Il grande successo ottenuto da due bambini dell’isola siciliana all’evento giovanile di taekwondo più importante d’Italia: il Kim e Liù. Diego D'Ancona e Andrea Barreca si sono classificati primo e terzo, con l’aiuto del loro allenatore Matteo Cammarata che, insieme al padre, vive la sua attività come una missione
Nell’immaginario collettivo Lampedusa è l’isola dell’accoglienza, una striscia di terra nel Mediterraneo che ha saputo dare un esempio al mondo su come affrontare il fenomeno migratorio, ma anche l’ultimo lembo di Europa con un mare da sogno. Al di là di questo, la maggiore delle isole Pelagie è un territorio in continua evoluzione che, nei mesi in cui il turismo rallenta, è abitata da circa 6mila persone, tra cui molti giovani. Sono ragazzi intraprendenti e desiderosi di crescere e di costruirsi opportunità che non li facciano sentire così diversi dai loro coetanei sulla terraferma.
Trovare uno svago non è facile: a Lampedusa non c’è un cinema e neanche una libreria o un teatro. Ecco allora che lo sport assume un ruolo cruciale. Le opzioni che offre l’isola sono tre: il calcio, con una squadra che milita in seconda categoria, la danza grazie alla scuola Espressione Danza Lampedusa e il taekwondo con l’Asd Hwarang Taekwondo Lampedusa.
Questa realtà, nata nel 2018, ha ottenuto fin da subito ampi consensi sia per la curiosità verso una disciplina poco nota, sia per l’impegno di Gaspare e Matteo Cammarata che la dirigono, padre e figlio che vivono la loro attività come una missione.
LAMPEDUSA CONQUISTA ROMA
Matteo ha 24 anni e l’anno scorso si è preso la grossa soddisfazione di salire sul podio ai campionati italiani nella categoria -74 kg, ma le gratifiche per lui stanno arrivando anche come maestro. Il primo weekend di giugno al Foro Italico di Roma si è svolto il Kim e Liù, il più grande evento di taekwondo in Europa dedicato ai bambini, che ha visto circa 1.800 partecipanti e Lampedusa è stata protagonista.
Diego D’Ancona, 6 anni, ha vinto nella categoria -20 kg, mentre Andrea Barreca, 7 anni, si è classificato terzo nella categoria -23 kg, entrambi del Gruppo B Beginners. «Ho accompagnato due dei miei allievi a vivere un’esperienza che non dimenticheranno mai», spiega Matteo Cammarata. «Era la prima volta che gareggiavano fuori dalla Sicilia ed erano increduli. In più, in concomitanza con questo evento, c’è stato anche il Grand Prix con i più grandi campioni del panorama internazionale. Hanno fatto le foto e chiesto gli autografi, si sono divertiti tantissimo».
Per i piccoli atleti lampedusani è stato il debutto in questo appuntamento, ma le iniziative della palestra non si fermano mai e sono rivolte a tutti gli iscritti, che vanno dai 4 anni agli over 60. Attività che per tanti possono essere routine, non per chi arriva da così lontano. «Per chi vive in un’isola questi momenti arricchiscono enormemente e vanno ben oltre lo sport. Partecipare a manifestazioni del genere per noi implica prenotare dei biglietti aerei e fare trasferte lunghe e costose, ma sono sacrifici che stiamo facendo volentieri perché siamo certi del valore di queste opportunità».
Le foto delle premiazioni ritraggono i bambini sorridenti dentro il loro dobok con la medaglia al collo e l’attestato in mano. Cimeli che raccontano di una giornata indimenticabile. «Dopo la gara erano sicuramente contenti del risultato, ma non hanno commentato più di tanto. A quest’età, come è giusto che sia, vogliono solo combattere, divertirsi, godersi ogni istante di quello che stanno facendo».
L’ORGOGLIO DI RESTARE
Due giorni dopo la loro gara i bambini hanno anche potuto vedere il loro maestro in azione ai campionati italiani. «Anche se non ero al top della forma ho voluto comunque esserci per dimostrare loro che l’importante è partecipare e dare il proprio massimo. Mi sono fermato agli ottavi di finale, ma è stato bellissimo avere i miei allievi sugli spalti che facevano il tifo per me, che urlavano per darmi la carica. Penso di essere l’unico maestro-atleta così giovane in Italia e ne sono orgoglioso».
Allenare e allenarsi a Lampedusa è tutt’altro che semplice: Matteo Cammarata è l’unica cintura nera della sua palestra e lamenta il fatto di non avere uno sparring all’altezza con cui mettersi alla prova. Cresciuto sportivamente a Bagheria con il maestro Francesco Lo Iacono, a marzo è stato convocato per l’Entry Stage della Nazionale Italiana, un progetto di scouting giovanile organizzato dalla FITA (Federazione Italiana Taekwondo) al Centro di Preparazione Olimpica Giulio Onesti di Roma.
Sono occasioni di crescita e di confronto, soprattutto per lui che, però, di andare via dalla sua isola non vuole neanche sentirne parlare. Da un lato per il legame profondissimo con Lampedusa, dall’altro per la responsabilità verso i suoi iscritti. Persone per cui lo sport è socialità, strumento per costruire il proprio carattere, ma anche occasione per viaggiare, uscire dai limiti geografici che il territorio impone e fare esperienze uniche.
«Quando vinco le mie gare festeggio per i sacrifici che ho fatto, per la volontà che ci metto. Quando invece vincono i miei ragazzi, capisco che sto facendo un buon lavoro. La cosa che mi ha reso più orgoglioso è stato vedere l’accoglienza che abbiamo ricevuto una volta atterrati a Lampedusa. In aeroporto c’erano tutti i bambini della palestra ad applaudire i loro compagni. Anche se non sono venuti a Roma con noi, ci hanno seguito costantemente con le dirette video e hanno fatto un tifo enorme. Questa è la cosa più bella che sono riuscito a creare: un ambiente di sportività assoluta».
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