Dopo la condanna in primo grado, i giudici della Corte d'assise d’appello di Roma hanno assolto l’imputato «per non aver commesso il fatto». La procura aveva chiesto la conferma dell’ergastolo e l’aggravante del metodo mafioso. La sorella dell’ultrà laziale: «Per noi lui resta l’assassino»
Assolto in appello Raul Esteban Calderon accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik. Lo hanno deciso i giudici dell'Assise d'Appello di Roma, ribaltando la condanna all'ergastolo del primo grado.
I giudici hanno fatto cadere l’accusa con la formula «per non avere commesso il fatto». Piscitelli, narcotrafficante e capo ultrà laziale, venne freddato da un colpo di pisola alla testa il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti di Roma.
Per Calderon la Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna all'ergastolo ma anche il riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso.
«Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre ragioni. È un processo in cui non c'era nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la conclusione giusta, l'unica possibile alla luce delle prove in atti», ha fatto sapere l’avvocato Gian Domenico Caiazza difensore, insieme alla collega Eleonora Nicla Moiraghi, di Raul Esteban Calderon commentando l’assoluzione in secondo grado.
Di diverso parere è la sorella dell’ultrà della Lazio ucciso: «Per noi lui resta l’assassino, anzi il killer professionista assoldato dalla mafia. Ripongo la massima fiducia nei giudici della Cassazione che, studiando la vergognosa sentenza emessa da questo collegio, proceda con l’annullamento», ha detto all’Adnkronos.
L’intervista dell’ex compagna
La sentenza di assoluzione arriva pochi giorni dopo che Rina Bussone, ex compagna di Calderon e testimone nel processo, ha rilasciato un intervista al programma di Rai 2 Belve crime di Francesca Fagnani. Nell’intervista, Bussone racconta della sera in cui è stato ucciso Diabolik: «Lui (Calderon ndr.) mi porta in camera da letto, abbassa la serranda e mi dice a bassa voce: ho ammazzato Diabolik». Bussone, al termine della sentenza di primo grado, come ha ricordato Fagnani, «è stata ritenuta credibile solo in parte per alcune discrepanze» nel racconto e per il suo presunto astio nei confronti dell’ex compagno.
In ogni caso, dopo la sentenza di assoluzione è arrivata la richiesta ufficiale da parte dei carabinieri all’ufficio legale della Rai di acquisizione dell’intero girato dell’intervista.
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