoco favorendo il propagarsi dell’incendio nella fase iniziale. Ma gli accertamenti riguardano anche la capienza del locale, stimata intorno alle 300 persone, e l’assenza di vie di fuga adeguate in caso di emergenza.

Il fascicolo è al momento a carico di ignoti, ma «la procura vuole trovare risposte alle domande che le famiglie si pongono nel modo più rapido ed esaustivo possibile», ha dichiarato Pilloud sottolineando come tra le priorità delle autorità vi sia l’identificazione delle vittime. Un processo, reso complicato dai corpi irriconoscibili e dall’assenza di documenti, che secondo le autorità richiederà diversi giorni prima di essere concluso.

Nella giornata di venerdì gli inquirenti hanno interrogato a lungo anche i gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti titolari dell’attività dal 2015. I due, come confermato da Pilloud, avrebbero «fornito informazioni sulla disposizione interna del locale, sui lavori di ristrutturazione effettuati e sulla capienza del bar». Moretti ha inoltre spiegato di aver ricevuto tre controlli negli ultimi dieci anni e che mai erano emerse irregolarità. Spetterà ora ai pm capire che tipo di controlli sono stati effettuati e chi li ha fatti.

Proprio il rispetto della capienza massima del locale sarà vagliato dagli inquirenti che grazie alle testimonianze delle ultime ore stanno tentando di stilare un elenco il più preciso possibile dei presenti, anche per facilitare le procedure di riconoscimento.

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