Voto negativo da parte dell’assemblea parlamentare. Ma la decisione finale spetta all’Aula. I pubblici ministeri intendono realizzare la «copia forense» delle comunicazioni con l’obiettivo di verificare la presenza o meno dei Senese dietro all’attività commerciale di via Tuscolana. Protesta il M5S
Le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il resto dei soci dell’ormai famosa Bisteccheria d’Italia non devono venire acquisite dei pm capitolini che indagano sulla società Cinque Forchette srl in cui il meloniano (non indagato) era in affari coi Caroccia e cioè i prestanome del clan Senese.
È quanto deciso dalla Giunta parlamentare per le autorizzazioni dove questa mattina si è proceduto alle votazione. La decisione finale spetterà però all’Aula dove, probabilmente dopo la pausa estiva, arriverà la proposta (di negare il sequestro della corrispondenza) presa oggi dalla stessa Giunta alla Camera.
«Secondo la procura – si legge nei documenti della Giunta – quelle chat» possono essere «rilevanti per verificare le modalità di costituzione, finanziamento e gestione della società operante nel settore della ristorazione. In tale prospettiva, la procura» ritiene «necessario – si legge ancora – verificare se tale nuova attività sia stata avviata o gestita anche mediante risorse provenienti dal gruppo criminale sopra richiamato e se i proventi dell’impresa fossero destinati, almeno in parte, a tale gruppo. Viene pertanto contestata, allo stato delle indagini, anche l’aggravante dell’agevolazione mafiosa».
Verifiche che, dunque, i magistrati che hanno iscritto nel registro degli indagati Mauro Caroccia e sua figlia Miriam, contestandogli il riciclaggio e l’intestazione fittizia di beni, non potranno realizzare qualora l’Aula confermi il “parere” della Giunta. Tradotto: se così fosse i magistrati di piazzale Clodio non potranno procedere alla «copia forense» delle comunicazioni. Comunicazioni di cui i pm hanno chiesto conto anche durante una serie di interrogatori e dentro cui, aveva rivelato Domani, c’erano pure le disquisizioni dei soci sul nome da attribuire al futuro ristorante: a proporre “Bisteccheria d’Italia” sarebbe stato proprio l’allora sottosegretario alla Giustizia Delmastro Delle Vedove.
«Sono presenti discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all'epoca rivestiva Delmastro, ma che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata. Non ci sono riferimenti ad attività illecite, al riciclaggio o a soldi del clan», aveva fatto sapere l’avvocato Fabrizio Gallo, che difende Mauro Caroccia e sua figlia Miriam.
Per i pubblici misteri, però, l’acquisizione resta necessaria. L’obiettivo è capire se dietro al locale di via Tuscolana ci sia stata o meno l’ombra dei Senese. Questa mattina la Giunta si espressa, accogliendo con favore la relazione del relatore forzista Pietro Pittalis. Ora toccherà all’Aula.
«La richiesta dei pm – ha dichiarato Pittalis – ha messo in luce le criticità relative alla genericità dell’oggetto, all’assenza di delimitazione temporale e alla mancata dimostrazione dell’impraticabilità di mezzi meno invasivi».
Le reazioni
I senatori del Movimento Cinque stelle hanno occupato i banchi del governo al Senato per protesta contro la decisione. I parlamentari hanno mostrato cartelli con la scritta «Fuori le chat» e la presidente di turno Mariolina Castellone ha sospeso la seduta. «Le giunte delle autorizzazioni di Camera e Senato sono diventate organi scudificio per i politici del centrodestra, la maggioranza respinge qualsiasi richiesta dei magistrati a prescindere da ogni valutazione di merito. Devono solo proteggere se stessi. Dovendo trovare degli argomenti di facciata, si nascondono, come oggi sul deputato Delmastro, dietro argomentazioni infondate come una presunta genericità della richiesta della procura di Roma. La verità è che la procura ha affermato che le comunicazioni tra Caroccia e Delmastro sono indispensabili per capire se, come si ipotizza, i Caroccia nel ristorante in cui erano in società con Delmastro riciclassero denaro per conto del clan Senese», hanno commentato, subito dopo la votazione, le componenti del M5s nella Giunta delle autorizzazioni dell Camera Enrica Alifano, Carla Giuliano e Daniela Torto.
«Parliamo di accuse e contesti mafiosi spaventosi, da un ex sottosegretario alla Giustizia ci aspettavamo che lui per primo mettesse a disposizione di tutti la messaggistica, essendo stato il massimo custode della Giustizia italiana dietro il ministro Nordio. Invece no, Delmastro fa parte di una coalizione politica che protegge se stessa e il suo potere sempre e comunque, costi quel che costi. Ieri - aggiungono - insieme al presidente Conte, abbiamo lanciato una sfida a Giorgia Meloni. Lei oggi quella sfida l'ha persa, scegliendo di fare da scudo a Delmastro, proprio come ha fatto con Santanchè. Questa destra continua a non smentirsi: fa la morale agli altri, ma quando la giustizia riguarda esponenti del proprio governo, alza subito gli scudi per proteggerli. Due pesi e due misure: una per i cittadini, un'altra per la loro cerchia di potere. Stanno umiliando gli organi parlamentari e le istituzioni tutte».
A queste parole sono seguite quelle del Pd, con il deputato Federico Gianassi che ha dichiarato: «Si proclamano paladini della giustizia, ma nei fatti impediscono e ostacolano il lavoro della magistratura».
© Riproduzione riservata