Corruzione elettorale. Ancora una volta, ma questa volta all’estremo nord, in Piemonte. Per il Partito democratico sono giorni difficili. Prima le inchieste pugliesi dalle quali è emerso un sistema di compravendita di voti da parte dei ras del consenso, trasformisti di professione che il Pd non ha saputo o voluto isolare. Ora la procura antimafia di Torino, che indagando sul malaffare attorno alla società che gestisce l’autostrada Torino Bardonecchia, ha scoperto il protagonismo di un altro re dei voti, Salvatore Gallo: ex socialista craxiano, politico della prima Repubblica, che non ha mai smesso di bazzicare la politica.

Uomo del Pd, con una sua associazione collegata al partito con cui muoveva voti e indirizzava le preferenze. Con il figlio Raffaele candidato capolista nella lista del Pd per le prossime regionali. E questo è il tema politico che tiene banco in queste ore: che fare, si chiedono i vertici del partito? Lasciarlo primo, sostituirlo, retrocederlo? Un dilemma non facile perché comunque Raffaele Gallo non è indagato. Gallo senior, invece, è indagato per corruzione elettorale e peculato, il figlio è invece solo citato nelle carte della procura.

L’inchiesta è nata dai filoni sulla ‘ndrangheta piemontese, radicata fin dagli anni Settanta in regione. Una presenza soffocante a tal punto che a metà anni Novanta il consiglio comunale di Bardonecchia fu sciolto per mafia, segnando il record: primo municipio del nord a subire un provvedimento di quel tipo. Da lì in poi è stato un susseguirsi di operazioni antimafia, che hanno mappato il potere delle cosche della ‘ndrangheta tra Torino e l’hinterland. Con annesse relazioni con la politica che conta, nel centrodestra così come nel centrosinistra: il caso più rilevante è stato quello di Roberto Rosso, assessore regionale di Fratelli d’Italia, condannato in appello per voto di scambio politico mafioso.

Non è dunque una novità per il Piemonte trovarsi al centro di logiche criminali di un certo livello. Questa volta però i guai riguardano il Pd che guardava alle elezioni imminenti con grande fiducia.

Agli ordini di Gallo

Gallo non è accusato di reati mafiosi. I pm arrivano a lui indagando sul manager della Sitalfa (Roberto Fantini, nominato dalla politica, sia dalla maggioranza FdI in regione sia dal Pd), lui sì sotto inchiesta per concorso esterno alla mafia in quanto avrebbe agevolato negli appalti una serie di società legate alle potenti cosche calabresi.

Gallo negli anni ha avuto incarichi in società pubbliche, non è l’ultimo arrivato nel Pd: «Legale rappresentante dell’associazione culturale IdeaTO, associazione culturale nata nel 2008 nell’area politica del Partito democratico», scrivono gli investigatori. Attraverso questa associazione a ogni tornata elettorale sponsorizzava candidature. Come alle comunali di Torino del 2021

Una delle accuse contestate a Gallo riguarda, infatti, quella competizione elettorale: «Per ottenere voti alle elezioni amministrative nella città di Torino del 3-4 ottobre 2021 a vantaggio della candidata Greco Caterina (Pd, ndr), offriva e assicurava a Anello Francesco un’utilità». Utilità consistita nell’interessamento di Gallo per ridurre i tempi di attesa di un intervento cui doveva sottoporsi Anello. In cambio però dell’impegno nella campagna elettorale delle comunali così da fare eleggere la sua candidata. Uno schema classico, verrebbe da dire, con Gallo nelle vesti di portatore di voti per il partito.

«Faccio chiamare Letta»

All’indomani delle elezioni del 3 e 4 ottobre 2021, Gallo è felice per i risultati ottenuti. Non tanto perché è stato eletto sindaco il candidato del Pd Stefano Lo Russo. Questo è quasi secondario per Gallo. È soddisfatto perché i suoi prescelti sono entrati in consiglio comunale e altri in quelli di circoscrizione. «Alcuni commenti registrati nei giorni immediatamente successivi alle consultazioni permettevano di comprendere che il favorevole esito della tornata elettorale veniva considerato quale viatico per acquisire maggiore potere e orientare con ancora maggiore facilità le scelte della P.A., ottenendo provvedimenti di favore», annotano i detective dei carabinieri. «Quel cazzo di Gallo li ha nominati tutti», è stato il commento, intercettato, del manager amico indagato per mafia.

Portando in dote migliaia di voti utili, Gallo era dunque convinto di poter contare anche in sede di nomine degli assessori in giunta. Non è stato così. Perché ha trovato la resistenza di Lo Russo, il quale, dicono gli indagati, si era messo in testa di scegliere persone sulla base di competenze specifiche.

Gallo senior non può accettarlo. Per questo coinvolge il figlio, che è un pezzo grosso del partito piemontese e nazionale, chiedendogli di intervenire direttamente sul neo sindaco. Richiesta «giudicata inopportuna» da Gallo junior, che avrebbe preferito una strategia diversa, facendo trapelare sui giornali il malcontento per l’eventuale assessorato mancato. Di certo Gallo padre non si dà per vinto e arriva a invocare l’intervento dei vertici del Pd dell’epoca tramite un loro sponsor, un manager che in passato aveva lavorato per Finmeccanica e per il governo. Così da «chiedere l’intervento del segretario nazionale del Partito democratico Enrico Letta per fare pressioni su Lo Russo e indurlo ad accondiscendere alle richieste avanzate da Gallo Raffaele», si legge negli atti.

Il personaggio misterioso che avrebbe dovuto intervenire sui massimi livelli del partito, stando al racconto dei due Gallo, in passato aveva dimostrato grandi capacità intervenendo su Piero Fassino per la nomina ad assessore sempre di un Gallo nel 2011. «Se abbiamo l'acqua alla gola, Ignazio è a Roma e dico fai una telefonata a Letta e dica che...al suo “delfino” (Lo Russo, ndr) che si comporti come uomo».

Il 25 ottobre 2021, il sindaco presenta la giunta comunale. Lo Russo non ha ceduto al ras e ai ricatti di Gallo. «La composizione dell’organo collegiale scontentava Gallo Salvatore, il quale, tuttavia, nel corso di una telefonata commentava con Greco Caterina (eletta con il Pd, ndr) che l’esito delle elezioni, nonostante l’esclusione dalla giunta, avrebbe comunque permesso loro di acquisire ulteriori posizioni strategiche all’interno delle partecipate orientandone le scelte».

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