Partiti, istituzioni, sponsor: per anni il conflitto interno al movimento lgbtqia+ si è alimentato intorno a questi temi. Oggi la linea di frattura sembra essersi spostata altrove: sul rapporto con le nuove destre, sulla nascita di soggettività lgbtqia+ che rivendicano apertamente una collocazione politica conservatrice e idee profondamente diverse su cosa debba essere un Pride. È in questo scenario che s’inserisce la divisione a Napoli tra il Pride ufficiale e Arrevutamm Pride, una contrapposizione che investe temi come la guerra a Gaza, il rainbowashing, la rappresentanza della comunità e il ruolo dei Gay Conservatori & Liberali nel dibattito.

Da una parte si rivendica un Pride aperto a sensibilità politiche diverse, dall’altra si ritiene che alcune posizioni siano incompatibili con la storia stessa delle lotte transfemministe, antirazziste e a sostegno della Palestina, così come la reale rappresentatività del comitato ad oggi. «Ma quale unità con gli oppressori?», scrivono le attiviste e gli attivisti di Arrevutamm Pride, aprendo una questione che interroga molti movimenti lgbtqia+ in Europa e negli Stati Uniti: il rapporto tra diritti civili, conservatorismo e nuove destre.

Chi è Arrevutamm Pride

Arrevutamm in napoletano significa «rivoltiamo». Da quest’idea, nel 2025, collettivi, associazioni e attivisti hanno deciso di rivendicare la necessità di costruire a Napoli un Pride alternativo rispetto a quello ufficiale. Quest’anno si è svolto il 20 giugno. La rete si definisce queer, transfemminista, antifascista, antisionista e anticapitalista e per il secondo anno consecutivo ha organizzato una parata autonoma, autofinanziata e costruita con assemblee aperte.

Il punto di rottura con il Napoli Pride arriva nell’estate del 2024, quando una parte della comunità criticò la presenza di sponsor come Coca-Cola e chiese una presa di posizione più netta sul conflitto a Gaza. «Ma il problema esisteva già da tempo», spiega la rete. «I Pride delle grandi città sono diventati sempre più spesso delle vetrine commerciali, costruite attorno agli sponsor e al consumo piuttosto che alle rivendicazioni della comunità.

Noi volevamo riportare il Pride alla sua dimensione originaria di giornata di lotta e non di evento commerciale». E aggiungono: «Per anni abbiamo provato a portare dissenso dall'interno senza essere ascoltati. Abbiamo trovato porte chiuse e nessuna possibilità reale di incidere sulle scelte politiche del Pride. Non pensiamo che i diritti debbano essere implorati o concessi ma che vadano conquistati collettivamente attraverso il conflitto e la mobilitazione».

Lo scontro sui Gay Conservatori & Liberali

Il punto più significativo della polemica riguarda il movimento dei Gay Conservatori & Liberali, capitanato da Francesca Pascale che a Napoli ha la sua roccaforte. Secondo Arrevutamm Pride, questa realtà rappresenterebbe una declinazione italiana di un fenomeno che definiscono «omonazionalismo». «Si inserisce in una scia internazionale composta da soggettività lgbtqia+ che scelgono di schierarsi con il potere e con le destre, nella convinzione di poter ottenere protezione e riconoscimento individuale», spiegano. Ma la critica investe anche il linguaggio e gli obiettivi politici del movimento. «Vediamo il tentativo di separare i gay e le lesbiche considerati “normali” dal resto della comunità. Una narrazione che finisce per colpire soprattutto le persone trans, non binarie, migranti e tutte le soggettività più marginalizzate». Per gli organizzatori di Arrevutamm Pride, non si tratta di un fenomeno. «Dietro queste esperienze vediamo relazioni con esponenti del centrodestra e un progetto politico che punta a costruire consenso dentro e fuori la comunità lgbtqia+».

Palestina e rainbowashing

La rete di Arrevutamm Pride si definisce apertamente antisionista e considera insufficiente la posizione assunta dal Napoli Pride sul conflitto in Medio Oriente. Da qui l'accusa di rainbowashing, ovvero l'utilizzo delle rivendicazioni lgbtqia+ per ripulire l’immagine senza una reale assunzione di responsabilità sui temi della guerra e delle discriminazioni. A tutto questo il Comitato ufficiale del Napoli Pride ha risposto respingendo ogni accusa e definendole «informazioni non veritiere, semplificazioni strumentali e narrazioni distorte». Ma Arrevutamm Pride non ci sta. «Per noi la liberazione queer non può essere separata dalle altre lotte di liberazione», spiegano.

«Dalla casa alla salute, fino all'autodeterminazione dei popoli. Le persone queer sanno cosa significa essere oppresse e per questo non possono restare neutrali». Così, sabato 27 giugno, data in cui l’onda arcobaleno sfilerà anche a Milano, Napoli avrà il suo Pride ufficiale mentre Arrevutamm ha già riempito le strade della città il 20 giugno. «Non stiamo dividendo le forze», concludono da Arrevutamm Pride. «Stiamo riportando in piazza persone che avevano smesso di partecipare perché non trovavano più spazio nei Pride istituzionali».

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