L’ad di Tether ed editore di Chora Media ospite del pranzo di gala organizzato a Mar-a-Lago per gli investitori in Trump coin. La convergenza pericolosa tra il mondo delle cripto e il sovranismo Maga. Gli investimenti editoriali in Italia
Il 25 aprile, mentre in Italia si celebra la Liberazione dal nazifascismo, a Mar-a-Lago – la residenza di Donald Trump – è in programma un pranzo di gala per i possessori del meme coin del presidente statunitense. Gli invitati sono meno di trecento, selezionati tra chi ha investito nella criptovaluta. Tra loro ci sarebbe un solo italiano: Paolo Ardoino, che – secondo fonti di stampa di settore – dovrebbe prendere la parola prima dell’intervento dello stesso Trump.
Ardoino non è un ospite qualsiasi. È l’amministratore delegato di Tether, l’azienda che emette la stablecoin più utilizzata al mondo, una moneta digitale ancorata al dollaro e diventata negli anni uno snodo centrale nei flussi globali di criptovalute. Il suo utilizzo, però, non si limita ai mercati finanziari.
Tether si è affermata anche come strumento operativo in contesti dove i circuiti bancari tradizionali sono limitati o sottoposti a sanzioni. In paesi come la Russia o il Venezuela, diverse inchieste e analisi di settore hanno documentato come le criptovalute – incluse stablecoin come Usdt – siano state utilizzate da attori economici per continuare a effettuare pagamenti internazionali e scambi commerciali aggirando, almeno in parte, vincoli e controlli. Non esistono tuttavia prove pubbliche di un rapporto diretto tra Tether e governi sottoposti a sanzioni, né di un utilizzo coordinato su scala statale. Resta il fatto che la diffusione di questi strumenti in contesti sanzionati ha contribuito ad accrescere il peso geopolitico dell’azienda, attirando attenzione e critiche.
La presenza di Ardoino a Mar-a-Lago si inserisce in questo quadro. Non è solo un invito mondano: segnala una convergenza crescente tra il mondo delle criptovalute e l’area politica che ruota attorno a Trump, dove finanza digitale, deregolazione e nuove forme di influenza economica tendono a intrecciarsi. Più che una relazione strutturata, si tratta di una prossimità politica ed economica che negli ultimi anni è diventata sempre più visibile.
Negli ultimi anni Tether ha costruito una strategia di espansione che va ben oltre il settore crypto. Ha investito in piattaforme di scambio, infrastrutture tecnologiche, sistemi di pagamento, ma anche in materie prime, energia e sport. In Italia, il suo nome è entrato anche in operazioni legate al mondo calcistico. Ma è sul terreno dei media che il passaggio diventa più significativo.
Nel 2025 Tether entra in Be Water, holding che opera nella produzione e distribuzione di contenuti, con un investimento da circa 10 milioni di euro che le vale oltre il 30 per cento della società. È un’operazione che cambia gli equilibri: Be Water controlla infatti realtà come Chora Media e Will Media, tra le principali piattaforme dell’informazione digitale italiana.
Non si tratta di una partecipazione marginale. È l’ingresso di un grande attore della finanza globale dentro uno dei nodi del sistema mediatico italiano. Un tassello coerente con una strategia più ampia, che punta a integrare infrastrutture finanziarie e produzione di contenuti, secondo un modello già visto a livello internazionale.
Chora è diretta da Mario Calabresi. Il giornalista è anche socio della holding. Il collegamento è diretto: la società guidata da Ardoino, presente a Mar-a-Lago accanto a Trump, è tra i principali azionisti della realtà editoriale di cui Calabresi è direttore e azionista.
Il risultato è un intreccio che tiene insieme finanza, politica e informazione. Da una parte una società globale protagonista di un settore ancora parzialmente opaco e al centro di dinamiche geopolitiche complesse; dall’altra uno dei progetti editoriali più seguiti in Italia. Tether ha più volte dichiarato di sostenere l’indipendenza dei progetti editoriali in cui investe e di non interferire nelle linee giornalistiche.
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