Il giorno dopo la notizia che terremotato la Serie A è fatto da dichiarazioni, accuse e contraccuse. Con una certezza: l’indagine in corso a Milano terrà banco a lungo in questo finale di campionato che anticipa i mondiali 2026, ai quali l’Italia non parteciperà. 

Intanto la Lega chiede di «ripartire da zero con pieno rinnovamento e figure nuove» nel calcio italiano dopo lo scoppio del caso sulle presunte assegnazioni di arbitraggi  a favore dell’Inter che hanno portato alla notifica di un avviso di garanzia al designatore arbitrale Gianluca Rocchi. La richiesta di un intervento più incisivo arriva anche dall’ex presidente della federazione Franco Carraro, che sottolinea come dopo Calciopoli non sia cambiato niente: «Dopo che succede uno scandalo c’è sempre un momento di tensione e poi si molla». Carraro non è esattamente una figura che può definirsi di rinnovamento. Coinvolto nelle vicende di Calciopoli, ne uscì indenne. 

Nella giornata di domenica 26 aprile ha parlato anche il presidente della Lega serie A: «Giudizi affrettati o conclusioni di qualsiasi genere sono fuori posto, nell’attesa doverosa che le indagini compiano il loro percorso per stabilire la verità» ha detto il Presidente della Lega Calcio Serie A, Ezio Simonelli. Nel frattempo, però, aumenta anche la perplessità per il fatto che l’esposto di Domenico Rocca, che ha dato impulso all'inchiesta di Milano, fu archiviato nel 2025 dalla Federcalcio. Il procuratore Giuseppe Chinè ha precisato di aver fatto questa scelta perché «non emersero condotte di rilievo disciplinare». Chiné però va oltre e precisa che sui giornali sono uscite molte inesattezze sulle condotte degli arbitri. 

C’è poi chi invita alla calma, a non generalizzare. Il fatto è che c’è moltissima confusione. Anche perché finora gli atti conosciuti dell’indagine sono pochi e oltre ai nomi di Rocchi e di altri assistenti Var. Tra gli indagati, oltre a Rocchi e ad Andrea Gervasoni, che verranno entrambi interrogati il 30 aprile,  e a Daniele Paterna, ci sono anche Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo

Ma quel che i tifosi si chiedono è che cosa produrrà l’inchieste in termini di conseguenze sportive: anche perché non è chiaro chi sia stato avvantaggiato da un presunto sistema che però nelle carte dell’indagine non è al momento citato. Infatti la tesi riportata nel decreto notificata a Gianluca Rocchi sugli arbitri graditi all’Inter e assegnati in partite specifiche, non è ancora chiaro su cosa si poggi. Intercettazioni? Interrogatori? Quel che però è evidente, come riportato dal Corriere della Sera, è che dalle partite citate nell’atto notificato a Rocchi si citano episodi e match in cui l’Inter è uscita sconfitta. Partite decisive che hanno fatto perdere lo scudetto alla squadra milanese. C’è poi la lettera da cui è iniziata l’indagine, quella scritta da un ex assistente che si è sentito penalizzato dalla guida di Rocchi (agli atti però ora spunta anche una precedente denuncia, da parte dell’avvocato Michele Croce). Lì si cita come episodio emblematico della gestione Var il rigore non concesso all’Inter, che ha di fatto cucito sul petto del Napoli la vittoria del campionato 2024/2025.

Il punto è capire, e questa potrebbe essere la svolta che segnerebbe i guai per la società, se uomini dell’Inter abbiano avuto contatti con Rocchi. In questo caso si aprirebbero scenari di penalizzazione. 

Intanto una lunga nota dell’avvocato del principale indagato: «Rocchi girava tutti gli stadi e comunque la Procura deve indicare chi sono queste altre persone. Io ne ho fatti di processi per frode sportiva e non ho mai visto che nell'imputazione non si dica chi sia l'altro soggetto». Questo vale anche per le altre due imputazioni, perché «la frode sportiva è un reato plurisoggettivo». Il riferimento è agli episodi di presunto condizionamento nella scelta degli arbitri per le due partite dell’Inter. 

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