Dopo giorni di bufera calcistica, in cui in pratica è mancato solo l’intervento del presidente della Repubblica, l’occasione per chiarire è stata ricavata in Norvegia, prima della sfida contro il Bodo Glimt. Pochi giornalisti al seguito, un ambiente tutto sommato protetto, ideale per ritornare sulla partita dello “scandalo” Inter-Juve, dove una simulazione evidente di Bastoni ha causato l’espulsione del bianconero Kalulu indirizzando così la partita e scatenando l’ira della dirigenza juventina, minacce di morte all’arbitro, annessi e connessi.

L’Inter ha mandato in conferenza stampa, insieme all’allenatore Cristian Chivu, proprio Bastoni. Inevitabili le domande su quanto avvenuto in campo e sull’esultanza scomposta del difensore nerazzurro per aver fatto espellere l’avversario con una “furbata”.

Le scuse di Bastoni

«Ho voluto essere qui perché si è parlato tanto, anche più di quanto immaginassi. Ho aspettato qualche giorno per rivedere quello che è successo, per capire quali fossero le differenze rispetto a quello che ho vissuto» ha spiegato Bastoni. «Il contatto sul mio braccio è stato accentuato, sono qui per ammetterlo». Cosa che in realtà era ormai assodata, visto che le immagini hanno fatto il giro del mondo e la mano di Kalulu ha praticamente solo sfiorato il giocatore interista.

Ad ogni modo poi sono arrivate le scuse: «La cosa che mi dispiace di più è il comportamento successivo. Una reazione molto brutta ma molto umana. Sono qui perché ogni essere umano ha il diritto di sbagliare e deve riconoscerlo». «Mi dispiace aver agito in quella maniera, è giusto metterci la faccia. Ma è altrettanto giusto che la mia persona non venga definito da un episodio». Bastoni ha citato la trance agonistica, la tensione, la pressione come motivazione.

Attacchi e gogna

Subito dopo, però, è passato all’attacco: «Su questa cosa hanno parlato davvero tutti e ho notato tanta falsità, tanta ipocrisia e finto perbenismo e sono cose che non fanno bene». «Ho sentito addetti ai lavori dire cose che non stanno né in cielo né in terra ma fa parte del calcio» ha proseguito, prima di ringraziare «chi ha detto la verità, ovvero che ho sbagliato ma sono cose che nel calcio succedono. L’essere umano ha il diritto di sbagliare ma anche quello di riconoscere gli errori».

Per il difensore, il problema è stato un altro: «È stata una gogna mediatica, io sono capace di gestirla. Mia moglie ha ricevuto minacce di morte, auguri di malattie». «Anche l’arbitro La Penna ha ricevuto minacce via social, e mi spiace per lui».

Chivu non torna indietro

Chi, invece, non è tornato indietro è stato Chivu. «Hanno parlato in troppi, io ho detto la mia dopo la partita. Quello che ho visto mi sembra sia la realtà, poi se vogliamo girarla in modo diverso... Non ho niente da aggiungere. Non ho tempo di guardare indietro. Domani abbiamo una partita importante». In sostanza, l’allenatore si era esposto dicendo che lo sbaglio lo aveva commesso Kalulu, perché aveva usato le mani sul nerazzurro, pur per un tocco lievissimo. Quello che poi ha ingannato l’arbitro. 

L’ex calciatore di Inter e Roma, tra le altre, ha risposto poi a una domanda riguardo le parole di Spalletti che ha difeso Kalulu e mandato una frecciata al suo ex giocatore, oggi avversario di panchina. Frecciata che è stata subito reindirizzata indietro. «Non vado a rispondere agli altri. Io dico la mia e dico quello che vedo e quello che penso. Non mi interessa quello che si dice, dove c’è magari frustrazione e non sono in grado di gestirla» ha detto Chivu.

«Il calcio è sempre stato questo. Ci sono episodi a favore o contro, ma bisogna smetterla di lamentarsi e fare i moralisti. Sono cose che accadono tutte le domeniche, fin da quando Maradona ha segnato con la mano. Noi abbiamo subito un rigore ingiusto a Napoli e non ho detto nulla, dobbiamo smetterla di lamentarci. Andiamo avanti e ci ricordiamo bene cosa si diceva di noi a inizio anno. Ora siamo a febbraio e forse qualcuno non è contento di dove siamo» ha concluso.

© Riproduzione riservata