«Non abbiamo conferme su nomi di italiani coinvolti. Ci sono delle procedure da seguire. Saranno le autorità svizzere a fornirle, quando ci saranno, alle famiglie». Sceglie la prudenza il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante la visita a Crans-Montana ventiquattr’ore dopo il terribile incendio della notte di Capodanno all’interno del locale notturno “Le Constellation” che ha provocato la morte di almeno 40 persone e oltre cento feriti in gravi condizioni.

Ma, mentre la Farnesina invita alla cautela, necessaria in questa fase, l’Italia sembra già essere tra i paesi maggiormente toccati dalla tragedia, con diciannove cittadini coinvolti.

Il bilancio

Sui numeri però regna ancora la confusione, e il bilancio è in continua evoluzione. «Le cifre comunicate oggi – ha precisato in conferenza stampa a Sion la procuratrice Beatrice Pilloud, titolare dell’indagine – riguardano esclusivamente persone formalmente identificate: questi dati sono destinati a evolvere». Proprio per questo nelle ultime ore si registrano discrepanze nel numero di italiani coinvolti, con le autorità svizzere che parlano di undici connazionali feriti mentre per la Farnesina sarebbero 13. «I numeri che forniscono le autorità svizzere sono diversi – ha spiegato Tajani, ribadendo i dati del ministero – perché finché non sono certi dell’identificazione non li aggiornano. Ma i numeri sono questi». Ed è su questi numeri che si concentra l’attività di assistenza e monitoraggio della Farnesina.

Dalle prime informazioni trapelate dalle autorità elvetiche sembra che i tredici italiani feriti, trasportati in vari ospedali svizzeri e al Niguarda di Milano, siano in condizioni serie, con ustioni e problemi respiratori. La situazione più delicata, e che desta maggior preoccupazione, è però quella dei sei giovani di cui non si ha ancora notizia.

Le autorità svizzere hanno comunicato che dei 119 feriti totali ne restano da identificare sei, un numero che, ancora una volta, non combacia con quello fornito da Tajani secondo cui «ci sono ancora tre feriti da identificare, ci auguriamo che siano italiani».

Un quadro evidentemente delicato e caotico in cui nella serata di giovedì si è inserita anche la Federgolf che, apprendendo del ritrovamento di un cellulare all’obitorio, aveva inserito tra le vittime un suo giovanissimo tesserato, il diciassettenne Emanuele Galeppini, con un comunicato di cordoglio e vicinanza ai genitori.

Nelle ore successive, però, è stata la stessa famiglia a invitare alla cautela con le parole dello zio di Emanuele, Sebastiano Galeppini: «Per il momento Emanuele è ancora nella lista dei dispersi e stiamo aspettando il risultato del Dna».

Il supporto

Proprio per monitorare da vicino l’evolvere della situazione, il ministro Tajani si è recato nella cittadina svizzera dove ha incontrato le autorità locali e i familiari dei cittadini italiani coinvolti. Con la solita cautela, necessaria, ha ribadito che «non possiamo confermare nomi di italiani coinvolti – ha spiegato Tajani – perché ci sono procedure da seguire».

Il titolare della Farnesina ha poi ribadito la piena disponibilità dell’Italia a collaborare con le autorità elvetiche nelle indagini, «che proseguono con la massima severità», e nelle operazioni di identificazione delle vittime. «Abbiamo dato disponibilità – ha detto Tajani – anche da parte della nostra polizia scientifica, per aiutare l’identificazione delle vittime. C’è massima disponibilità sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista di polizia sia dal punto di vista della protezione civile».

Una collaborazione totale ribadita in una nota anche da Palazzo Chigi, che ha ricordato come si sia attivata immediatamente la macchina degli aiuti. «Già da questa notte – si legge nel comunicato – sono stati inviati in Svizzera i team: di valutazione e coordinamento generale del Dipartimento della protezione civile; di supporto tecnico dalla Regione Piemonte; di sanitari esperti nella gestione dei pazienti grandi ustionati della Regione Lombardia, al fine di valutare le condizioni sanitarie e di trasportabilità; di psicologi dedicati al supporto dei familiari dei feriti».

E infatti, accanto all’azione diplomatica e investigativa, l’Italia ha attivato una rete di supporto sanitario e logistico per alleggerire la pressione sugli ospedali svizzeri.

«Ai primi tre pazienti giunti all’Ospedale Niguarda di Milano – fa sapere Palazzo Chigi – si è aggiunto un paziente trasferito questa mattina; altri tre trasferimenti avverranno in data odierna, e si proseguirà nei prossimi giorni secondo un calendario condiviso con le autorità sanitarie elvetiche».

Resta costante anche il lavoro dell’ambasciata italiana in Svizzera, impegnata fin dalle prime ore nel coordinamento con le autorità locali e nell’assistenza ai familiari dei cittadini coinvolti, accorsi nelle ultime ore a Crans-Montana per seguire da vicino gli sviluppi e restare in contatto con le autorità svizzere.

Intanto ieri a metà mattina si è espresso anche il papa: «Cordoglio e compassione per i familiari delle vittime».

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