Quella che ha reso celebri le scuole comunali della città è una storia che affonda le radici nel passato, quantomeno dalla fine dell’Ottocento. Protagonista non è un singolo, neppure Loris Malaguzzi che di questo approccio è considerato il padre, bensì è il frutto di una storia collettiva
Quella che ha reso celebri le scuole comunali della città è una storia che affonda le radici nel passato, quantomeno dalla fine dell’Ottocento. Protagonista non è un singolo, neppure Loris Malaguzzi che di questo approccio è considerato il padre, bensì è il frutto di una storia collettiva
A Reggio Emilia, in occasione della imminente visita privata della principessa del Galles Kate Middleton alle scuole e nidi d’infanzia del comune emiliano per capire quel Reggio Emilia Approach che si è imposto a livello internazionale, proveremo a spiegarle che quella che ha reso celebri le scuole comunali della città è una storia che affonda le radici nel passato, quantomeno dalla fine dell’Ottocento.
Non si tratta, dunque, di un caso, ma è l’esito di scelte intenzionali e di una partecipazione corale. Protagonista non è un singolo, neppure Loris Malaguzzi che di questo approccio è considerato il padre con la sua filosofia dei “cento linguaggi”, bensì è il frutto di una storia collettiva, che nasce da lontano, e che, nell’ambito dell’educazione 0-6, ha permesso a Reggio Emilia di compiere importanti passi in avanti e di fare da apripista.
Già dalla caduta del ducato estense, il Monte di Pietà, presieduto dal sindaco liberale Pietro Manodori, nel 1860 apre un asilo infantile per una educazione popolare che diventa ben presto un punto di riferimento. Si comprende che il riscatto dalla miseria passa anche attraverso l’educazione infantile. All’inizio del Novecento, nella Reggio attraversata dalle idee socialiste e riformiste di Camillo Prampolini, l’istruzione pubblica viene considerata come una grande forza emancipatrice. In questo clima si sviluppa il movimento cooperativo e iniziano le grandi municipalizzazioni.
È sempre in questi anni che viene istituito un gabinetto pedagogico e vengono aperti i primi asili pubblici laici: nel 1913 il comune apre infatti l’asilo di Villa Gaida, non a caso situato in una delle frazioni più lontane dalla città, abitata da famiglie e da donne che lavorano tutto il giorno.
È la prima esperienza di scuola dell’infanzia promossa da un soggetto pubblico e ancora di più da un ente locale. Reggio precorre ciò che si sta muovendo a livello nazionale.
Sebbene il fascismo interrompa temporaneamente questa storia, dall’impegno nato dalla Resistenza e dai primi anni dell’Italia repubblicana inizierà un nuovo capitolo dove protagoniste sono prima di tutto le donne, le donne organizzate nell’Udi e le famiglie. In modo autonomo aprono e gestiscono, autogestiscono le scuole, che arriveranno ad essere oltre 60.
Iniziative che hanno origine dal basso, come la scuola di Villa Cella aperta nel 1947, a pochi chilometri da Reggio, in cui è impegnato anche un giovane Malaguzzi.
Villa Cella viene costruita grazie al ricavato ottenuto dalla vendita a un rottamaio di un carro armato, di cavalli e di tre camion abbandonati dalla ritirata nazista. È l’inizio di una storia bella ma faticosa, segnata inoltre da occupazioni di locali, come nel caso della scuola La Villetta, e da azioni lungimiranti, che gli amministratori della giunta socialista e comunista hanno saputo comprendere e appoggiare. E ancora una volta sono i comuni, prima di una legge nazionale che tardava ad arrivare, a prendere l’iniziativa.
Reggio approva cinque scuole materne comunali, parte integrante dei nuovi quartieri che stavano nascendo. È il 1963, la scuola dell’infanzia prende il nome di Robinson. Il sindaco Bonazzi, in carica dal 1962 al 1976, confermava la scelta di una visione di città: «Avvertivamo la necessità di accompagnare la ripresa con servizi che garantissero una migliore qualità della vita».
Le scuole dell’infanzia diventano l’asse centrale delle politiche comunali e il Reggio Emilia Approach viene consacrato dall’articolo pubblicato da Newsweek nel 1991. La realtà che oggi caratterizza l’esperienza dei nidi e scuole dell’infanzia comunali reggiane viene ulteriormente riconosciuta dalla notizia della visita della principessa e resa possibile da Reggio Children Srl, deputata alle relazioni internazionali e alla promozione delle scuole e dei nidi d’infanzia per conto del Comune.
La decisione della principessa di venire in visita alle scuole e nidi d’infanzia per conoscere da vicino i nostri atelier – luoghi dove non si danno risposte, ma si creano nuove domande e dove agiscono i cento linguaggi – per cogliere il valore dell’assemblea del mattino, chiamata da Malaguzzi il “parlamento dei bambini”, per parlare con le insegnanti e le pedagogiste, con i genitori, ricorda a tutti la responsabilità a cui si è chiamati: riconoscenti per chi ha saputo costruire questa storia, per chi ci ha preceduto, per chi la tiene viva e vitale oggi, e per lasciarla in dote a chi verrà.
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