L’ex consigliera della regione Lombardia per il Pdl era stata condannata in via definitiva a un anno e un mese per peculato (la vicenda dei rimborsi quando era al Pirellone) e a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione nel processo Ruby bis. I suoi legali parlano di «atto di clemenza individuale» e chiedono il massimo riserbo. Il provvedimento di Mattarella arrivato «con il parere positivo» del ministro Nordio
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha concesso la grazia a Nicole Minetti. L'ex ballerina di Colorado, ex igienista dentale ed ex consigliera regionale della Lombardia per il Partito delle libertà di Silvio Berlusconi, colei che andò a prendere Karima El Mahroug detta Ruby in questura a Milano, non andrà in carcere. Era stata condannata in via definitiva a un anno e un mese per peculato e a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione nell'ambito del processo Ruby bis.
Ad anticipare la notizia il programma tv Mi manda Rai 3 sui social (domenica 12 aprile invece la messa in onda del servizio intero, a cura di Floriana Bulfon), precisando che «il provvedimento di grazia, giunto per motivi umanitari, è stato rilasciato nelle scorse settimane (a febbraio, ndr) con il parere positivo» anche del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Un’anticipazione era stata pubblicata sabato anche su Il Fatto Quotidiano.
«Straordinari profili umanitari»
A questo proposito, fonti del Quirinale precisano che «la concessione dell'atto di clemenza - in favore del quale si è espresso il competente procuratore generale della Corte d'appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati». «La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore», precisano le stesse fonti.
La grazia a Minetti, a giudizio degli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, è fondata su «straordinari profili umanitari» connessi alla «tutela della salute» e alla condizione di «particolare vulnerabilità di un minore», rispetto al quale si chiede il «massimo» e «dovuto riserbo». I difensori di Minetti annunciano poi di riservarsi «ogni opportuna iniziativa nelle sedi competenti», qualora la «risonanza mediatica» della vicenda violasse la «dignità, la riservatezza e la serenità della vita familiare della dottoressa Minetti» e quella del «minore».
«Clemenza individuale»
Fisicaro e Calcaterra definiscono il provvedimento di grazia emesso dal Quirinale come «nel pieno solco dell'istituto costituzionale della clemenza individuale», fondato su tutta una serie di «presupposti», fra cui la «necessità» di «assicurare continuità di cura e stabilità familiare», evitando che la pena potesse avere «effetti indiretti sproporzionati su soggetti terzi», la «distanza temporale» dai fatti per cui Minetti è stata condannata, con «conseguente verifica dell'attualità della funzione rieducativa della pena» da scontare, e infine la «responsabilizzazione personale» e il «reinserimento sociale maturati nel tempo» dall'ex consigliera lombarda del Pdl.
«In casi analoghi scelte di questa natura restano normalmente confinate alla dimensione personale e familiare, senza una particolare esposizione pubblica», fanno sapere i difensori di Minetti, «proprio per questo rinnoviamo l'invito al massimo riserbo, in particolare sulla posizione del minore».
La vicenda
Originaria di Rimini, Minetti era entrata in Consiglio regionale nel listino bloccato, quindi con elezione sicura, nel 2010, con una lunga coda di polemiche. Gli occhi, alla prima seduta l'11 maggio, erano puntati soprattutto su di lei e su un altro giovanissimo, Renzo Bossi, il figlio dell'allora segretario della Lega Nord Umberto Bossi, che lo aveva battezzato “il trota”. Nicole tenne un profilo basso, praticamente senza rilasciare dichiarazioni. Ma solo alcuni giorni dopo, il 27 maggio, le fu chiesto di andare in questura e farsi affidare Ruby, allora 17enne, che era stata fermata senza documenti e sospettata di furto. Da qui è iniziata la vicenda giudiziaria a cui si è aggiunta quella sui rimborsi non dovuti al Pirellone, che non ha riguardato solo lei ma anche altri consiglieri fra cui Bossi jr.
Nel frattempo, l'ex consigliera si è legata a Giuseppe Cipriani, nipote del fondatore dell'Harry's bar, che ha interessi non solo in Italia ma soprattutto all'estero, in particolare in Uruguay dove ha avviato il progetto di restauro dello storico Hotel San Rafael con l'obiettivo di farne uno dei maggiori poli del lusso del Sudamerica, come riportano i giornali locali. La domanda di grazia è stata presentata all'inizio dello scorso anno.
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