Il tribunale del Riesame di Roma ha depositato le motivazioni con cui ha respinto la richiesta di domiciliari per Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato ai danni dell’ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Secondo i giudici, sono almeno tre le «bugie» che l’imprenditore avrebbe raccontato nel corso di interrogatorio e dichiarazioni spontanee avvenuti tra agosto e settembre. 

le bugie

La prima riguarda il sopralluogo in casa Ranucci del 15 settembre: Lavitola ha sempre negato, invece è accertato che quel pomeriggio lui e Gomes Clesio Tavares erano a Pomezia. Altra bugia è sull’input dato a Gomes: secondo Lavitola era di sparare colpi di pistola e non di mettere una bomba. Invece secondo il collegio è «inverosimile» che Clesio, legato da un rapporto di fedeltà con Lavitola abbia agito in modo diverso dagli ordini. Anche perchè se si fosse trattato di sparare solo in aria non sarebbe servito un sopralluogo. Infine ci sono le omissioni relative al movente dell’attentato, per il quale i giudici sembrerebbero accreditare la pista «politica», ma mancano riscontri definitivi.

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