Dopo i dubbi sollevati da Il Fatto quotidiano sulla documentazioni fornita per la concessione della clemenza per ragioni umanitarie, il Colle chiede chiarezza a via Arenula
La storia della grazia concessa dal Quirinale all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, Nicole Minetti, non è affatto chiusa. Da giorni Il Fatto quotidiano dedica inchieste che sollevano dubbi sulla documentazione e le ragioni fornite per la concessione della clemenza per ragioni umanitarie. La grazia, infatti, è stata fondata anche «sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati».
Ora la stessa presidenza della Repubblica è intervenuta sulla vicenda riaprendo il caso, l’ufficio stampa ha inviato una comunicazione ufficiale al ministero della Giustizia dove si legge: «In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal presidente della Repubblica, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa».
I dubbi, sollevati dal quotidiano, riguardano la nuova vita di Nicole Minetti, i trascorsi del compagno, l’imprenditore Giuseppe Cipriani, con Jeffrey Epstein, l’iter sanitario seguito dal bambino, ma anche la misteriosa scomparsa della madre biologica del piccolo, al quale si aggiunge l’ultimo mistero: l’avvocata che difendeva quella madre sarebbe morta carbonizzata insieme al marito, anche lui legale.
L’ultima volta che il Quirinale era intervenuto sul caso risale all’11 aprile: «La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore», si leggeva in una nota.
Ora tutto è tornato in discussione. Minetti era stata condannata in via definitiva a un anno e un mese per peculato e a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione nell'ambito del processo Ruby bis. La grazia ha chiuso i suoi conti con la giustizia. Almeno per il momento.
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