Dopo l’addio ai monti (di manzoniana memoria), arriva anche l’addio a Marx&co (non il marchio). Con buona pace dei proletari di tutti i paesi (uniti e disuniti) e anche di tutti gli studenti di filosofia. Meno pacifici si sono rivelati i professori, che di fronte alle nuove indicazioni hanno firmato una lettera aperta al ministero dell’Istruzione e del merito. Gli oltre sessanta firmatari hanno definito «un disastro» l'esclusione di autori come Marx, Spinoza, Fichte e Schelling dai cosiddetti “programmi” scolastici. E nella loro lettera, che potrebbe accogliere nuove firme, hanno sottolineato l’impatto culturale e politico di questi tagli.

La cultura del governo

Oggetto delle critiche è la bozza, consultabile online fino al 31 maggio 2026, delle nuove indicazioni nazionali per i licei. Indicazioni che potrebbero diventare effettive a partire dall’anno scolastico 2027/2028. La lista dei filosofi che appare nei futuri nuovi “programmi”, secondo gli autori della lettera – firmata, tra gli altri, da Massimo Cacciari, Gaetano Lettieri (che fu relatore del ministro della Cultura Alessandro Giuli e ora è al parco Colosseo) e Giuseppe Licata – sconta «più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale”».

I rilievi vengono rivolti, insomma, sia ai redattori, definiti «dilettanti», sia alla linea culturale del governo, che emerge in filigrana e potrebbero avere – spiegano – conseguenze a lungo termine. Secondo i firmatari, infatti, il governo «tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa» una «polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni».

La risposta

Sulle pagine della Repubblica è presto arrivata anche la replica ministeriale. Secondo Loredana Perla, alla guida della commissione, le Indicazioni nazionali sono, appunto, «indicazioni» e sono inoltre ancora alla fase di bozza: «Ogni contributo – sottolinea – verrà tenuto in considerazione». Per questo la professoressa di Didattica e Pedagogia speciale dell'Università degli studi di Bari Aldo Moro ringrazia i colleghi e ribadisce l’importanza dell’attuale fase di «democratica consultazione». 

Il nuovo impianto, specifica Perla, lascia libertà al docente «senza voler imporre un elenco obbligatorio». La commissione incaricata dal ministero ha precisato che l’elenco dei filosofi ha valore esemplificativo e non vincolante. Eppure, secondo i firmatari della lettera, si tratta di una rassicurazione parziale: di fronte alle poche ore disponibili e alle indicazioni ufficiali, l’orientamento dato ai docenti è comunque significativo.

Si pensi, ad esempio, all’indicazione sui teorici del contratto sociale: la bozza suggerisce di scegliere «almeno uno tra Hobbes, Locke e Rousseau». Secondo i docenti, però, legittimare l’esclusione degli altri due limita «la possibilità di approfondire». Con conseguenze concrete sulla conoscenza delle «diverse opzioni alla base della razionalità politica moderna». 

La lettera completa 

«In questi giorni è esploso il caso dell’insegnamento dei Promessi sposi a scuola. Molti hanno gridato allo scandalo perché seguendo le nuove “Indicazioni Nazionali per i Licei”, emanate il 23 aprile scorso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il grande romanzo manzoniano smetterebbe di essere studiato al secondo anno di Liceo. Ma le Indicazioni Nazionali contengono scelte molto gravi anche per quanto riguarda l’insegnamento della filosofia nelle scuole superiori, finora passate per lo più inosservate. Si tratta di questo: dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati, le “Indicazioni nazionali” procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico.

Per limitarsi ai casi più sconcertanti, con riferimento a quest’ultimo aspetto: le linee guida escludono dalla lista degli autori addirittura Spinoza, Leibniz (a parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! – nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; non risolvono il vulnus (già presente nelle indicazioni precedenti) che indica di studiare “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau, suggerendo implicitamente di non approfondire le diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della razionalità politica moderna; limitano lo studio di un autore decisivo come Kant alla sola “idea (sic!) di critica”, rimaneggiando profondamente lo studio del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno. Si potrebbe continuare a lungo, se non che ciò che rileva evidenziare è che tali inopinate esclusioni non sono innocenti, giacché si trova il modo di sostituire gli autori appena menzionati con una non meglio specificata “filosofia italiana dell’Ottocento” (davvero così rilevante al cospetto dei classici fatti rimuovere?) e con il riferimento al “neo-idealismo crociano e gentiliano” (astratto dalle sue radici nella tradizione del marxismo italiano e dalla critica che ne ha fatto Gramsci).

Pare evidente che la composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale” che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni. Ma c’è di più. La montagna ha partorito il topolino anche perché la proposta Valditara è l’esito di consultazioni che hanno coinvolto un numero limitatissimo di esperti, nominati – secondo logiche non del tutto perspicue, peraltro – dal Ministero. Nessuna vera discussione – che avrebbe dovuto essere ampia e diffusa – ne ha accompagnato la genesi. Un metodo verticistico per un risultato regressivo.

Preoccupa, inoltre, che questa operazione “culturale” si sposi – non casualmente – con il tentativo di aggredire il sapere storico e la ricchezza delle sue articolazioni, proponendo il suo ridimensionamento metodologico in favore di una nuova “modalità” di insegnamento della filosofia, definita “tematica”, ma dietro la quale si nasconde la precisa volontà – perseguita da qualche solerte membro della Commissione di esperti nominata dal Ministero – di diluire l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia.

Desta sconcerto, peraltro, il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno impressionistico del “secolo breve”, spesso sacrificato da programmi scolastici incapaci di ricomprenderlo (quantomeno nei suoi tratti caratterizzanti e decisivi): le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare anche questa situazione, poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento della filosofia sino al ventunesimo secolo – che ben si accorda con la provinciale attitudine a nominare di sfuggita temi “alla moda” che però non vengono adeguatamente svolti – è raggiunta a discapito dell’approfondimento del diciannovesimo e soprattutto del ventesimo secolo. Quest’ultimo, fino ad oggi praticamente dimenticato, verrebbe ora incomprensibilmente compresso in favore di uno sguardo approssimativo sulla più stringente attualità.

Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire.

In qualità di docenti universitari delle diverse aree filosofiche invitiamo i colleghi, gli studenti, le società di settore a favorire l’apertura di una discussione autenticamente democratica su questo delicato tema. È necessario impegnarsi, ciascuno nel suo ruolo e in base alle sue possibilità, per chiedere il ritiro delle linee guida e giungere a una proposta alternativa realmente condivisa da tutti gli attori del mondo della scuola e dell’università».

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