«La vita umana dei tarantini ha vinto!». Così l’associazione Genitori tarantini ha commentato sui social la decisione della Prima sezione della Corte d’appello civile di Milano, che ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da Ilva S.p.A. e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.

Oggetto del ricorso era l’ordinanza del 27 luglio scorso che imponeva lo spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto entro la fine di ottobre. Venerdì mattina i giudici meneghini si sono pronunciati a seguito dell’udienza tenutasi mercoledì 9 settembre. Si tratta di una vittoria – seppur momentanea – per la società civile tarantina, mobilitatasi per vie legali contro l’inerzia istituzionale che grava sullo stabilimento siderurgico dal 2012, anno del sequestro da cui è scaturito il processo “Ambiente Svenduto”.

La motivazione

La misura dello spegnimento dell’area a caldo – dove si trovano i cinque altiforni – è stata ritenuta necessaria per via delle continue emissioni di polveri sottili (PM10 e PM2,5) e per la presenza di ingenti quantità di amianto da bonificare con urgenza a tutela della salute dei lavoratori.

Alla base dell’azione legale, promossa da undici cittadini insieme al Codacons, vi è soprattutto il drammatico dato sull'incidenza del tumore maligno alla pleura, a Taranto quattro volte superiore alla media nazionale. La pronuncia conferma la linea espressa fin dal primo grado di giudizio, ribadendo la necessità del provvedimento a fronte dei gravi danni causati dall’attività produttiva dell’impianto ionico.

Si tratta di una doccia fredda per una parte degli industriali e dei sindacati, che confidavano in un ripensamento dei giudici milanesi su una decisione che mette a rischio, nell’immediato, circa tremila posti di lavoro, in gran parte legati al settore dell’indotto.

Intanto il tavolo delle trattative prosegue, con la pista della cordata italiana – 15 imprese capitanate da Federacciai – che non prevede nella propria offerta l’acquisizione dell’area a caldo. D’altronde, lo stesso presidente della Federazione delle imprese siderurgiche italiane, Antonio Gozzi, aveva espresso ad agosto forte scetticismo sull’impugnazione del provvedimento di spegnimento, parlando chiaramente di «tempi molto lunghi». Di certo la decisione odierna certifica ancora una volta l’orientamento della magistratura, accentuando la spaccatura tra la cittadinanza tarantina e gran parte del mondo imprenditoriale e sindacale.

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