Nel lessico familiare di Elena Ferrante c’è un termine che dà il titolo anche a un suo saggio: la parola che sua madre pronunciava per descrivere le impressioni contraddittorie che a volte fanno sentire lacerati. La «frantumaglia» è il deposito del tempo senza l'ordine di una storia, di un racconto. L’insieme di frammenti a cui non si riesce a dare un senso. Lo smarrimento che si prova quando ci si affaccia sull’insensatezza del proprio mondo interiore.

E secondo il criminologo Adolfo Ceretti, ospite al convegno “Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile”, è ciò che prova anche un adolescente che ha commesso reati. L’evento – nato dall’omonimo bando promosso da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in collaborazione con il dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità – è stata un’occasione di confronto pubblico sulle modalità di intervento e recupero dei giovani. Al centro, i risultati raggiunti da 17 progetti che hanno coinvolto oltre 3.000 ragazzi segnalati dall’Autorità giudiziaria minorile e già in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni (Ussm) o ai servizi sociali territoriali, in particolare per reati di gruppo, oppure in uscita da procedimenti penali o amministrativi.

C’è chi ha imparato a riparare le bici, chi ha raccolto il nettare e pulito un’arnia, chi ha fatto un cammino a piedi, chi ha costruito un’area giochi o aiutato gli anziani del proprio quartiere a usare un computer. I 17 progetti, sostenuti da uno stanziamento complessivo di 14,5 milioni, prevedono l’inserimento dei ragazzi in percorsi che li facciano sentire utili, ascoltati, coinvolti. Come sottolinea uno dei referenti, mansioni che facciano scoprire loro cosa significa ricevere fiducia.

Proprio per questo le iniziative in cui vengono coinvolti i minori coprono vari ambiti, da quello formativo a quello sociale, da quello lavorativo a quello familiare. Con l’obiettivo di far comprendere il senso del limite, il valore del recupero e il potere trasformativo della comunità. Perché i problemi comportamentali dei giovani, come sottolinea il presidente di Con i bambini Marco Rossi-Doria, riguardano tutti e tutte. E tutti e tutte dovrebbero occuparsene: educatori e legislatori, familiari e concittadini. Un principio ribadito anche dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo.

Durante il convegno è stato presentato e consegnato al capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità il documento con gli orientamenti di policy frutto dell’esperienza del bando. Il documento è l’esito di un percorso di partecipazione rivolto agli enti di terzo settore dei partenariati dei progetti. Le realtà coinvolte, tramite laboratori comuni, hanno individuato alcune sfide che la giustizia minorile deve affrontare.

Gli autori hanno definito i protocolli operativi territoriali fondati sulla multi-professionalità e sulla collaborazione tra enti del Terzo settore e l’Ufficio di servizio sociale per i minorenni. Nel documento vengono inoltre illustrati i modelli educativi sperimentati negli anni: dalla musica al teatro, dalla scrittura all’arte, fino a esperienze in natura, attività agricole, percorsi residenziali, cammini e progetti di rigenerazione urbana. Con l’idea comune che per combattere le ingiustizie sociali si debba agire collegialmente. Perché per crescere un bambino serve un villaggio, per educare un adolescente serve una comunità.

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