«Davanti ai recenti naufragi, che hanno segnato la strage più grande nel Mediterraneo di questi anni, c’è stato silenzio e indifferenza. Chi ha parlato di loro? Chi ha pianto per loro? Questo ha segnato un’ulteriore ferita alla loro dignità calpestata.
Siamo in contatto con i familiari e gli amici di molte vittime: ci hanno chiesto di non dimenticarli, di pregare per loro, di restituire loro la dignità di fratelli e sorelle». Le parole di don Mattia Ferrari arrivano poche ore dopo la commemorazione di questa mattina nel porto di Trapani per i migranti morti nel Mediterraneo durante i giorni del ciclone Harry. Un migliaio secondo le organizzazioni umanitarie.

L’iniziativa – una messa con preghiera islamica e civile – è stata organizzata da Mediterranea Saving Humans di cui don Mattia è cappellano. 
Dalla barca a vela, Safira, che sta lavorando con Mediterranea nel campo del soccorso civile in mare, sono stati lanciati dei fiori, «per abbracciare - sppiegano il sacerdote e il fondatore della ong Luca Casarini - chi giace in fondo, per ricevere con misericordia e rispetto chi raggiungerà le nostre coste senza vita. Chiediamo a Dio e al mare di perdonarci per questa atrocità».. Letti anche messaggi del vescovi di Trapani Pietro Maria Fragnelli e dell'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.
«Con questo gesto vogliamo dire anche alle famiglie delle persone morte e perse che siamo con loro. Condividiamo il loro dolore. Solo i fratelli ci salveranno da questo inferno che abbiamo creato con le nostre mani, che ha creato sistemi che non rispettano la vita dei poveri e degli emarginati», spiegano gli organizzatori. Mediterranea è in contatto «con parenti e amici di molte vittime. E ci chiedono di non dimenticare i loro cari dispersi in mare, di pregare per loro, di ridare loro dignità e di alzare la loro voce».

Don Mattia conclude: «Nel mistero pasquale anche il dolore di queste ingiustizie viene riscattato: quell’amore che Cristo ci ha donato riscatta gli esclusi e gli oppressi, li eleva nella gloria del Cielo e dà a noi che ancora siamo sulla Terra la forza di lottare e di servire, donando noi stessi. La salvezza non viene dalla gloria di questo mondo che il diavolo offre a Gesù nelle letture di oggi, ma dalla Croce di Cristo, dall’amore viscerale, che viene da Dio ed è presente in ogni persona che dona se stessa, come Cristo ha fatto nella Sua Pasqua, il cui memoriale perenne ci ha donato nell’Eucaristia. Ecco perché abbiamo voluto che l’Eucaristia fosse celebrata lì, in mare, perché sappiamo che Dio é con loro e che solo se con umiltà saremo con loro ci salveremo».

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