«Su questa vicenda restano pertanto molti punti oscuri e sarà necessario che la magistratura e l’Ufficio europeo antifrode facciano piena luce, e annuncio un esposto alla Procura della Repubblica di Roma». Sono le parole del consigliere regionale di Azione, Alessio D'Amato, che porterà in procura la vicenda del prestito, garantito dallo Stato, richiesto dal presidente della regione Lazio, Francesco Rocca.

Domani aveva rivelato la vicenda a fine maggio, documentando tempi e modalità dell’operazione bancaria. Nel settembre 2023, quando Rocca era già diventato numero uno della Pisana, era scattato l’ok alla garanzia pubblica sul prestito personale deliberato dalla Banca del Fucino. 

L’aiuto di Stato era stato predisposto a seguito dell’invasione russa e la conseguente crisi economica innescata: «Fondo di garanzia Tcf Ucraina» è la dicitura precisa. Il Tcf è il temporary crisis framework, uno speciale regime previsto dalla Commissione europea per fronteggiare le conseguenze della guerra in Ucraina che ha consentito ai paesi membri, dal 2021, di intervenire in vari settori.

Tra i beneficiari c’era anche Rocca che a Domani aveva raccontato di aver chiesto il prestito, da 80 mila euro, per pagare le tasse. La garanzia, che si attiva sull’80 per cento dell’importo, è di 56mila euro su un primo prestito (da 70mila euro) e di 8mila sul secondo (da 10mila euro).

Una ricostruzione che Rocca ha confermato in aula rispondendo all’interrogazione di Amato. «Questo significa che Rocca ha pagato le sue tasse attraverso un sistema di garanzie legate alle conseguenze economiche della guerra in Ucraina, di cui lui non ha avuto nessuna conseguenza, né diretta né indiretta», continua Amato. 

Il consigliere regionale di Azione vuole portare la questione all’attenzione dei pubblici ministeri perché la richiesta della garanzia pubblica era subordinata alla firma di una documentazione che legava il prestito agli effetti diretti e indiretti subiti dalla guerra in Ucraina. «Rocca ha dichiarato di non aver avuto alcuna difficoltà personale legata alla crisi ucraina, ma per accedere a quel fondo era necessario firmare diversi moduli in cui si dichiarava che l'agevolazione era esclusivamente collegata al grave turbamento causato dall'aggressione russa contro l'Ucraina. Bisogna che la procura faccia luce sulla veridicità di quanto firmato», conclude Amato. 

Domani aveva anche scoperto che sul sito della regione era assente la dichiarazione patrimoniale di Rocca, «per una questione tecnica», aveva fatto sapere l’ufficio stampa. Dopo la nostra inchiesta il disguido è stato superato e ora è tutto online. Ma la storia del prestito con garanzia di stato non è finita, ora il caso finisce in procura. 

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